“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 14 – Verso le regionali campane 2020 (sesta parte): i potenziali candidati dei 5 Stelle a Governatore

Oggi è il turno del fenomeno politico di questi anni, ossia del Movimento 5 Stelle. Alle prese con un dilemma, anzi una criticità, che non è più possibile rinviare, né sminuire, né sottovalutare. Un dato obiettivo, che nei primi anni i grillini erano legittimati a fingere di ignorare. Oggi, che sono al governo della Nazione, non più. Le Regioni, invero, sono, perfino fisiologicamente, un po’ la cinghia di trasmissione, il nastro di collegamento, tra la politica nazionale e quella amministrativa comunale. Un blocco che non si sbloccasse, tra i due ambiti, risulterebbe, anche medio termine, letale, per un’area arrivata, forse troppo presto, ma certamente sull’onda di una sacrosanta, quasi disperata indignazione popolare, al timone dell’Italia…

Zero tituli…

È francamente desolante e frustrante, per i pentastellati, la constatazione che nessuna Regione sia da loro governata. Accantoneremo, premeditatamente, il come mai, che ci porterebbe troppo lontano dalla nostra panoramica sui potenziali candidati a governatori della Campania. Semmai, è d’uopo passare, d’istinto, ad un’altra valutazione: dove, se non in Campania, potrebbe cominciare la riscossa, o quantomeno una risalita, del Movimento? Con l’angosciante, cupa ansia da prestazione negativa…

I trionfi napoletani e campani del 4 marzo 2018

Con quel po’ po’ di successi (se non addirittura trionfi), conseguiti a Napoli Metropoli, in provincia di Napoli e nella Campania tutta, alle ultime politiche, quelle del 4 marzo 2018, che hanno fortemente contribuito a proiettare il Movimento al governo nazionale. Ricordate la cartina geografica d’Italia, divisa in due colorazioni, quella leghista al Centro Nord, quella grillina, ma in proporzioni impressionanti, al Sud? Non dimenticando mai, anzi tenendolo ben da conto, che Napoli e provincia, insieme, totalizzano il triplo del bacino elettorale di Salerno e provincia, la seconda classificata, tra le cinque della Campania. E tenuto presente, altresì, che, eccettuata Terra di Lavoro (non lontana, come popolazione, da Salerno e provincia), gli altri due territori, l’Irpinia e il Sannio, sono sostanzialmente irrilevanti.

La desolazione politica in Irpinia

L’Irpinia, anche per la deprimente assenza di uomini politici, con un minimo di spessore e di peso (il brutale inverso delle tradizioni demitiane del lontano passato); il Sannio, per la penuria di elettori (un ventesimo, su scala regionale…). Un’ulteriore premessa, indispensabile: il campanello d’allarme delle elezioni europee del 26 maggio scorso è stato sì preoccupante, per Luigi Di Maio. Ma non in una misura irreversibile: anzi, con qualche innegabile elemento di conforto, del quale si attende, però, la definitiva decifrazione, a mo’ di un bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto). . In tale ottica, non incoraggia una visione ottimistica l’esito delle comunali ad Avellino, laddove è emerso, in tutta la sua spietata drammaticità, il tema del ripudio grillino delle coalizioni. Fu eletto sindaco, per l’appunto, il 5 Stelle Vincenzo Ciampi. Ma fu poi sfiduciato il 18 novembre scorso, dopo appena quattro mesi e mezzo di balbettante ed inerte governo della città (con l’inverosimile, ambiguo sostegno di debolezza Italia a guida di Cosimo Sibilia e di Ines Fruncillo: un’inutile, fallimentare contraddizione dei principi grillini di non coalizione.

Il “quadro” nazionale delle Regioni

In sintesi estrema: nove sono i presidenti di Regione di centrosinistra. Undici quelli del centrodestra, inclusi, nel computo, i vertici delle due province autonome di Trento e di Bolzano. La Valle d’Aosta, che completa la disamina, è a guida autonomista. Un conseguenziale zero, come già si accennava, per i 5 Stelle. Le ultime sette Regioni chiamate al voto sono tutte, indistintamente, state appannaggio del centrodestra. Un dato altamente significativo, che non può non impressionare. Certamente, le esperienze più comparabili con quelle dei governi regionali hanno, in misura incisiva, scoraggiato l’elettorato dal concedere fiducia cieca ai pentastellati. Gli esempi: Virginia  Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, il bizzarro Filippo Nogarin a Livorno, per non dire del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che, eletto come grillino, ha abbandonato il Movimento il 3 ottobre del 2016.

La mitica, ma sempre meno convincente, piattaforma Rousseau

La scelta dei candidati, attraverso la controversa, discussa ed anche un tantino fantomatica piattaforma Rousseau, ci mette il resto.  Tant’è che Luigi Di Maio sembra essersene reso conto, con una malcelata intenzione (per ora, non apertamente dichiarata, per evitare contraccolpi troppo rinculanti) di correre ai ripari, attraverso un’opzione calata dall’alto, a modello dei tanto vituperati partiti delle prime Repubbliche… Sembra proprio che la piattaforma, un dì il punto di forza della democrazia on line, sembra diventato una palla di piombo ad entrambi i piedi, ma di quelle pesantissime, intrascinabili, o comunque handicappanti. Lo stesso fatto che si stiano sussurrando, sempre più con insistenza, nomi esterni al gruppo dei consiglieri regionali campani grillini, la dice lunga. Si parla, infatti, di Sergio Costa e di Vincenzo Spadafora.

Alleanze, per la prima volta, in vista? Poco ci crediamo…

Un altro nodo, che verrà al pettine, sarà quello della potenziale intesa con Luigi De Magistris, che l’ha, in qualche modo, sollecitata e quasi invocata, sulla base suggestiva, ma insufficiente, della gestione dell’acqua pubblica (come già sottolineato, quando è stato il turno dell’analisi che l’ha riguardato). Per poi, però, il sindaco arancione, ripiegare su sé stesso. Certo, la scelta delle alleanze sarà strategica. Ma potrebbe anche rivelarsi una trappola, una tagliola spezzagambe, per i grillini. Che, notoriamente, pagano anche lo scotto di rifiutare aprioristicamente qualsiasi tipo di coalizione (sul modello indirettamente confermato, mica ripudiato, dal cosiddetto contratto di governo, in ambito nazionale). Il tema è, obiettivamente, contorto. Si morde la coda. Ma dovrà pur essere affrontato e risolto definitivamente, prima o poi. Meglio prima, che poi… In ogni caso, in via di previsione, sembrerebbe da escludere, un’alleanza con De Magistris, troppo delegittimato dalle catastrofi delle società partecipate (una su tutte: l’ANM del disastroso amministratore Alberto Ramaglia, dimessosi, prima di essere cacciato via).

Le prospettive

Tanto più che, in Campania, la lotta sarà con la macchina da voti Enzo De Luca (o chi per lui) ed un centrodestra, che, al momento, vien dato per favorito. Nonostante le pene di un partito, forza Italia, in precipizio di consensi. Al riguardo, c’è attesa per l’effetto che farà la coppia Toti / Carfagna. Ammesso che sia una vera e seria scelta berlusconiana e non concesso che il duo resista e non risulti il solito, silviesco bluff di facciata, o, anche, con finalità di sia pur provvisoria respirazione bocca a bocca ad un partito boccheggiante, scavalcato anche da Fratelli d’Italia e sempre più in preda alla sindrome da accerchiamento…

Le europee del 26 maggio

Abbiam scritto, in questa rubrica, che il dato di riferimento, per le regionali 2020, devono essere, razionalmente, per un motivo cronologico, le europee. Ebbene, proprio in Campania, il Movimento ha retto molto meglio che altrove. Saremo costretti a ripetere gli aspetti statistici, già segnalati: i pentastellati al primo posto in Campania, con il 33,8%; a Napoli Metropoli, addirittura il 39,8%. È pur vero che s’è registrata, comunque, una flessione, rispetto alle politiche del 4 marzo 2018. Ma è anche innegabile che, quello, fu un exploit ai limiti dell’irripetibilità.

Stringi stringi: metodo Fico, o Rousseau? Costa, Spadafora, o chi?

L’assillo, l’angoscia dei cinquestelle è come sottrarsi, senza pagare pegno in termini di coerenza apparente e pubblica, nonché di rispetto dei sacri canoni (ormai, in via di scoloritura), che han prodotto i fantastici risultati iniziali. Ma che, ora, seriamente minacciano di trasformarsi in un boomerang, quasi da prospettiva di suicidio politico. Un pericolo incombente, concretizzatosi nelle manipolazioni informatiche di alcune sperimentazioni pre-elettorali sulla piattaforma Rousseau, quella che, da delizia, sta trasformandosi in crocifissione, o auto-crocifissione, per il Movimento. Siamo al bivio, ineluttabile, non più eludibile, tra piattaforma e non-piattaforma. L’opzione a favore della scelta calata dall’alto moltiplicherebbe le proteste anti-Di Maio, recentissime, all’atto della conferma popolare della fiducia al leader. Quella scelta, da Cesare al Rubicone, non potrebbe, però, essere privilegiata solo in Campania…   

Il ruolo di Roberto Fico

Non del tutto disinteressatamente, il presidente della Camera, Roberto Fico, ormai è ostile, con tutta la sua corrente, alla piattaforma. E Fico è napoletano, in Campania conta una schiera ragguardevole di parlamentari, insomma pesa. Di Maio non può permettersi di ignorarlo, né di sottovalutarlo, a cuor leggero. Fico, anti-salviniano dal pelo ispido e ruvido, propone, come s’è già segnalato, quale candidato a governatore campano, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, napoletano, generale dei carabinieri, già pubblicamente espostosi come pronto a partire per la pugna. Raccogliendo, di rimbalzo alla notizia della sua candidatura, l’ironia di Vicienzo De Luca: “Buona fortuna…”.

Il secondo nominativo è quello del dimaiano Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del consiglio, con delega alle politiche giovanili e alle pari opportunità. Mentre alcuni, paradossalmente proprio della corrente fichiana, dichiarano che l’alleanza con De Magistris potrebbe portare quel quid, idoneo ad annullare la forbice col centrodestra. Ma, intanto, come abbiamo già riferito, nella puntata su De Magistris, pendono, come una spada di Damocle, sulla ventilata alleanza, le due interrogazioni parlamentari di 58 senatori grillini (tra i quali, guarda caso, il marito  di una consigliera comunale dei 5 Stelle) sulle presunte irregolarità del bilancio comunale di Napoli. Siamo costretti a ripeterci: insomma, grande è la confusione, sotto il cielo azzurro di Napoli. Ancor più, nell’affollato, ma confusionario, spicchio grillino…

Valeria Ciarambino delegittimata…

Avrete notato che non abbiamo ancora fatto il nome di Valeria Ciarambino, candidata grillina, in funzione anti-De Luca, nella precedente tornata elettorale regionale. L’evoluzione, o involuzione, di questi ultimi mesi ha, però, ridimensionato in modo fatale le quotazioni della bandiera pentastellata. La quale non appare provvista del profilo giusto, per arginare l’onda leghista, che è data, dai sondaggi, in vantaggio sul Movimento, sia pure di pochi punti in percentuale. Mentre questi ultimi, a loro volta appaiono nettamente al di sopra dei deluchiani, o dei piddini (un rebus, quest’ultimo, che tenteremo di sbrogliare nelle prossime puntate).

Il frullatore dei dati

A far ulteriormente impazzire i sondaggisti e gli eventuali bookmakers, Napoli è anche una delle città col maggior numero di richieste per il reddito di cittadinanza, il cavallo di battaglia dei pentastellati. La Campania, esclusa quella parte di Napoli che sostiene ancora De Magistris (ma non è la maggioranza degli aventi diritto di voto, come certificano i dati delle elezioni comunali del 2016), non è certo di sinistra. Non a caso, De Luca evita accuratamente di attaccare Salvini… Una previsione, in ogni caso, ci sentiamo di azzardarla: qualunque sia il candidato che la spunterà, a candidarsi alla presidenza della Regione Campania nel 2020, sotto il vessillo grillino, nulla sarà più come prima, nel Movimento 5 Stelle. Proprio le elezioni campane segneranno il punto di svolta. Nella metodologia, nella democrazia (con la presumibile morte per soffocamento di quella on line). In tutto. O quasi… Ma, alla fine della giostra, c’è un fattore che non è consentito ignorare. Un fattore che riporta punto e daccapo tutti i discorsi e che potrebbe sconvolgere tutti piani: la tenuta del governo nazionale…

 

La quindicesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 30 giugno, con la settima parte dell’analisi “… verso le regionali campane 2020”.