La Cei contro il decreto Conte: “Si viola libertà di culto”. Cts: “Per messe criticità ineliminabili”

Molto dura la reazione della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) nei confronti del nuovo decreto legge emanato ieri sera dal premier Conte, decreto che dà ufficialmente inizio alla fase 2 dal 4 maggio prossimo.

In particolare la Cei scrive in un comunicato dal titolo “Il disaccordo dei vescovi”: “I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.

Non si fa attendere tuttavia la risposta del Comitato tecnico scientifico (Cts), il quale sottolinea il proprio scetticismo sulla riapertura delle funzioni religiose già dal 4 maggio. Nel dettaglio, il Comitato ritiene che la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia. A partire dal 4 maggio quindi e per le successive tre settimane, sostengono gli esperti, “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il Cts reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose”.

Sul tema fede e fase 2 scrive anche il direttore del quotidiano “Avvenire” Marco Tarquinio, il quale in un editoriale parla di una ferita incomprensibile e ingiustificata: “Sarà molto difficile — scrive — far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no”.

Si dissocia dalla decisione del presidente Conte anche il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, la quale ha affermato: “Non ho mai condiviso questa decisione e non credo ci assolva riferirci alla rigidità del parere del comitato tecnico scientifico. Sta alla politica tutelare il benessere integrale del Paese, e la libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali”.