La Champions illumina Torre Annunziata: Caressa e Presello tra Napoli, Arabia e futuro del calcio italiano

La coppa ufficiale della Uefa Champions League fa tappa a Torre Annunziata e insieme al trofeo più ambito dai club europei, al MaxiMall Pomepii arrivano anche Fabio Caressa e Marina Presello che hanno risposto alle domande della folla.

Tante le domande rivolte a due dei volti più noti di Sky: dal Napoli alla Champions, dall’Arabia alla Nazionale.
Le porte della nuova edizione della coppa dalle grandi orecchie è ormai alle porte e secondo il duo targato Sky il Napoli è la squadra italiana che può ambire a puntare in alto anche in Europa, complice una rosa folta e un allenatore di caratura mondiale. Per la vittoria finale la lotta sarà tra Liverpool e Barcellona.

Anche per la lotta scudetto Caressa vede nettamente favorito il Napoli con la Juventus che “Ha ritrovato una solidità che non vedevo da tempo” leggermente dietro agli azzurri. A seguire lotta a 3 tra Inter, Milan e Roma. Tanti dubbi invece sull’Atalanta in quanto “Dopo tanti anni con un allenatore, cambiare non è facile”.

Spazio anche per la tanto chiacchierata Arabia con la solita valanga di soldi promessa ai giocatori. A tal proposito Caressa si è schierato senza mezzi termini: “Se io penso a 115 milioni di euro non so neanche cosa farmene. Se quei soldi non ti possono comprare la felicità, il fatto di giocare per la tua squadra del cuore, il fatto di giocare in un posto bello, che senso ha?”. Concetto ribadito anche da Marina Presello.

Il calendario calcistico ha appena sorpassato la prima sosta nazionali di questa stagione e la situazione critica dell’Italia ha trovato ovviamente spazio nel confronto con i tifosi accorsi al MaxiMall. “Sono sicuro che Rino ci riporterà ai Mondiali” chiarisce da subito Caressa che però ci tiene a sottolineare di come il sistema calcio italiano sia in un periodo profondamente negativo.
Rispondendo alla domanda di un tifoso che ha ricordato il celebre servizio in cui Caressa, post eliminazione ai Mondiali di Rio 2014, aveva messo in mostra tutte le lacune del nostro Paese in materia calcistica profetizzando una lunga crisi di risultati per la Nazionale (poi effettivamente avvenuta) ha risposto: “La cosa più semplice è fare un distinguo tra allenatore ed educatore. L’educatore deve essere quello che segue i ragazzi fino a una certa età e la sua finalità non deve far giocare bene la squadra, far vincere i campionati perché poi così fa carriera. Il futuro dei ragazzi viene messo in secondo piano rispetto alla giusta ambizione professionale di chi vuole crescere. Bisogna però creare un sistema che permetta alle società di pagare gli educatori, magari anche come secondo lavoro. C’è bisogno di una rivoluzione culturale. La scuola calcio arriva a costare anche 1000€ all’anno, se anche questo diventa uno sport di élite allora siamo morti”.

L’arrivo della Coppa dalle grandi orecchie a Torre Annunziata non è stato solo un momento di festa, ma anche l’occasione per riflettere sul presente e sul futuro del calcio italiano. Tra entusiasmo e critiche, la sfida per tornare competitivi a livello internazionale resta aperta.

Francesco Pio Scaramozza