G20 di Roma, cosa hanno deciso sul clima i 20 Paesi più influenti al mondo

Roma. Si apre con affermazioni generali il testo della Dichiarazione conclusiva del summit G20. Quest’anno il vertice, che vede la partecipazione dei rappresentanti dei 20 paesi più influenti al mondo, si è riunito a Roma il 30 e 31 ottobre.
I temi sul tavolo sono stati molti. I capi di stato hanno parlato di lotta alla pandemia, campagna vaccinale, finanza sostenibile, aiuti ai paesi in via di sviluppo e riscaldamento globale. Nel discorso conclusivo, il premier italiano Mario Draghi ha detto che è stato un “summit di successo”. Ma, soprattutto in materia climatica, le cose sembrano stare in maniera diversa.

Cosa si è deciso

“Restiamo impegnati all’obiettivo degli accordi di Parigi di mantenere l’aumento del temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi e di perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali”.

Questo è quanto si apprende dalla dichiarazione conclusiva del G20 concordata dai leader a Roma. L’accordo di Parigi del 2015 è considerato una pietra miliare in materia di lotta ai cambiamenti climatici. In esso si è stabilita la soglia limite di riscaldamento globale di 2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali, al di là della quale le conseguenze degli eventi climatici saranno impattanti per l’intera popolazione mondiale. Secondo Lifegate, nella dichiarazione del G20 di Roma, i capi di stato si sono semplicemente limitati a ripetere quanto già indicato in questo accordo.

Nel testo finale di Roma, inoltre, non c’è nessuna specifica menzione su come raggiungere tale obiettivo. Assente è anche un termine preciso. Infatti, è stato eliminato il riferimento “entro il 2050” contenuto nella bozza del testo circolata sabato, e sostituito da un più generico “attorno alla metà del secolo”.

Secondo quanto riferito dalla stampa internazionale, “il documento non indica alcun impegno che lasci sperare in una riduzione significativa delle emissioni di gas ad effetto serra”.

Ogni sforzo “si è scontrato con la reticenza dei paesi più responsabili dell’effetto serra, tra i quali Germania, Brasile, Cina, Stati Uniti e India, che da soli rappresentano l’80 per cento delle emissioni mondiali”.

Alcune notizie positive, però, sono arrivate per quanto riguarda l’addio al carbone, che secondo la scienza è tra i principali responsabili del riscaldamento globale. Le venti potenze economiche hanno dichiarato che a partire dal prossimo anno non finanzieranno più la costruzione di nuove centrali all’estero. Ma anche in questo caso è un passo avanti a metà, perché nessun impegno è stato preso per i cantieri aperti in patria.

Secondo Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace, nella dichiarazione finale del G20: «I leader mondiali hanno usato parole deboli, prive sia di ambizione che di visione, e non sono riusciti a cogliere l’importanza di questo momento storico».

Sebastiano Santoro

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