Torre Annunziata al voto, stretta finale per la scelta dei “sindaci”: a destra spunta la candidata Faraone Mennella

Si vanno via via delineando gli scenari politici che porteranno al voto il prossimo 8 e 9 giugno poco più di 30mila elettori di Torre Annunziata. Confidando in una buona affluenza alle urne (nelle amministrative del 2017 si recarono ai seggi quasi il 70 % degli aventi diritto) i candidati alla poltrona di primo cittadino hanno una partita ancora tutta da giocare.

Tra passi avanti e nomine che si sono fatte attendere, i candidati certi restano l’avvocato Lucio D’Avino per Oplonti Futura, la preside a riposo del IC Parini Rovigliano Mariantonietta Zeppetella del Sesto per il movimento 5Stelle e Free Torre Annunziata e il professore Corrado Cuccurullo per il Partito Democratico. Sul versante destro, la lotta interna tra i due big Carmine Alfano e Vincenzo Sica, vista la poca intenzione da parte di entrambi a fare un passo indietro, potrebbe essere risolta dall’imprenditrice Maria Luisa Faraone Mennella.
Tra i futuri sindaci tuttavia, nessun politico di mestiere. Per una parte preponderante dell’opinione pubblica, infatti, il politico di professione non è visto di buon occhio. Per cui, in cerca di innocenza ormai perduta, per la politica nostrana è apparso conveniente proporre nuovi attori politici presentandoli come del tutto estranei a quel mondo in cui ormai vige l’inversione dell’onere della prova di non essere l’ultimo livello del peggio, affermando il concetto in base al quale incompetenza è sinonimo di innocenza e dunque di affidabilità.

Lo slittamento di un concetto nobile, legato all’intuizione di un grande maestro come Weber, conduce alla fine ad un nuovo concetto, estenuato e addirittura opposto: dalla politica con la p maiuscola, che va fatta con passione e con la professionalità che ne garantisce l’efficienza e la qualità, alla politica come mestiere, per sbarcare il lunario in mancanza di altro.

Il dilettantismo, che viene oggi da molti considerato come un’alternativa ideale, conduce solo verso una democrazia monca, ovvero subordinata a un capo e tenuta assieme da burocrazie tecnocratiche onnipotenti e clientelari.
A meno di un ritorno alla politica come professione, il mondo verso il quale ci stiamo dirigendo è quello fatto di politici predatori, dilettanti spesso incapaci, privi di senso di responsabilità, ma accecati da ideali assoluti e dalla smania di potere, e un ritorno alle urne a stretto giro. L’otto giugno è vicino: sperare in meglio non è un peccato.

Titti D’Amelio