Pompei, polizze assicurative “Index Linked”: banca condannata a risarcire. «Non sono polizze vita»

Pompei. Questa è la storia di un risarcimento per la polizza “index linked” a favore di una cittadina (S.M.) di Pompei. La Corte d’Appello di Napoli ha completamente ribaltato la sentenza di I° Grado del Tribunale di Torre Annunziata che aveva negato il risarcimento, condannando la banca per la mancata informativa precontrattuale sui reali rischi dell’investimento finanziario che si celava dietro la polizza denominata “Blue Profits Valore Italia”, solo apparentemente rientrante nel ramo vita.

Secondo i giudici partenopei, si tratta di «gravi inadempimenti agli obblighi di condotta prescritti dalla normativa in materia di intermediazione finanziaria e dalla buona fede sulle operazioni di investimento in prodotti finanziari».

La vicenda ha avuto origine dall’azione legale intrapresa da una risparmiatrice, la quale ha deciso di portare avanti con determinazione la battaglia contro la banca, che non aveva fornito la prova di aver assolto l’obbligo di adeguata informazione sul rischio finanziario sotteso alla tipologia di prodotto acquistato dall’ignaro coniuge C.G., oggi defunto, quando si recò presso la banca per sottoscriverla.

Ora, secondo i giudici di secondo grado, la risparmiatrice dovrà essere rimborsata di 15.356,77 euro, oltre a rinfondere le spese di lite e del doppio grado di giudizio in quanto la polizza proposta all’ignaro contraente, non era adatta al suo profilo di investitore, poiché lo stesso non possedeva la conoscenza delle dinamiche finanziarie sottese al prodotto acquistato. La polizza “Index Linked”, impropriamente definita contratto di assicurazione sulla vita, era direttamente collegata ad una struttura finanziaria (nello specifico un titolo obbligazionario “zero coupon” con durata pari a 5 anni), come previsto dall’art. 6 delle condizioni di assicurazioni e non al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

In uno dei passaggi più significativi della pronuncia della Corte d’Appello partenopea, articolata in di ben 39 pagine, si legge: ”Giova rammentare che la funzione economico-sociale del contratto di assicurazione sulla vita è pacificamente rinvenuta nell’assunzione da parte dell’assicuratore del rischio correlato all’incertezza della durata della vita dell’assicurato (sotto il profilo della sua morte o della sua sopravvivenza). Tanto si ricava dalla definizione contenuta nell’art. 1882 c.c., secondo cui «l’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

Nel contratto di assicurazione vita il rischio – elemento fondamentale che distingue ed incide sulla causa dei due contratti – è assunto dall’assicuratore, il cui margine di profitto è direttamente proporzionale alla frazione di tempo intercorrente tra la stipula del contratto e l’evento della vita in esso dedotto. Invece, nello strumento finanziario il rischio è a carico dell’investitore e non dipende dal fattore tempo, bensì dalle dinamiche dei mercati mobiliari, dal rendimento del titolo e dalla solvibilità dell’emittente.

Si è invece in presenza di una polizza del tipo “index linked”, quando viene previsto che le somme corrisposte a tiolo di premi (o a premio unico) siano collegate all’andamento di un titolo obbligazionario e ad una componente derivata (ovvero il loro rendimento dipende dall’andamento di un indice azionario di riferimento al quale esse sono collegate), e alla scadenza del contratto o al verificarsi dell’evento in esso dedotto l’assicuratore sarà tenuto a restituire il capitale, eventualmente, con una rivalutazione minima garantita.

Una struttura negoziale di questo tipo si allontana decisamente da quella codicistica del contratto di assicurazione, in cui deve aversi per certa la prestazione dell’assicuratore nell’ipotesi di verificazione dell’evento assicurato. Nelle polizze «index linked» per contro, il rischio finanziario viene posto a carico del contraente, con evidente alterazione della funzione economico-sociale del negozio assicurativo, la quale risulta snaturata e profondamente alterata nella sua essenza e nei suoi caratteri distintivi…..”. L’anziana risparmiatrice è stata assistita dagli avvocati Vincenzo Aiello e Domenico Esposito.

«Il consiglio che mi sento di dare a tutti coloro che si trovano coinvolti in questioni analoghe», afferma l’avvocato Aiello, «è quello di rivolgersi a professionisti che conoscono il reticolo di norme che disciplinano la materia, perché si corre il rischio di andare incontro a sonore condanne alle spese, ma soprattutto, di fissare bene il principio che a carico dell’assicuratore (o intermediario) sussistono precisi doveri informativi “precontrattuali”, consistenti nel render edotto il contraente circa i rischi e la redditività della tipologia di polizza che gli viene proposta.

L’informativa precontrattuale, discende direttamente dal principio di buona fede e non solo deve essere chiara ed esaustiva, ma anche utile, cioè coerente con gli obiettivi latu sensu previdenziali del contraente. In sostanza la polizza che viene proposta, deve ispirarsi ai canoni della chiarezza ed esaustività, al fine di porre il contraente nella condizione di compiere una scelta consapevole, attraverso la conoscenza della natura e delle caratteristiche del prodotto. Se infatti il dovere di correttezza, di cui all’art. 1175 c.c., vuol dire adempiere la propria obbligazione “avendo il giusto riguardo all’interesse del creditore”, tale dovere implica che l’assicuratore (o l’intermediario), offra un prodotto che in concreto sia idoneo e adeguato al soddisfacimento delle esigenze del sottoscrittore – assicurato».