“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 15 – Verso le regionali campane 2020 (ottava parte): i potenziali candidati a governatore della sinistra

La nostra analisi, sui potenziali candidati al governo della Regione Campania nel 2020, prosegue. Dalla destra sovranista di Giorgia Meloni della puntata n. 15,  alla disamina, ai limiti del sovrumano, sulla sinistra in Campania (ma non solo nella nostra regione). L’aspetto sconcertante (ma al quale sono tutti rassegnati, da decenni) è che, mentre Fratelli d’Italia (e la Lega) si individua e sintetizza in una leader indiscussa, Giorgia Meloni, l’analisi (con incorporate previsioni) sui partitini di sinistra è davvero una mission impossible, proprio ed innanzitutto per mancanza (o, peggio, in ragione dell’infondata, immotivata sovrabbondanza) di leader, o presunti tali. Leaderini, che creano confusione, conflittualità, smottamenti, sbriciolamenti, riavvolgimenti su sé stessi. Tutto ciò che, proprio, non ci vorrebbe…

Il problema è sempre quello: i leader

Fatto sta che non se ne vedono, in giro, di quelli veri, riconosciuti senza tentennamenti e senza esitazioni dalla base elettorale, di quelli con idee coerenti, espresse in modo concreto e comprensibile e non con concetti astrusi ed astratti. Sul modello di quelle enunciazioni di principio, che sembrano ideate più per un divertissement fine a sé stesso,  per uno sterile auto-compiacimento, che per convincere gli elettori ad evangelizzare, per  estendere il consenso. Un esempio su tutti: quello del pur simpatico ed umanamente apprezzabile Pierluigi Bersani, che si esprime per metafore, per allegorie, per parabole, ai limiti dell’incomprensibilità, ma ha tutta l’aria di trastullarsi, con quei suoi giochini di parole, prescindendo, quasi consapevolmente, dal reale effetto che fanno. Sia come sia, porremo mano all’opra.

Liberi e Uguali

Cominceremo da Liberi e Uguali (Leu), il partito di Pietro Grasso (il quale, da tempo, non compare proprio più, al proscenio del teatrino della politica) e di Laura Boldrini, che, al contrario, non perde occasioni per apparire e pontificare (per dirne una, è una pupilla di Lilli Gruber). Ma, stringi stringi, sono più i voti, le adesioni, i consensi che la Boldrini perde, quando interviene in pubblico, rispetto all’acqua che riesce a portare al mulino comune. In ogni caso, Leu è il primo, tra i partiti assenti, nel dibattito politico, che è sbocciato, subito dopo le europee, sul tema governatore della Campania alle ormai prossime amministrative regionali. D’altro canto, si tratta di una formazione politica, obiettivamente molto inquieta, che ha ufficialmente chiuso il suo percorso, sciogliendosi. Inclusa la sua costola, il pretenzioso e “scicchissimo” Articolo Uno… Ma che, ad onta dello scioglimento, prosegue, nella sua attività politica. Valli a capire…

Gli altri partiti (attenti ai Verdi!), partitini e “cespugli”

Sinistra Italiana (SI), che s’identifica nel battagliero Nicola Fratoianni, finora non ha aperto bocca, sull’argomento governatore campano. In attesa dei consueti dibattiti, tavoli, confronti, vivacizzati da qualche diatriba, ai confini della polemica estrema, se non della zuffa. Il Partito Comunista di Marco Rizzo (un politico, del quale devono apprezzarsi la coerenza e la compostezza), da parte sua, vive un momento di stallo.  +Europa, di Emma Bonino, è un’aggregazione molto più tagliata per le politiche e, per l’appunto, per le elezioni europee (nonostante il flop alla consultazione del 26 maggio scorso), che per le battaglie, porta a porta, non ideologiche ma ai confini (e anche oltre…) del clientelare, quale sarà quella del 2020 in Campania. E quali, inevitabilmente ed insuperabilmente, sono tutte le competizioni, in seno alle quali concorra Vicienzo De Luca. Semmai, occorrerà prestare attenzione alla Federazione dei Verdi, riemersi dall’oblio proprio nelle ultime europee, con un’affermazione in tutto il continente. In Campania, emerge e spicca la figura di Francesco Emilio Borrelli, segnalatosi per non poche iniziative che han fatto, se  non epoca, quantomeno scalpore mediatico. I Verdi, peraltro, sono stati già validi e concreti alleati (e positivo supporto) del governatore De Luca, nella tornata elettorale del 2015. Questa volta, però, le ambizioni di Borrelli potrebbero essere più significative. E sarebbe un problema non da poco, per la sinistra nel suo complesso, già dilaniata. Vedremo…

Viola Garofalo, la tenebrosa

Non potremo, per una rassegna animata dalla finalità dell’attendibilità, esaminare alcuni cespugli, o partitini. Un posto in prima fila, ad ogni buon conto, spetta a Potere al Popolo! (PaP) della napoletana Viola Garofalo, una giovane signora che si segnalò per una rispostaccia a Giampaolo Pansa, proprio nel già evocato salotto della Gruber (Otto e mezzo), su La 7. L’anziano mostro sacro del giornalismo italiano s’era lasciato andare ad un complimento galante. La Garofalo non gradì e lo gelò. Ma Pansa si mostrò, nella circostanza, completamente sprovvisto d’intuito pratico. Ancora, i Radicali Italiani (RI), ai quali compete la segnalazione, se riterranno di presentarsi con propri candidati e se davvero si schiereranno, com’è però altamente probabile, a sinistra, dopo le giravolte e le fantasie degli ultimi decenni.

Unità vo cercando, ch’è sì cara…

Parafrasando la celebre frase di Dante, la sinistra dovrebbe eternamente andare alla ricerca dell’unità. Della coesione. Dell’aggregazione. Ma è un’unità impossibile. È, questa, l’utopia perenne della sinistra. O, meglio, il suo condizionamento, la sua palla di piombo al piede, la sua condanna al frazionamento, alla frantumazione, alle scissioni continue. Una propensione, decisamente eccitata ed ingigantita dall’avvento di Matteo Renzi, il rottamatore che s’è fatto differenziare… Ma un’abitudine che preesisteva al tosco… Uno scissionismo continuo (innanzitutto, dal Partito Democratico: si vedrà, se Zingaretti riuscirà a bloccarne l’emorragia), certificato dalla nascita di partitini infinitesimali, dello zero virgola, per mutuare un’espressione in voga nelle analisi economiche. La sinistra: una galassia, variopinta e litigiosa. Un groviglio inestricabile. Un guazzabuglio, il più delle volte senza senso. Un “votta votta” velleitario, controproducente, autolesionistico. Che un soggettino come Enzo De Luca non ha la pazienza, lo spirito di sopportazione, la calma olimpica, per poterlo neutralizzare e disinnescare, rendendolo inoffensivo. E che un animalaccio politico, del calibro e della stazza possente di un Matteo Salvini, ha, viceversa, tutto l’entusiasmo di incendiare. Per trasformare in polvere (tutt’altro che di stelle) un’area politica che, se coesa ed unitaria, potrebbe puntare, in attesa di tempi migliori, ad un serio recupero… Ma sembra davvero che la sinistra abbia tanta difficoltà ad armarsi di pazienza, a credere in sé stessa: in sintesi, ad essere animata da autentica volontà costruttiva.

 

La diciassettesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 7 luglio, con la nona parte dell’analisi “… verso le regionali campane 2020”.