Diventare mamma in carriera: diritti, maternità e Partita IVA. Le difficoltà di una neo-mamma

Diventare mamma è una delle esperienze più incredibili che una donna possa vivere, molto spesso però le neo-mamme, soprattutto se in carriera, non vedono riconosciuti i loro diritti, in particolare modo se sono libere professioniste con Partita IVA. Abbiamo intervistato l’Architetto Valentina D’Urzo da poco diventata mamma di un bellissimo bambino. Con lei abbiamo parlato dei diritti delle mamme nel mondo del lavoro e del rapporto tra maternità e partita IVA. 

Architetto D’Urzo, cosa si prova a diventare mamma?

“Da subito gioia ed emozioni hanno riempito le mie giornate ma dietro l’angolo si insidiava già l’ansia del lavoro e delle consegne, miste a telefonate dei Committenti agitati dalla “maternità”! Pensa che ancora in clinica e subito dopo il rientro a casa, sono stata chiamata non per gli auguri ma per “Adesso come si fa? Quando ritorni operativa? Se volessimo estrometterti andremmo incontro a problemi legali?”

Secondo lei tutte le lavoratrici hanno gli stessi diritti?

“Non proprio. Per chi è libera professionista diventare mamma è un tantino più complicato visto che, al momento, una donna che lavora a partita Iva, in caso di maternità, è spesso costretta a interrompere la propria attività con la quasi nullità di garanzie future”. 

È possibile per un professionista donna conciliarli? 

“Ti rispondo sì!!! Ma i nostri interlocutori devono essere persone coscienziose, che lasciano il giusto spazio alla neo-mamma lavoratrice di potersi organizzare, dando la possibilità della gestione del tempo tra una poppata ed un cambio pannolini”.

“In tanti credono che in quanto lavoratrici autonome non abbiamo diritto alla maternità ed all’allattamento; mentre anche noi abbiamo dei diritti e delle tutele. (Tutto ciò che riguarda il tema ‘lavoro & maternità’ è contenuto nel D. Lgs. 151/2011, recentemente modificato in molti passaggi dal D. Lgs. 80/2015 che modifica sensibilmente in meglio alcune forme di tutela ed anche Jobs Act del lavoro autonomo – legge 21/2017.)!”. 

“Il problema maggiore incontrato è la scarsa conoscenza della normativa specifica; non voglio scendere nel dettaglio ma il principio è che il congedo di maternità (e l’indennità) spetta per i due mesi antecedenti alla data del parto e per i tre mesi successivi alla data effettiva dello stesso oppure per la flessibilità si può fruire della maternità anche nei 5 mesi successivi al parto. Le libere professioniste non hanno obbligo di astensione dal lavoro, perciò ai miei clienti ho chiesto soltanto di avere il tempo di organizzarmi… alla fine ho partorito nemmeno un mese fa!!!”

Per una neo-mamma fermare la propria attività 5 mesi può essere un problema?

“Tristemente sì! Ci sono donne che tornano al lavoro una settimana dopo il parto, altre cercano di lavorare da casa senza fare sapere ai propri clienti i salti mortali che fanno per consegnare i lavori, altre si portano il bambino in ufficio; io non ho ancora deciso che strada intraprendere perché ho tanta voglia di stare insieme al mio bimbo”.

Ha mai pensato di mollare il lavoro?

“Mai! È vitale per me, sono appassionata e ci metto tutto l’impegno possibile in ciò che faccio”. 

Ha subito discriminazioni?

“È brutto ammetterlo ma sì! Già da quando ho annunciato ad alcune persone della mia gravidanza sono stata messa in secondo piano, mi hanno detto che non era il caso di affidare a me l’incarico perché non sarei stata concentrata, che non l’avrei mai portato a termine o addirittura hanno iniziato a screditare, mettendo voci false, tutta la mia professionalità. Fortunatamente non sono una persona che si fa abbattere da tutto ciò ma comunque fa male, ho sofferto durante la gravidanza e ne soffro anche ora perché capisco che tanti diritti conquistati restano solo su carta, sono tutti buonisti fin quando non incontrano una donna in maternità”.

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