Come rilevato dall’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestione, in una recente analisi è emerso un notevole interesse degli italiani verso i fondi comuni. Secondo i dati, almeno un italiano su cinque li utilizza, e inoltre sta cambiando anche l’identikit dell’investitore medio, con un maggiore coinvolgimento da parte di giovani e donne.
Come riferito da Alessandro Rota, Direttore dell’Ufficio Studi di Assogestione, circa un milione e mezzo di italiani ha investito per la prima volta in fondi comuni dal 2024. Rota ha poi aggiunto che questo nuovo interesse verso i fondi comuni dimostra che si sta diffondendo una maggiore educazione finanziaria, che a sua volta aiuta a diversificare e quindi a proteggere i propri investimenti e a programmare i risparmi.
Significativo è anche il fatto che gli italiani, prima di investire in fondi comuni, si rivolgono a player del settore affidabili, come Onlinesim, che confronta le caratteristiche delle soluzioni disponibili sul mercato per poi proporre al cliente quella più adatta e vantaggiosa secondo le sue necessità.
Ad oggi l’età media degli investitori è di 61 anni e sono i Baby Boomers (il 41% della clientela) a detenere quasi la metà della ricchezza totale (48%). Qualcosa però sta iniziando a muoversi, infatti gli under 35 rappresentano il 15% dei sottoscrittori totali. In un anno gli investitori della Gen Z sono passati da un investimento di 13.000 euro a 14.000 euro, mentre i Millennials sono passati da un investimento di 21.000 euro a uno di 24.000 euro.
Un altro dato sicuramente interessante è la riduzione del divario di genere. Le donne rappresentano il 47% dei sottoscrittori totali e la percentuale sta continuando a crescere negli ultimi anni. Su questo dato ha inciso l’aspettativa di vita media femminile più alta, che quindi facilita l’ingresso nel mercato degli investimenti anche di donne più anziane.
Facendo un’analisi territoriale, si registra una maggiore partecipazione agli investimenti al Nord, dove si concentra il 64% dei sottoscrittori e il 68% dello stock investito. Anche se il Sud è in ritardo, i numeri degli ultimi anni parlano di un rinnovato interesse verso i fondi comuni nel Mezzogiorno, che secondo Rota ha grandi potenzialità e notevoli margini di miglioramento. Per quanto riguarda le regioni, al primo posto per sottoscrittori c’è l’Emilia Romagna (30%), seguita dalla Lombardia (28,1%) e dal Piemonte (27,4%).
In termini di modalità, il versamento in un’unica soluzione resta la formula più gettonata, scelta nel 62% dei casi. Tuttavia anche i piani di accumulo stanno facendo registrare ottimi numeri, soprattutto tra i giovani che possono pianificare nel tempo e che, non avendo grandi mezzi a disposizione né una grande capacità di investimento, possono comunque risparmiare piccole somme mensili.
Su questo punto ha insistito Rota, il quale ha sottolineato come i fondi comuni rappresentano uno strumento prezioso soprattutto per educare i giovani all’alfabetizzazione finanziaria, ancora troppo scarsa in Italia soprattutto se confrontata con gli altri paesi europei.

