Torniamo, dopo una puntata di pausa, all’analisi dei potenziali candidati a governatore della Campania, in prospettiva delle elezioni regionali del 2020. Ricorderete che lo stop della puntata n. 11, di domenica scorsa, era stato necessitato, anzi, obiettivamente imposto, dal terremoto giudiziario, tuttora pienamente in corso. Quello dello scandalo delle intercettazioni ambientali (e non solo…), che ha investito il Consiglio Superiore della Magistratura e l’Associazione Nazionale Magistrati. Una vicenda che prosegue, ai ritmi di un impressionante rullo compressore. Scoperchiando, quotidianamente, pentole a pressione, che qualcuno, improvvidamente, s’illudeva fossero state sigillate con valvole di sicurezza e che, invece, hanno liberato miasmi insopportabili. Innanzitutto, per via di quel personaggio principale, Luca Lotti, l’ex ministro renziano dello sport.
Dopo Clemente Mastella, tocca a Luigi De Magistris
Ma torniamo ai potenziali candidati alla presidenza della Regione Campania. Una valutazione a parte s’impone per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Che, recentemente, ha annunciato la propria candidatura, quasi in termini di obbligo morale. È notorio che il vulcanico ex magistrato è e si dichiara avversario politico, se non nemico giurato, di Vincenzo De Luca. Ricambiato, da ’o sceriffo, con straordinaria veemenza dialettica, addirittura al di là (ed è quanto dire…) di quella abituale, ordinaria, che De Luca si diverte a sfoggiare contro i rivali. Per limitarci ad una sola citazione a testa, per par condicio, segnaleremo che De Magistris ha accusato De Luca di “bullismo istituzionale” e che De Luca ha sparato: “Hai i debiti, vattene…”, riferendosi, ovviamente, alle condizioni di bilancio del Comune di Napoli. Potremmo proseguire all’infinito, ma, per un minimo di decenza, ci fermeremo qui. Ultima premessa: guarda caso, De Magistris era proprio il Pubblico Ministero di Catanzaro, che indagò su Mastella, con la celeberrima, ormai datata e molto controversa inchiesta giudiziaria Why not (immediatamente trasformata, dal sarcastico popolo partenopeo, in “Guai ’e notte”).
Una frase sibillina…
“Sarà difficile non candidarsi per la Regione”, aveva buttato lì, allusivamente, De Magistris, al Forum Ansa. Spiegando meglio: “Mancherà un anno alla fine del mio mandato di sindaco. Si potrà provare a costruire un laboratorio politico, per una nuova alleanza”. Non è andato oltre, il sindaco. Ma tutti (o quasi) hanno decifrato la frase come un riferimento al pentastellato Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati. Qui, si entra in un’autentica angoscia del sindaco: la Lega di Salvini. “A Napoli, per ora, non sfonda”, azzardò De Magistris. E, per inciso, gli esiti delle elezioni europee del 26 maggio scorso hanno confortato la sua tesi. Ma per ora non basta. Tra un anno, sarà passata quella che, con una punta di esagerazione retorica, siamo soliti definire un’era geologica…
Ma la Ciarambino?
In ogni caso, il sindaco di Napoli, che è ben consapevole di essere accomunato ai 5 Stelle da una pari, analoga avversione, rivalità ed ostilità a De Luca, non ignora che, per converso, il Movimento di Luigi Di Maio avrebbe una sua candidata naturale a governatore. Quella Valeria Ciarambino, che fu bollata da De Luca con una di quelle sue sgraziatissime espressioni (“Chiattona… Disturba anche se sta a cento metri di distanza”). Una frasaccia, che è francamente sgradevole riportare: ma è doveroso farlo, per esigenze di chiarezza di cronaca. Parole grossolane e profondamente imbarazzanti, che non possono, di certo, essere dimenticate. Non c’entra un’acca con l’infelicissima frase deluchiana. Ma va dato conto (è argomento che tratteremo specificamente, quando sarà il turno del Movimento) che le quotazioni della pentastellata, agli occhi di chi dovrà decidere (Di Maio e Fico), siano in grande spolvero… Tant’è che è stato messo in discussione perfino il ruolo della Ciarambino, quale capogruppo dei 5 Stelle al consiglio regionale…
Le sensibilità migliori…
“Faccio un appello alle sensibilità migliori del Movimento”, ha chiosato il sindaco di Napoli, per sollecitare una coalizione tra Dema, il suo movimento politico, ed i pentastellati. Lanciando una piattaforma di partenza: la gestione dell’acqua pubblica, un pallino, da sempre, dei grillini. Così parlava, De Magistris Zarathustra, non molto tempo fa… Ma pare che abbia già cambiato idea. Soprattutto, gliel’avran fatta cambiare i cinquantotto senatori dei 5 Stelle, che hanno presentato due micidiali interrogazioni, indirizzate a Matteo Salvini (entrambe) ed al ministro Tria (una delle due). In esse, si allude al deficit del bilancio comunale di Napoli. Grande è la confusione, sotto il cielo azzurro di Napoli… Talmente grande, da compromettere il futuro esito delle elezioni regionali. Con conseguenziale entusiasmo deluchiano… Un salernitano (potentino d’origine), che dispone, in partenza, di un terzo dei voti, rispetto alla metropoli partenopea (provincia inclusa). Prescindendo, per ora, dalle problematiche asfissianti, che affliggono anche ’o governatore… E che esamineremo, quando sarà il suo momento.
Ma De Magistris si candiderà alle “regionali”, o alle politiche?
Un altro dei nodi da sciogliere, per il sindaco di Napoli, è il dilemma regionali / politiche. Oltre all’autentico punto interrogativo sulle sue dimissioni da sindaco e sulla gestione del periodo successivo. Affrontarlo nudo, senza cariche? Troppo pericoloso. Ma anche l’ambiguità non paga. Per ora, il sindaco se l’è cavata con una delle sue trovate: “Mi candido alle prossime elezioni regionali, se prima non si voterà per le politiche”. Ma è un proclama molto, molto provvisorio. In ogni caso, fonti vicine a De Magistris assicurano che il sindaco sarebbe molto interessato a candidarsi al Parlamento. Il vero problema (che potrebbe, per l’appunto, indurlo a rinunciare alle regionali) è che egli non ha, alle spalle, una solida formazione politica. Dema può andar bene per Napoli Metropoli. Ma non per le elezioni regionali, che impongono una diffusione, un’invasività ed un’organizzazione capillari. Con gradi e livelli d’efficienza e concretezza nelle cinque province della Campania. Forse, come si accennava, Dema è un tantino più idonea per le politiche. E tralasceremo le disamine, troppo noiose e senza neppure solidi riferimenti giurisprudenziali, sulle conseguenze delle dimissioni anticipate dalla carica di sindaco e su chi abbia titolo per gestire il periodo di transizione. Che De Magistris ha già individuato nel vice sindaco Enrico Panini. Provocando e sollevando un autentico vespaio ed un aggrovigliato ginepraio di ipotesi. Nel quale, per ora, eviteremo di entrare.
Il tallone d’Achille delle società partecipate
Quando s’ipotizza una candidatura alla presidenza della Regione Campania, si stimola, per immediata associazione d’idee, una valutazione ponderata del profilo di amministratore dell’interessato. Ebbene, sotto quest’aspetto, al di là delle boutade e delle frasi lapidarie, talune anche solidamente radicate, di Vicienzo De Luca, non pare che De Magistris abbia tutte le carte in regola. Il suo autentico tallone d’Achille è, invero, il quadro delle società partecipate. Ci limiteremo a segnalare solo l’esempio dell’Azienda Napoletana Municipalità. Certo, se il sindaco di Napoli volesse costruire davvero la sua candidatura a governatore della Campania, magari addirittura contando solo su sé stesso e sulla cennata Dema, la sua piattaforma politica, dovrebbe anche, prioritariamente, offrire spiegazioni, ma davvero convincenti, sulle catastrofi dell’ANM.
E Ramaglia (ma dopo sei anni) getta la spugna…
Affidata, proprio da De Magistris, a tale ing. Alberto Ramaglia. Che è stato, come manager, un esempio di negatività assoluta. Sotto il profilo amministrativo, organizzativo e di rapporto con il personale. Un manager che, nella sostanza, ha fallito tutti gli obiettivi prefissati. Come riferirono gli organi di stampa ed i giornali on line, ad un certo punto Ramaglia si rassegnò e s’arrese. Nel frattempo, il suo assistente, vedendolo suonato, nelle condizioni di un pugile senza più alcuna speranza di riprendersi, gettò la spugna. Dopo sei anni, però. Con una serie di peggioramenti dell’azienda, della quale aveva assunto, evidentemente con spirito temerario ed improvvido, la guida. Per poi andarsene, chiarendo, nelle sue dichiarazioni pubbliche, di non essere “in grado di risolvere i disservizi”. I dati della gestione Ramaglia sono sconfortanti e desolanti. Non è, di certo, un positivo viatico, per De Magistris. Si consideri che Ramaglia, in una sua intervista a Repubblica, alla domanda, secca e perentoria, “vuole dire che l’Anm è condannata al fallimento?”, rispose, evasivo, ma angosciante: “Non mi esprimo. Dico solo che il piano presentato è molto difficile da realizzare”. Il tutto, si ripete, dopo sei anni da amministratore dell’azienda… Mestiere difficile, quello del manager. Che, più di qualsiasi altro, richiederebbe il senso di responsabilità di munirsi dell’antico metro, come suggerivano i nostri nonni. Un fatto è, comunque, incontrovertibile: codesto ing. Ramaglia non ha reso un buon servigio, a De Magistris, in prospettiva delle future, eventuali candidature di quest’ultimo…
La tredicesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 23 giugno, con la quinta parte dell’analisi “… verso le regionali 2020”.
Queste son situazioni di contrabbando…
Chiacchiere e nuvole…
La faccia tosta d’ ’a politica…
Il vento gonfia ogni polemica…
Che voglia di piangere ho!

