Poggiomarino-Scafati, ritenuto il mandante dell’omicidio Nappo: annullata la condanna per il boss Cesarano

Ritenuto il mandante dell’omicidio di Nicola Nappo a Poggiomarino: la Cassazione annulla per la seconda volta la condanna ad Antonio Cesarano. Tutto da rifare il processo di Appello per il boss di Scafati condannato inizialmente all’ergastolo in quanto mandante dell’omicidio di Nicola Nappo a Poggiomarino, ucciso per errore la sera del 9 luglio 2009 per la sua forte somiglianza con il vero obbiettivo dei sicari.

Lo hanno stabilito i Giudici della V Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha nuovamente annullato la sentenza con rinvio in Appello per carenza motivazionale in merito alla sussistenza della prova del dolo del Cesarano.

In particolare, l’imputato è finito a processo per aver prestato la sua auto a delle persone, dopo qualche ora fu commesso l’omicidio in piazza De Marinis a Poggiomarino. I killer arrivarono certamente con l’auto di Cesarano ma, in realtà, nessuno ha mai potuto stabilire se i killer fossero le stesse persone a cui Cesarano aveva consegnato l’auto.

I killer tra l’altro sbagliarono obiettivo non uccidendo la vittima designata ma colpendo a morte il 23enne Nicola Nappo, fabbro incensurato che nulla aveva a che fare con gli ambienti malavitosi ma che pagò con la vita per la sua somiglianza con il vero obiettivo.

Una vicenda lunga 11 anni trascorsi nelle aule di tribunale. In abbreviato Antonio Cesarano fu condannato all’ergastolo dal Gup di Napoli. Ergastolo che fu confermato dai Giudici della Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Poi il ricorso in Cassazione.

I Giudici ermellini annullarono con rinvio in Appello ritenendo giuste le doglianze difensive sul mancato accertamento probatorio del dolo in capo al Cesarano in particolare sulla consapevolezza dell’intenzione omicidiaria al momento della consegna dell’auto.

Nella nuova sentenza, i Giudici della Seconda Sezione penale della Corte d’Assise d’Appello riducono la pena da ergastolo a venti anni. Nuovo ricorso in Cassazione e nuovo annullamento della sentenza, ieri mattina, con rinvio per “carenza motivazionale sempre in merito alla sussistenza della prova del dolo del Cesarano”.

La difesa di Cesarano (rappresentata dagli avvocati penalisti Donato De Paola e Giuseppe Della Monica) sono pronti ad affrontare questo nuovo processo rinviato ad altra sezione da designare della Corte d’Assise d’Appello di Napoli.

“E’ assurdo che in tale vicenda – ha sottolineato l’avvocato De Paola a margine della sentenza – l’unico colpevole rintracciato sia stato Cesarano per aver prestato la sua auto senza prova alcuna della consapevolezza del Cesarano circa l’utilizzo della stessa.

Si tenga presente che Cesarano, all’epoca dei fatti, era commerciante di auto. Purtroppo, nonostante le censure della Cassazione, finora la Corte di Assise d’Appello di Napoli non ha preso atto della carenza probatoria circa il dolo in capo all’imputato, essendo l’accusa fondata solo ed esclusivamente su intercettazioni ambientali equivoche e non decisive sul punto censurato”.

La difesa di Cesarano si augura che “il prossimo processo possa mettere finalmente la parola fine alla triste e drammatica vicenda giudiziaria, che vede un innocente sottostare in circa dieci anni a ben sei processi in vari gradi di giudizio, nonostante una carenza di prova già due volte censurata dalla Suprema Corte”.

Roberto Mazza