A Buccino, nell’ambito de “Un libro per Volcei”: “Quell’ultimo sguardo – Claudio Pezzuto, Un eroe Moderno” – Il video

Un appuntamento ricco di partecipazione e di ospiti quello organizzato presso la Sala C.A. Fiammenghi del Museo Archeologico Nazionale (MAN) “Marcello Gigante” di Volcei a Buccino, venerdì 16 novembre, in collaborazione con la Pro Loco Buccino e con i patrocini di Arma dei Carbinieri, Comune e Pro Loco di Buccino, Consiglio Regionale della Campania Forum Regionale dei Giovani, Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) Sezione di Campagna e Sezione Lagonegro (intestate a Car. M.O.V.M. “Claudio Pezzuto”) e Sezione Di Buccino, MAN “Marcello Gigante” di Buccino, UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), BCC Buccino Comuni Cilentani e Consorzio Pro Loco Alto e Medio Sele-Tanagro.

Moderato dalla giornalista e avvocato Giovanna Fasanino, l’incontro ha visto aprire i lavori dai saluti di Nicola Parisi, Sindaco di Buccino, MASUPS Giuseppe Caputo (Medaglia d’Argento al Valor Civile), Presidente dell’ANC Sezione di Buccino, e Carlo Conte, Delegato del Forum Nazionale dei Giovani. Ad introdurre i fatti narrati nel libro a firma del giornalista lucano Mario Lamboglia, il giornalista “La Città” Salvatore De Napoli, il quale subito ha portato l’attenzione del folto pubblico sulle crudeli modalità di esecuzione del delitto da parte di due appartenenti a clan camorristico, catturati, mesi dopo, proprio dai Carabinieri, in un covo a Calvanico.

È stata poi la volta dei due magistrati salernitani intervenuti, Erminio Rinaldi, Avv. Generale presso la Procura Generale della Corte di Appello di Salerno, e Corrado Lembo, già procuratore Capo della Procura della Repubblica di Salerno. Di diverse vedute rispetto al clima di quel 1992, al modo in cui furono condotte le indagini, ma anche e soprattutto su quale sia lo stato delle cose, adesso, nel salernitano rispetto alla presenza delle organizzazioni criminali. Se per il dottore Rinaldi Salerno è una realtà in cui la giustizia ha vinto, per il procuratore Lembo non è mai il caso di abbassare la guardia perché “anche se decapitati, i clan camorristici sanno rinnovare velocemente le posizioni di comando e andare avanti”.

Una camorra che ha saputo cambiare pelle e infiltrarsi nell’economia. Quella stessa malavita che a Bari, il 12 luglio 2001, ha sparato e ucciso Michele Fazio, un ragazzo di appena 15 anni, che da grande sognava di fare il carabiniere. Aveva già scelto da che parte stare, nonostante vivesse in un quartiere di Bari vecchia dove è fortissima la presenza di famiglie malavitose. A raccontare la sua storia e quella della sua famiglia, il papà di Michele, Pinuccio Fazio, che non perde occasione per portare in tutta Italia la sua testimonianza.

L’importanza del racconto di storie come quella di Claudio Pezzuto e Fortunato Arena, ma anche del maresciallo Tiziano della Ratta, del Tenente Marco Pittoni, è emerso più volte nel corso dei lavori, essendo indispensabile fare esercizio di memoria per educare alla Legalità. Fortemente voluto dalla moglie di Claudio Pezzuto, Tania Pisani e dal loro figlio, Alessio Pezzuto, il libro è simbolicamente dedicato “A tutti i Carabinieri d’Italia e alle loro famiglie”.

Non a caso. “Sposare un Carabiniere vuol dire sposare l’Arma: per questo io non mi presento come una vedova, ma come una moglie. Mio marito Claudio ha dato la sua vita per proteggere delle persone, ha fatto da scudo col suo corpo a due ragazzi, senza farsi scrupolo della sua incolumità, e lo ha fatto perché era un Carabiniere, ligio al dovere e al giuramento di fedeltà che aveva prestato”.

Ha detto la signora Tania nel suo intervento: “Io vi racconto la mia storia, quella di mio marito e mio figlio, nonostante il dolore non sia mai sopito: lo faccio per indurvi a riflettere sull’importanza di scegliere da che parte stare. Se scegliete il bene, la giustizia, la rettitudine, avrete un futuro. Se scegliete l’altra strada vi aspettano la galera o la morte, come è accaduto agli assassini di mio marito”.

Testimonianza rafforzata dall’intervento del Colonnello Albanese, attualmente comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza, già comandante del ROS proprio a Bari, che con grande semplicità ha raccontato la “sua” esperienza del 12 febbraio 1992, per arrivare a quella dell’arresto proprio degli esponenti di spicco delle famiglie malavitose che avevano sparato e ucciso Michele Fazio. Ha presenziato all’evento anche il Luogotenente Vincenzo Lampasona, cognato di Fortunato Arena. L’intero ricavato del libro è devoluto in beneficenza, in particolare ad associazioni a sostegno dell’infanzia e degli orfani di militari.