Cassazione: Maggiori possibilità di tutela e di successo per gli invalidi civili

La Suprema Corte ha sancito un principio di diritto importantissimo in favore dei Cittadini ed estensibile alle centinaia di migliaia di cause di invalidità in corso.

“Anche con le nuove procedure giudiziali si devono valutare gli aggravamenti e le nuove patologie in corso di causa”.

D’ora in avanti i cittadini invalidi avranno maggiori possibilità di tutela e di successo nelle cause con l’Inps per ottenere i riconoscimenti di invalidità civile, di invalidità pensionabile e di indennità di accompagnamento. E soprattutto non saranno più danneggiati dalle lungaggini processuali, non essendo più necessario presentare una nuova domanda di invalidità all’Inps in caso di nuove malattie o di aggravamenti di quelle in corso.

Tali nuovi fatti clinici, infatti, dovranno essere valutati dal giudice nella causa già in corso tramite il suo consulente medico fin tanto duri la stessa. Il problema era sorto da alcuni anni con l’entrata in vigore delle nuove procedure giudiziali per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile, dell’invalidità pensionabile e dell’indennità di accompagnamento, incentrate sugli obiettivi di accelerazione e sulla diminuzione del contenzioso Tale più rapido accertamento delle condizioni sanitarie prende oggi il nome di accertamento tecnico preventivo “obbligatorio”.

Ebbene, secondo la Corte di Cassazione, anche in queste nuove procedure, in tutte le sue fasi, anche di opposizione, si deve ritenere applicabile questa importante regola processuale, secondo cui, durante il contenzioso giudiziale, devono essere considerate anche le nuove patologie e gli aggravamenti di quelle già esistenti (articolo 149 disposizioni di attuazione al codice di procedura civile).

Con l’ordinanza del 26 novembre scorso, gli ermellini, – su ricorso proposto dall’avvocato Massimo Mazzucchiello esperto di dirtto della previdenza sociale, napoletano – , hanno sancito l’importante principio generale di diritto estensibile a tutte le cause previdenziali ed assistenziali. In particolare è stato affermato che con l’apprezzamento anche dell’aggravamento della malattia si rende ancora più efficace il nuovo procedimento introdotto da qualche anno, al fine dichiarato di conseguire una maggiore economicità dell’azione amministrativa, la deflazione del contenzioso e ed una diminuzione della durata delle controversie previdenziali sanciti dal diritto internazionale. In particolare dalla Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali.

Secondo la Cassazione, il fatto che il nuovo procedimento abbia attribuito ad un più rapido accertamento della condizione sanitaria il valore risolutivo del considerevole numero di cause non può certamente tradursi nell’inapplicabilità del citato articolo 149. In tal caso, infatti, si “vanificherebbero, all’evidenza, tali molteplici intenti minando, alle radici, il procedimento spedito e peculiare voluto dal legislatore, la ratio deflativa della novella, oltre a creare disarmonie nella protezione dei diritti condizionate dai percorsi processuali prescelti”.

La suprema Corte, infine, non ha mancato di avanzare le perplessità che sarebbero rimaste a voler considerare una disposizione valida per il procedimento amministrativo – cioè prima dell’avviamento della causa in tribunale – ma poi inapplicabile nel successivo giudizio e, non ultimo, per il rischio della proliferazione smodata del contenzioso per l’accertamento dell’aggravamento di una malattia già posta alla base di un ricorso giudiziario.

Articolo a cura dell’Avvocato Massimo Mazzucchiello