“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 14 – Verso le regionali campane 2020 (settima parte): i potenziali candidati dei Fratelli d’Italia a governatore

Una disamina delle potenzialità di Fratelli d’Italia alle regionali 2020 in Campania è sempre di più intensamente argomento di estrema attenzione. Il successo a Cagliari, il trend in continua crescita del partito di Giorgia Meloni, la fermezza ed incisività delle sue espressioni di sintesi (una su tutte: combattere con un blocco navale le disinvolture, a volerle qualificare bonariamente così, delle cosiddette organizzazioni non governative), il sintomatico, illuminante fuggi fuggi da forza Italia verso i sovranisti della coriacea Giorgia sono tutti fattori che pagano, in termini di consensi.

Le chances 

Sulle potenzialità dei Fratelli d’Italia alle regionali, tuttavia, peseranno alcuni fattori, che si devono necessariamente considerare preliminari e prioritari. Non ci riferiamo, ovviamente, al dilemma, al bivio più scontato (governo lega / 5 Stelle: a casa, o ancora in sella, nel periodo della campagna elettorale regionale?). Ma a quel che succederà in forza Italia, ai rapporti di forza (e di sondaggi) tra quella che appare sempre più come una debolezza Italia e l’altro partito che si richiama, patriotticamente, al tricolore. Con una differenza: il richiamo della Meloni, in tal senso, è decisamente più attinente, più limpido, più convincente, più impregnato di entusiasmo. Sono sentimenti (e messaggi all’elettorato) che, decisamente, si palpano. E che contano, nelle urne.

L’intercettazione a Luca Lotti sulla Carfagna

Non ci voleva proprio, per proseguire nell’analisi, quell’intercettazione, pubblicata ieri, sabato 29 giugno, sulla prima pagina del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, “La Verità”. Non nuovo a scoop clamorosi. Anche questa volta, ad opera di Giacomo Amadori, il suo “inchiestista” più brillante ed informato. La trascrizione dell’intercettazione (telefonica), tra il piemme Luca Palamara e l’omonimo ex ministro dello sport, Lotti, il renziano di acciaio inox, si presenta, per la verità, semplicemente (ed in tutto e per tutto) confermativa di quell’inciucio, il Renzusconi, al quale ha alluso ripetutamente proprio la Meloni, prima delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Ricordate, quando Giorgia propose un impegno comune, attraverso un atto, sigillato da un notaio, che escludesse, per l’appunto, qualsiasi inciuci o tradimento e garantisse, solennemente, gli elettori che nessuno avrebbe tradito il patto del centrodestra? Un accordo a tre: Berlusconi (all’epoca, il primo del trio), Meloni e la pantera Salvini. Il Berlusca si defilò… Aveva, evidentemente, la pettola non proprio candida… Mentre, all’inverso, se c’è un partito eternamente, rigorosamente fermo nei confini della propria area naturale di riferimento, questo è, indiscutibilmente, Fratelli d’Italia.

Si scoprono gli altarini

Son passati diciassette mesi ed eccoci agli altarini svelati. Con Lotti che riferisce a Palamara la sua intenzione di parlare con Mara Carfagna, per costituire un nuovo partito. Quello dell’inciucio, della contaminatio Renzi / Berlusconi. Ovviamente, a danno e beffa del centrodestra e degli elettori. Ma, se la cennata intercettazione apre di nuovo le ferite nel tessuto della fiducia reciproca, un altro nodo da sciogliere è quello, sempre relativo a forza Italia (l’unico partito, della coalizione di centrodestra, ad apparire balbettante ed incerto), che riguarda la strana coppia Giovanni Toti / Carfagna. Dal quadro fin qui delineato, emerge con chiarezza che la Meloni si può permettere di attendere tutti a pie’ fermo. In quanto leader indiscussa, come Matteo Salvini, del suo partito. Non un capo necessitato a ricorrere ad escamotages, come la coppia Toti / Carfagna, per tentare di rivitalizzare il proprio schieramento.

Sarà un accordo generale, al Sud?

Un’ipotesi razionale è quella che prevede una sorta di accordo generale, che coinvolga tutte le Regioni del Meridione d’Italia. A Fratelli d’Italia si accredita, all’atto, la candidatura unitaria in Calabria, sul nome di Wanda Ferro. La Puglia, laddove si dovrà contendere la vittoria al piddino Michele Emiliano,  è ambita dalla Lega. Il problema è, dunque, proprio la Campania. Il trasformista Clemente Mastella, attualmente in forza Italia, come la moglie (la senatrice Sandra Lonardo), ha sparigliato le carte, manifestando in anticipo il  proprio progetto di candidatura personale. Qualcosa chiederà, in cambio della rinuncia, come abbiamo già scritto. La bizzarria, al di là delle velleitarie affermazioni di Armando Cesaro (sperando almeno che non alludesse a sé stesso, il rampollo di Giggino ‘’a purpetta), delle quali s’è dato conto nelle precedenti puntate, è che forza Italia, con ormai meno credito di Fratelli d’Italia, è alla guida di un numero doppio di Regioni, rispetto al partito di Giorgia Meloni…

Ma i leader, dove sono?

Non si può di certo trascurare, altresì, che il Partito Democratico, terzo incomodo tra centrodestra e 5 Stelle, ha (in attesa di un terzo nominativo) almeno due personaggi autorevoli, da spendere e schierare in campo: il governatore uscente, Vincenzo De Luca (sia pure, ormai, appannato: ma sempre macchina di voti), e Franco Roberti. Che potrebbe essere una carta importante, da calare sul tavolo. Ma imporrebbe la rinuncia al progetto europeistico, in prospettiva del quale l’ex procuratore antimafia è stato candidato alle europee ed è stato letteralmente sommerso di suffragi. Un rompicapo, insomma. Che, però, impone di selezionare il candidato tra personalità di assoluto rilievo. Non basterà, invero, l’effettiva coesione, unione, reciprocità di sostegno. E, qui, il cagnolone di centrodestra si morde la coda: ma i leader veri, assoluti, chi sono?

Lasciamo la parola proprio alla Meloni 

A questo punto, segnaleremo che, alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale per le europe del 26 maggio scorso, la Meloni rivendicò, a Napoli, che, a proposito del prossimo candidato a presidente della Regione Campania, Fratelli d’Italia ha tutte le carte in regola per dire la sua”. La tenace Giorgia ha argomentato con efficacia: “Abbiamo uomini e donne che possono tranquillamente rappresentare la coalizione. Soprattutto, siamo la forza politica che in questi mesi è stata più presente dove lo Stato e la politica non arrivano, nei quartieri difficili e nelle periferie abbandonate dove la sinistra radical chic non si fa vedere perché troppo impegnata a discutere nei suoi salotti”. Se sappiamo decifrare le espressioni politiche, ci sembra proprio che il riferimento meloniano fosse anche interno alla coalizione. Dal che, si può arguire che gli “uommene scicche” e le “femmene pittate” degli azzurri berlusconiani non siano accreditati, in una battaglia corpo a corpo, quale quella che si prospetta a Napoli. Ergo: ad avviso della Meloni, se si vuol vincere, alle regionali campane, la scelta dovrà necessariamente essere circoscritta a chi pensa un po’ meno all’eleganza, agli abiti griffati, alle capigliature ed acconciature ben curate, e molto di più al concreto. Ossia, stringi stringi, l’opzione finale verrà fuori tra Fratelli d’Italia e la Lega…

 

La quindicesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 4 luglio, con l’ottava parte dell’analisi “… verso le regionali campane 2020”.