Libera si scaglia contro le amministrazioni di Torre Annunziata e Castellammare: «Politica connivente o incapace di controllare»

«La politica è connivente o, se ignara di quanto accade tra impiegati e dirigente, ha una colpa ancora più grave: quella della non conoscenza degli strumenti di funzionamento della macchina comunale e quindi incapacità di controllo che non è giustificabile con l’ignoranza».

Mariano di Palma, referente regionale della Campania di Libera, si scaglia contro le amministrazioni commissariate di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, al centro di indagini antimafia che hanno portato allo scioglimento del Comune stabiese e all’insediamento del Commissario prefettizio a seguito delle dimissioni dei consiglieri comunali a Torre Annunziata. Proprio nel comune oplontino, l’ex dirigente capo dell’Utc fu arrestato dalla Guardia di Finanza in possesso di una tangente su un appalto concesso per somma urgenza.

Il clima che si respira in queste città sembra essere quello degli anni Ottanta, quando la Camorra regnava incontrastata in questi territori e propri esponenti erano rappresentati all’interno dei consigli comunali.

La politica ha la sola colpa di mancato controllo sull’operato dei funzionari comunali?

«La politica è connivente o, se ignara di quanto accade tra impiegati e dirigente, ha una colpa ancora più grave: quella della non conoscenza degli strumenti di funzionamento della macchina comunale e quindi incapacità di controllo che non è giustificabile con l’ignoranza».

E invece…

«Spesso i candidati sindaci, pur di costruire delle liste vincenti, scelgono di non scommettere sul voto d’opinione quindi sul convincere la popolazione attraverso lo strumento del consenso democratico, ma attraverso la creazione di liste legate a persone introdotte in determinati circuiti».

L’opposizione, ovviamente, dovrebbe fare la propria parte, le pare?

«I consiglieri comunali sono interessati solo alla gestione del potere, anche se eletti con l’opposizione, spesso passano tra le file della maggioranza per poter gestire».

Anche società civile e associazioni disattente o indifferenti a quanto accade in questi territori. 

«Società civile e associazioni hanno il dovere di dialogare con organi democraticamente eletti, penso al mondo datoriale e sindacale che ,svolgendo un ruolo di salvaguardia di interessi di parte, è “costretto” a dialogare con chi amministra le città. E’ chiaro che però se all’esigenza di rappresentare questi bisogni ci si piega a quelle che sono le questioni etiche e morali, c’è un problema che dovrebbe essere affrontato e denunciato».

Proprio in questi comuni sono nati dei comitati contro la lotta alla camorra…

«Ben vengano quanti più consessi che hanno come obiettivo la lotta alle mafie. Tant’è vero che Libera partecipa attivamente alle riunioni e alle iniziative proposte. Il Comitato ha una natura diversa, sicuramente con una caratterizzazione politica che Libera non ha. Le polemiche e i contrasti appaiano come le solite beghe che tendono a dividere chi ha obiettivi comuni. E’ chiaro che la differenziazione di ruoli dovrebbe essere importante, Libera dovrebbe continuare ad occuparsi di memoria e di beni confiscati, mentre il comitato dovrebbe proporre anche un’idea politica di cambiamento per uscire dal cancro della camorra».

In questi giorni ci sono stati attacchi pesanti verso il referente di Libera, accusato di essere andato a braccetto con l’amministrazione Ascione e, in alcuni casi, come la Consulta dei commercianti, aver adempito ad un compito che non rientrava nei compiti di Libera.

«Questa è una di quelle polemiche che sanno di forzatura strumentale. Il referente di Libera, don Ciro Cozzolino, è un prete di frontiera e non un consigliere comunale di opposizione. Nonostante ciò, però, non si è mai sottratto alla denuncia. E’ in prima linea nella lotta al racket, all’usura, alla droga. E’ vicino ai familiari delle vittime innocenti, anche quelle del crollo del palazzo sulle rampe;

Don Ciro non è sicuramente uno dei quei tanti prelati legati al potere costituito. Tutti noi possiamo aver commesso sbagli ed avere difetti, ma alimentare polemiche solo su questo, senza tenere d’occhio il quadro generale delle azioni e dei comportamenti, non produce nulla di buono».

L’accusa è che Libera sia arrivata tardivamente nella denuncia.

«Circa sei mesi prima che accadessero gli eventi che hanno portato all’arresto per corruzione del dirigente dell’ufficio tecnico Comunale di Torre Annunziata e prima che nascesse il comitato contro la camorra e il malaffare, abbiamo organizzato un convegno sullo scambio di voto politico-mafioso che, non a caso, abbiamo svolto in un luogo simbolo come la Chiesa della Santissima Trinità e non a caso lo abbiamo svolto a Torre Annunziata, prevedendo quello che sarebbe accaduto di lì a poco. In quella occasione abbiamo impedito che il sindaco Ascione non solo sedesse tra gli invitati al convegno ma che addirittura porgesse i saluti di rito».

A Castellammare di Stabia e a Torre Annunziata si sono insediati i commissari prefettizi, quale sarà il compito di Libera nei prossimi mesi?

«Innanzitutto mi auguro, nei prossimi 18 mesi di commissariamento, che ci siano dei percorsi comuni tra società civile e buona politica in cui si possa ricostruire con i cittadini una credibilità basata su una proposta fondata sulla giustizia sociale e la giustizia ambientale. Siamo in territori devastati da un eccesso di antropizzazione, la costa marina è flagellata dal dramma del fiume Sarno, siamo devastati dall’abusivismo edilizio; dopo la crisi industriale abbiamo bisogno di ricostruire un modello di sviluppo nuovo.

Una crisi che ha generato assenza di posti di lavoro. Dobbiamo evitare che tornino le scene terribili della Castellammare violenta, della Torre Annunziate di trent’anni fa con la camorra che si riappropriava dei territori in assenza di una politica capace di contrastare il malaffare. Per Libera il riutilizzo dei beni confiscati, le politiche sociali e le nuove politiche urbane devono essere fondanti di un nuovo modo di fare politica di amministrare i territori».

Le Commissioni prefettizie in che modo possono evitare che alla fine del loro mandato non siano sempre gli stessi a governare?

«Questi mesi devono servire a fare luce sugli inquinamenti che ci sono stati nella gestione della macchina comunale amministrativa e politica, ma sarebbe opportuno che il governo tecnico non operasse solo per garantire delle stabilità di bilancio, intervenendo su tagli e privatizzazioni, sottraendo risorse al benessere dei cittadini, altrimenti si creerebbero, da qui alle elezioni, nuovamente le condizioni per far governare chi basa il proprio consenso sulle politiche di scambio clientelare».

Quale saranno le proposte che Libera porterà ai commissari prefettizi?

«Crediamo che l’utilizzo dei beni confiscati sia un tema da affrontare affinché queste risorse possano diventare luoghi per fare welfare e creare posti di lavoro; da qui alle prossime elezioni comunali non ci sottrarremo al dibattito con quella parte di politica e di società civile che vuole davvero cambiare il territorio».

Massimo Napolitano