“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 6 – Dopo le elezioni europee…

I “ragazzi della Curva B” di tutt’Italia intonano, all’indirizzo dei tifosi avversari, il coro: “E nun ce vonno sta’ ”. Succede quando la partita  ha già avuto una sua svolta positiva. È il coro che oggi spetta ai leghisti ed ai loro supporters. Non solo per le risultanze elettorali in Italia, ma per quelle in tutta Europa. Certo, le trappole sono in via di allestimento… Tuttavia, lo spettacolo di domenica notte, fino alle prime luci dell’alba, è stato esemplare.

Lo psicodramma di domenica notte

Una manfrina. Una sorta di psicodramma. Per certi aspetti, uno show  gustosissimo: i sondaggi che davano per sicura promossa in Europa il partito del +. Quello anacronistico, controcorrente, che sembra inventato per irridere alle classi sociali “più” numerose. Ovvero, quel “più Europa”, che si direbbe un’invocazione masochistica: prego, più mazzate; prego, più frustate, più supplizi, sofferenze; o, anche, più austerità, strette di cinghia, più fame. Il più del peggio, mentre gli strati “più” deboli non ce la fanno proprio. Sia chiaro: rispetto umano, assoluto e senza ipocrisia, per Emma Bonino, per le sue trascorse battaglie civili (quelle al fianco di Marco Pannella, il suo Grande Maestro). Eccettuate, ovviamente, quelle eseguite (ed ostentate) con la pompa della biciletta… Come non  ha mai convinto (ma è tutt’altro discorso) la conclusione del suo rapporto personale con Pannella, che fu d’amicizia, di colleganza, di combattimenti insieme. 

I sondaggi fantasiosi

Ma torniamo al primo detto. Dunque, si davano per trionfalmente riconfermate, al parlamento europeo, sia la Bonino, sia la sua formazione politica. Invece, trombatura senza appello. Si dava, all’inizio delle trasmissioni notturne, quelle maratone, inaugurate, tempo fa, da  Enrico Mentana, la Lega di Salvini al 26%. Ed è schizzata al 34 ed oltre. Ma anche questo è un dato consegnato alla storia. Anzi, per come si bruciano i tempi ora, alla pre-istoria.

Una lettura dei dati

Forniremo, agli amici di ERREEMME NEWS, una lettura delle elezioni europee di domenica scorsa. Una chiave di lettura e di disamina non filo-bancaria, non filo-massonica, non filo-renzusconiana, non filo-poteri forti. E neppure, a scanso di equivoci, filo-salviniana. Una lettura sui dati. Sui fatti. Con qualche tentativo di modesta introspezione psicologica nell’anima dei personaggi al proscenio. Partiamo dai dati, che riporteremo in estrema sintesi (li abbiamo tutti imparati a memoria, ormai). La Lega ha raddoppiato, rispetto al 4 marzo2018, ed è diventato il primo partito in Italia. Il PD ha sorpassato i 5 Stelle. I quali hanno dimezzato i propri consensi. A scrutinio completato in tutte le 61.576 sezioni italiane, alla Lega il 34,33%, il Partito democratico al 22,69%, mentre il Movimento Cinque Stelle s’è arenato al 17,07%. Hanno superato la soglia di sbarramento del 4% forza Italia, con il suo deprimente 8,79%, e Fratelli d’Italia, asceso al 6,46. Stop. Il resto, a casa.

Riace e Lampedusa, i simboli

Allora, diciamocela tutta. Il simbolo di queste elezioni europee  è nel suffragio di Riace e Lampedusa. Dove la gente non è andata a votare. Ma dove, anche, chi è andato a deporre la scheda nell’urna ha espresso un’opinione chiara e secca. Inequivocabile. Sono i comuni che erano sotto il dominio, che apparentemente nessuna forza esterna poteva mai scalfire, di Mimmo Lucano, il sindaco della Provvidenza, l’eroe dei migranti, e di Giusi Nicolini, il sindaco-simbolo dei film prodotti nell’epopea buonista. Sia ben chiaro: qui non si tratta di rivendicare vittorie sul buonismo. Ma è giusto rimettere i puntini sulle “i” ed i tasselli al loro posto, ripristinando il primato del buon senso. Ma, per converso, è anche fondamentale tenere i piedi ben piantati a terra e non surrogare l’ubriacatura buonista (che faceva perdere il senso della realtà) con un’altra forma di ebrezza, che sarebbe non meno pericolosa e perniciosa. Insomma, tornino ad imperare il buon senso, la ragionevolezza, l’equilibrio.

Il Salvini duplice

Quello che Salvini, all’atto, non garantisce e non può, obiettivamente, assicurare. Perché il suo target è quello. Perché l’immaginario collettivo lo vuole sempre più irruento, sempre più scatenato, sempre più difensore degli oppressi, sempre più contro i poteri forti, i gruppi elitari ed i loro inconsapevoli seguaci (gli elitaristi). Ma è proprio questo il punto. In futuro, Salvini promette di cambiare. Salvini, che è un pragmatico, dà l’idea di sapere bene dove fermarsi. Tira la corda fin quando è possibile. Poi, molla. Cede, o poco alla volta, o con una piroetta al momento giusto. Ma rallenta. Frena. Tira i remi in barca. Non insiste, ottusamente, sempre sulla stessa tonalità. Non suona un’ossessiva musica rap. Non fa uso dei tamburi africani, o sudamericani. Lancia la carica, spara i messaggi agli avversari politici. Poi, quando fiuta che il vento gira, si ferma.

La volontà dell’elettorato

Non è opportunismo. O, quantomeno, non lo è dal suo punto di vista. È corrispondenza alla volontà degli elettori. Quel che è mancato agli esangui del passato (troppo numerosi, per citarli tutti). Quel che è venuto meno ai rodomontiani del recente passato, alla Matteo Renzi, troppo condizionato dall’etrurismo e dal boschismo.

Fenomenologia di Salvini

La fenomenologia di Salvini è semplice, lineare, chiara, come è il personaggio in sé, piaccia o non piaccia, al di là e al di sopra degli odi e degli amori: entrambi furenti e furiosi. “Prima gli italiani” sarà uno slogan ad effetto, ma funziona “alla grande” (un’espressione che non ci piace, ma che stavolta si addice: quanno ce vo’, ce vo’…). Salvini ha dimostrato, nel tormentato, tortuoso, sofferente rapporto con i pentastellati, una duttilità estrema. Ha accettato un contratto di governo, perché i grillini aborrivano il termine coalizione, che, per la loto base movimentista, si presentava troppo inquinante. Ha sopportato, in silenzio, di non essere lui, il leader del governo, perché il superiore scopo finale non ammetteva deroghe. Ha ingoiato la pillola di Giuseppe Conte, un democristiano pugliese in salsa grillina. Ha digerito la preponderanza iniziale di Luigino Di Maio, new entry della politica nazionale.

La risposta agli insulti

Infine, ha risposto con un’inusuale e sorprendente temperanza agli insulti ed alle sferzate continue, che gli provenivano dai Cinque Stelle. L’on. Garavaglia, ieri sera, a “Porta a porta”, ha esclamato: “Salvini non porge l’altra guancia. In questo periodo, ne ha offerto cento, di guance”. Sempre, però, Salvini, tenendo la barra dritta, verso ciò che più conta: il consenso popolare. Che non poteva subordinare, pena lo smottamento dei voti leghisti, al “capriccio di un attimo”, quello della splendida canzone di Mina, “Non credere…”.

Matteo chi?

È un calcolatore freddo, ma umano, quasi contraddittoriamente. Chi non comprende questa capacità salviniana di sintetizzare ed “armonizzare” gli opposti, non potrà mai esaminare con serena obiettività la realtà politica odierna. E si limiterà ad odiarlo, Salvini. Ciò che, poi, fa tanto comodo e brodo, al Matteo, un dì il numero due degli omonimi, oggi l’indiscusso number one. Che può permettersi anche di bollare Renzi con un perfido quesito: Matteo chi?  Oggi, Salvini si appresta a fare il suo ritorno al parlamento europeo. Ma, stavolta, in modo inizialmente trionfale. Abbaierà, minaccerà, sbraiterà.

L’arte di fermarsi, prima che la corda si spezzi…

Tirerà la corda fino all’estremo limite. Poi, quando starà per spezzarsi, la corda, in gran silenzio, sotto sotto, tratterà. Trattative, accordi, compromessi. È l’arte della politica. Non è l’onta della politica. È esattamente, questo, il limite dei grillini, che il padano trasformatosi in ecumenico, in tricolore, sublima al massimo grado.

Sofo, il fidanzato della Le Pen n. 2

Nel frattempo, Vincenzo Sofo, il fidanzato di Marion MaréchalLe Pen, la nipotina di Marine, la leader storica del  Rassemblement National, è stato eletto alle europee. Macron ha incassato una bruciante sconfitta, dalla “zia” Marine. Ed è pur vero che, immediatamente, è corso ai ripari. Ma il vero problema è che, stavolta, i banchieri, o, per saltare di palo in frasca, gli elitari, alla Gianrico Carofiglio, non hanno ancora preso atto che non avranno a che fare con i barbari, i rozzi, gli incolti, gli ingenuoni. Quelli che si fracassano la testa contro i muri di gomma. Quelli che si ostinano contro il destino. Quelli del peggio per il destino… Salvini, non lo si dimentichi, è passato dall’essere un ex comunista padano all’anti-comunista convinto e viscerale (sì, con la pancia e col cervello, in un miracolo di evoluzione darwininana) che è oggi. Se non si parte da questo presupposto, da questo preconcetto di base, non si capirà mai Salvini. E non lo si potrà neppure combattere, o contrastare.

La “doppia alleanza”

Si guardi, ad esempio, alla questione della doppia alleanza della Lega. Con quel che resta di forza Italia e con l’arrembante Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, alle amministrative. Incassando tutte le vittorie possibili e qualcuna anche imprevedibile, come in Emila Romagna, quella del fu triangolo rosso. Tranne, però, che in una città strana come Avellino, che, con Benevento, è l’ultima roccaforte democristiana italiana… Un capoluogo di provincia, che consente ancora ad un improvvido come Cosimo Sibilia di tenere il pallino dei forzisti, con un arretramento costante, incessante, fino all’attuale, mostruosamente negativo 4,34%,. alle comunali del 26 maggio scorso. Una Waterloo senza appello e senza speranze, né prospettive future…

Silvio non ce la fa più, a combattere

Ma torniamo a Salvini. Dunque, quale migliore condizione, che allearsi con Berlusconi e la Meloni alle amministrative, per vincerne il più possibile, di elezioni comunali e, soprattutto, regionali? Sulla base dell’impossibilità, per l’antico e spompatissimo Silvio, ormai a-reattivo, di sottrarsi all’alleanza con la Lega. Ha tentato il bluff, Berlusca, sulla spinta emotiva delle Gelmini, delle Carfagna, dei Tajani. Salvini, in quella contingenza, è stato secco, brutale. Berlusconi s’è accucciato. Con lui, tutto il codazzo (inutile) dei suoi superstiti scudieri senza scudo.

I grillini…

Dunque, alleanze di qua, alleanza di là, con i grillini. Salvini, con Di Maio, rifiutando però il redivido Di Battista, accettando mal volentieri l’ambiguo Carneade Giuseppe Conte, userà la sua strategia consueta. Come un Sarri, ostinato nel suo gioco. Con la differenza che quello di Salvini non mostra crepe. Non ha, al momento, talloni d’Achille… I Cinque Stelle si esauriranno, Fino a dover scegliere. E Salvini ingrosserà sempre di più non il suo ego (per fortuna, non ha di queste ossessioni, come Renzi e Di Maio, che in ciò, ma solo in questo, sono due gemellini siamesi), ma la sua Lega. 

… e i volponi della commissione europea

Certo, con i volponi della commissione, sarà tutta un’altra musica… Ma anche per i volponi… Pensiamoci: quello di baciare il rosario è un gesto di coerenza. Che ha stanato anche i sacerdoti, i prelati, gli alti vertici vaticani, quelli insofferenti al sovranismo ed al populismo (strano: eppure, sempre di popolo si tratta…). Salvini sembra divertirsi, a provocare codesti personaggi. Pronto a ritrarsi, per rispetto (finto, o genuino che sia: ma comunque, pubblico) verso il Papa. Il Pontefice che proviene dalla parte più lontana del mondo, dalla nazione di Evita Peron, la regina dei populisti. Eppure, Bergoglio, è dichiaratamente  contro i populisti. Le stranezze della vita… C’è molta confusione, sotto il cielo…

Salvini corre, Di Maio rincorre

Salvini corre. Di Maio rincorre. Non gli è andata bene, allo scugnizzo in blazer, la rincorsa. Poi, Di Maio ha iniziato a criticare, a sforbiciare Salvini. Gli è andata peggio. La verità è che siamo nel momento del folclore. Poi, almeno speriamolo, inizierà quello della serietà. Magari, già da oggi, dopo l’esito del voto on line sulla piattaforma Rousseau. Ma, sia chiaro: Salvini è duttile. O i Cinque Stelle maturano (stanno già incamminandosi, con qualche difficoltà, su questo percorso), o saran dolori. Oppure, se tutto funzionerà alla meglio, capiranno che, al governo, si agisce da alleati. Non da nemici. Altrimenti, tanto valeva ripristinare, con una restaurazione, la prima Repubblica…   

 La prossima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 6 giugno

Queste son situazioni di contrabbando…

Chiacchiere e nuvole…

La faccia tosta d’ ’a politica…

Il vento gonfia ogni polemica…

Che voglia di piangere ho!