Pluralità di locatori: legittima l’azione di rilascio immobile proposta da uno solo

In caso di pluralità di locatori, ciascuno di essi gode di pieni poteri gestori e – presumendosi, in difetto di prova contraria, il consenso degli altri locatori – può agire al fine di ottenere ilrilascio dell’immobile, dovendosi pertanto escludere la necessità di integrazione del contraddittorio.

Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con la sentenza del 4 luglio 2019, n. 17933, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato, con rinvio, la decisione della Corte d’appello di Catania.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Sempronia Gracco, unitamente alla figlia Mevia Romolo, concesse in locazione e Decio Catone un immobile con circostante terreno alberato.

A fronte del mancato pagamento dei canoni dovuti per il periodo successivo al 10 marzo 2011, Sempronia intimò a Catone sfratto per morosità. Il Tribunale di Catania, Sezione Specializzata Agraria (cui la causa era stata rimessa dalla Sezione Dist. di Mascalucia a seguito di eccezione di incompetenza sollevata dal Cipriano) accolse la domanda, dichiarando la risoluzione del contratto per grave inadempimento del conduttore e ordinando il rilascio del compendio.

Avendo Decio Catone interposto appello, la Corte di Appello di Catania, Sez. Specializzata Agraria, con la sentenza 18XX/2016, ha rimesso la causa al giudice di primo grado ritenendo sussistente un difetto di integrità del contraddittorio per mancata partecipazione al giudizio degli eredi dell’altra parte concedente (Mevia Romolo).

Avverso tale pronuncia, Sempronia Gracco ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente ha dedotto la violazione o falsa applicazione dell’art.

102 cod. proc. civile.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata sentenza n. 17933/2019, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso.

Sul punto la Suprema Corte ha precisato che il ricorso è fondato alla luce del consolidato orientamento di legittimità – cui il Collegio ha inteso dare continuità – secondo cui «il comproprietario può agire in giudizio per ottenere il rilascio dell’immobile per finita locazione, trattandosi di un atto di ordinaria amministrazione della cosa comune per il quale si deve presumere che sussista il consenso degli altri comproprietari o quanto meno della maggioranza

dei partecipanti alla comunione, sicché non ricorre la necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri partecipanti» (Corte di Cassazione, n. 7416/1999; conformi Corte di Cassazione, n. 537/2002 e Corte di Cassazione, n. 14530/2009; di recente Corte di Cassazione, n. 1986/2016 e n. 12386/2016).

Invero, la giurisprudenza della Corte ha evidenziato che, «nelle vicende del rapporto di locazione, l’eventuale pluralità di locatori integra una parte unica, al cui interno i diversi interessi vengono regolati secondo i criteri che presiedono alla disciplina della comunione. Sugli immobili oggetto di comunione concorrono, quindi, in difetto di prova contraria, pari poteri gestori da parte di tutti i comproprietari in virtù della presunzione che ognuno di essi operi con il consenso degli altri o quantomeno della maggioranza dei partecipanti alla comunione. Ne consegue che il singolo condomino può stipulare il contratto di locazione avente ad oggetto

l’immobile in comunione e che ciascun condomino è legittimato ad agire per il rilascio del detto immobile, trattandosi di atto di ordinaria amministrazione per il quale deve presumersi sussistente il consenso già indicato, senza che sia necessaria la partecipazione degli altri e, quindi, l’integrazione del contradittorio» (Corte di Cassazione, n. 19929/2008).

La Suprema Corte ha, pertanto, ribadito il principio secondo cui, “in caso di pluralità di locatori, ciascuno di essi gode di pieni poteri gestori e – presumendosi, in difetto di prova contraria, il consenso degli altri locatori- può agire al fine di ottenere il rilascio dell’immobile, dovendosi pertanto escludere la necessità di integrazione del contraddittorio”.

Articolo a cura dell’avvocato Amilcare Mancuso

Leggi la sentenza della Cassazione: Cass. 17933 del 2019