“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 18 – Verso le regionali campane 2020 (decima parte): i potenziali candidati a governatore della Lega di Salvini

Ci siamo. Lega e PD, Lega e Vicienzo De Luca, Lega e (con un punto interrogativo grosso così) l’eventuale candidato a sorpresa, come l’ha definito Chiacchiere e nuvole, ovvero Franco Roberti, l’ex Procuratore nazionale antimafia. Per oggi, esamineremo la Lega salviniana. Lasciando il posto d’onore, ovvero, simbolicamente, l’ultima parola, all’attuale governatore. Al quale, quantomeno in ordine logico, essa spetta e compete di diritto.

Cominciamo dalla coda

È proprio di questi giorni la notizia che stravolge tutto, sconvolgendo quegli equilibri che tanti (sottovalutando la reattività salviniana) ritenevano, ormai consolidati. Il cinquantunenne  Gianluca Cantalamessa, eletto deputato al Parlamento il 4 marzo dell’anno scorso e coordinatore regionale della Lega da cinque anni, figlio dell’ex europarlamentare missino Antonio Nicola Cantalamessa, è stato sostituito, il 5 luglio scorso, da un fedelissimo di Matteo Salvini. Arriva a Napoli, a spron battuto, Raffaele Volpi (deputato e senatore leghista fin dal 2008). Nientemeno che da Pavia, dalle nebbie e dal cuore di quella che, all’epoca para-secessionista di Umberto Bossi, era la mitica Padania. Ottima per i proclami. Molto meno, per gli obiettivi nazionali del rude, ma geniale Matteo. È, Volpi, un collega (deputato anch’egli) di Cantalamessa junior. Ma è anche Sottosegretario di Stato alla Difesa. La sua origine territoriale la dice lunga, sul significato della sua nomina, giunta e percepita come un fulmine a ciel sereno. Cantalamessa junior, a parole, l’ha presa bene: “Volpi è persona di grande esperienza politica ed organizzativa. È l’uomo giusto, per sfruttare al meglio il partito nella nostra regione”. Un esercizio di forzata, necessitata diplomazia. In stile sportivo, quasi elegante (non fosse che per quell’espressione, invero un po’ ruvida: “sfruttare al meglio”).

Salvini ha lo sguardo lungo

Ma, poiché in politica è buona norma sforzarsi di decifrare e decrittare il significato delle azioni, degli atti e delle espressioni, diciamolo subito: Salvini è d’umor nero, per il trattamento che subisce a Napoli ed in Campania, non solo ad opera dei centri sociali, dai quali non si potrebbe di certo attendersi rose, fiori e tappeti rossi. Ci sarebbe passato su, Matteo, ma ad una sola condizione: lusinghiere prospettive elettorali. Invece no. I risultati campani non l’hanno affatto entusiasmato, alle europee. Le elezioni europee, insomma, hanno fatto accelerare i tempi dei cambiamenti. Sintesi: Salvini ha compreso appieno che, nella nostra regione, qualcosa non va. Anzi, più di qualcosa. Con chi prendersela, se non col coordinatore Cantalamessa? Il guaio, per tutti coloro che sono abituati ad adagiarsi, è che Salvini è l’esatto inverso, come carattere, temperamento, decisionismo, rispetto a Silvio Berlusconi. Il quale si tiene cari cari, in Campania, praticamente da sempre, i Domenico De Siano (coordinatore regionale, che retrocede di quoziente ad ogni tornata elettorale), i Luigi Cesaro (tant’è che il capogruppo, a palazzo Santa Lucia, è l’erede al trono, Armando, che blatera a vuoto), le Mara Carfagna, la signora tutta raffinatezza e leggiadria, che però aborrisce le battaglie in prima persona.

Le controproducenti perseveranze berlusconiane

Nonostante gli insuccessi continui, Berlusconi persevera con gli stessi coordinatori, luogotenenti, comandanti senza esercito. Ad onta degli sfilacciamenti inesorabili di forza Italia: ormai, come più volte abbiamo sottolineato, precipitata a debolezza Italia. Ed, ancor più, a debolezza Campania. Basti, sul punto, una sola considerazione: ad Avellino, gli azzurri sono scivolati giù, sempre più giù, fino al miserabile 4,34% delle recenti comunali. Ebbene, nella provincia irpina impera ancora, assurdo degli assurdi, colui che, dal 1995, ininterrottamente, è il ras delle Waterloo forziste, ossia Cosimo Sibilia. Il quale, più viene schiaffeggiato nelle urne, più non si scolla dai suoi incarichi di coordinatore, o di segretario provinciale… Ai quali è palesemente, tragicamente inadeguato. Come gli rinfaccia, ad ogni occasione utile, la senatrice Sandra Lonardo Mastella…

Ma Salvini no…

Be’, Salvini non avrebbe sopportato neppure una, delle Caporetto sibiliane, o desianiane, o dei Cesaro, padre e rampollo. E, per stile, eviteremo di fare riferimento all’altro grande amico di Sibilia, Nicola Cosentino, ancora invischiato in pesanti grane giudiziarie (al di là di qualche recente, buona notizia). Salvini, al contrario dell’anziano ed esausto Silvio (che, però, anche nei decenni precedenti era indeciso e lasciava scorrere tutto), agisce. Addirittura, come con l’operazione Volpi, previene. Prima che la piaga divenisse  purulenta, con danni irreversibili. Detto fatto, piomba in Campania un salviniano di ferro, come si diceva. Mentre a Gianluca Cantalamessa viene indorata la pillola, con la nomina a presidente regionale del partito. Ossia, il nulla. Perché i gangli nodali della politica regionale se li vedrà Volpi, il nuovo segretario. Qualcuno ipotizza che Cantalamessa junior potrebbe essere il candidato a governatore, per conto della Lega, nel 2020. Noi ne dubitiamo. Salvini non è proprio il tipo da compromessi di cotale insulsaggine, o da indulgere a contentini, che poi, alla resa dei conti, non potrebbero che risolversi in indebolimenti elettorali della Lega…

Volpi promotore, nel Centro Sud, di “Noi con Salvini”

Volpi è stato anche il fondatore e promotore, nel Centro Sud, del movimento “Noi con Salvini”, uno dei punti di svolta del partito, che, in epoca ormai remota secessionista, ora è fermamente proiettato al governo della Nazione, tricolore incluso. Ma, al di là del passato, che non macina più, è da rimarcare un dato di valenza essenziale: Salvini, con tutto quello che ha da fare, non si dimentica della Campania. E fa due mosse, che sparigliano il campo. La prima: commissaria il suo partito nella regione, non perché sia al tracollo, ma perché non ha spiccato il volo (che è aspetto ben diverso: sa di saggezza preventiva). La seconda: s’incontra con la Meloni. Si prepara, fin d’ora, al post-grillismo. Al post-alleanza (anzi, al post contratto, che è, in termini politici, un’anomalia). Per tornare, per l’appunto, ad un’alleanza. Ma che sia omogenea, seria, leale, scevra da capricci, gelosie, ritrosie, conflittualità, più o meno latenti. L’aggregazione con la Meloni, per ora eventuale, ma sempre più in mente Dei, promette e garantisce di essere, per l’appunto, leale. Quella con i Di Stefano, i Di Battista, i Di Maio, certamente no. Coincidenza: tutti con i cognomi in “Di”… Così come spigolosa ed acre risulterebbe un patto con i troppo eleganti, troppo chic, troppo incravattati forzisti. Troppo con la puzzetta sotto il nasino… Sia come sia, sabato scorso, a Milano, Salvini e la Meloni si sono incontrati, a margine di un convegno con la Coldiretti. Una banale, semplicissima analisi rafforza la convinzione che i due partiti sovranisti italiani (troppo spesso punzecchiati dagli invidiosi forzisti) non abbiano alcun interesse a confliggere fra di loro. E le ultime fibrillazioni endo-governative aprono sempre nuovi spazi ad un  fronte, quello sovranista, che, secondo gli ultimi sondaggi, totalizzerebbe una percentuale di votanti tra il 42 ed il 46. Qualcosa di impressionante, che incoraggia tentativi di sposalizio.

Ma, Salvini, chi candiderà a governatore campano?

Oltre a quello, già accennato, di Cantalamessa junior, c’è un altro nominativo, che veniva dato (ora, non più) per probabile, potenziale, in qualche modo accreditato, come candidato a governatore campano. È quello di Aurelio Tommasetti, l’ex rettore dell’Università di Salerno. Candidatosi, furbamente, in prospettiva di un lancio politico, nella Lega, alle europee del 26 maggio scorso. L’ha fatto, Tommasetti, quando, ormai, era solo un ex. Neppure ricandidabile, come rettore. Sottolineiamolo subito: Tommasetti è, oltretutto, di tutt’altra estrazione politica (anche Salvini sbaglia…). Peraltro, alle europee è stato trombato. E, di certo, non ha pescato molti consensi, tra i suoi ex studenti. In ogni caso, l’ex rettore è un perdente. E non pare proprio il tipo, Salvini, da puntare, per una battaglia dall’alto valore simbolico, su uno che non sia, almeno, un vincente “di partenza”. Quale, viceversa, è Valentino Grant, eletto, con un ottimo esito anche percentuale, parlamentare europeo. Anche in ciò, Salvini marca la sua differenza da Berlusconi. E scudiscia Armando Cesaro, che, con uno sterile gioco d’anticipo, ha sciorinato le ambizioni forziste, che il candidato del centrodestra sia della loro schiera azzurra. Semmai, Salvini opterebbe sicuramente per un candidato espresso da Fratelli d’Italia. Un ambito che garantirebbe il ripudio dell’inciucione con Vicienzo De Luca. Quell’indecoroso pastrocchio, che, a livello nazionale, si chiama Renzusconi (l’improvvido Luca Lotti l’ha denudato, nelle sue intercettazioni, alludendo a colloqui, a tal fine, con Mara Carfagna: di certo, a Salvini il “dettaglio”, gravissimo, non è sfuggito) ed, a livello locale, è eternamente passato per la non opposizione forzista (fatte salve alcune lodevolissimi eccezioni, che però tali restano) all’impero piddin-populista di Vincenzo De Luca. Il quale è il più significativo misuratore della forza politica salviniana. In modo indiretto, però. Ossia, evitando di sparlarne e di attaccarlo. Con il che, dimostrando rispetto ed, insieme, timore. Ed è quanto dire. De Luca, in passato, mai e poi mai ha certificato, con modalità così apertamente decifrabili, la forza di un antagonista, né di un capo politico di un partito avversario… Tant’è che qualcuno azzarda addirittura un accordo di non belligeranza, tra Salvini e De Luca. Ma, questa, è solo una boutade… Statene certi. Salvini non è Berlusconi…

 

La diciannovesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 14 luglio, con l’undecima ed ultima parte dell’analisi “… verso le regionali campane 2020”.