Femminicidi, dati allarmanti in Italia: 10 omicidi al mese

Seppur l’Italia non è tra i primi posti in Europa per numero di femminicidi – donne uccise a seguito di un atto di violenza basato su una discriminazione di genere che causa la morte di una donna, compiuto sia in luogo pubblico che privato da qualunque individuo – i dati continuano ad essere allarmanti, quasi dieci omicidi al mese nel 2022.

Il report semestrale del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, Direzione centrale della polizia criminale, Servizio analisi criminale, ci offrono un quadro preoccupante: relativamente al periodo 1 gennaio – 19 giugno 2022 sono stati registrati 131 omicidi, con 56 vittime donne, di cui 49 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 29 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (nel 2022 le vittime di omicidio volontario commesso dal partner/ex partner sono  tutte di genere femminile).

“A oggi registriamo che il numero degli omicidi complessivi nella società italiana è in costante diminuzione”, spiega all’Ansa Stefano Delfini, direttore del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia. Una tendenza che si è consolidata negli ultimi 20 anni. Quello che rimane, invece, “drammaticamente stabile nel tempo e non diminuisce è il numero degli omicidi di donne”.

Roma, Lecce, Modena, Codroipo (nel Friuli), gli ultimi fatti di cronaca in cui donne hanno perso la vita e nei quali l’Italia si ritrova barbaricamente unita.

La questione, ammette Delfini, “è anche culturale. E richiede un intervento ad ampio raggio nella società: penso alle associazioni, alla scuola, ai centri antiviolenza”. Ecco perché servono “mezzi e finanziamenti. La sensibilità sul campo sta cambiando, anche grazie all’entrata nelle forze di polizia di persone giovani e magari con un percorso universitario. Sono tanti gli investimenti che oggi vengono fatti sulla formazione dei giovani colleghi, ma anche verso chi è in prima linea e che deve saper riconoscere la violenza di genere”, conclude Stefano Delfini.

Massimo Napolitano

Tags: