Da un lato, in castigo dietro la lavagna, tristemente schierati tra i “cattivi”, Luca Palamara (membro del Consiglio Superiore della Magistratura, colui che sta mettendo in crisi le massime istituzioni costituzionali della Repubblica italiana), Luca Lotti e Matteo Renzi (il tandem, ormai pesantemente imbarazzante, del Partito Democratico), Davide Ermini (il discusso parlamentare PD, imposto, da un Renzi in uscita, quale nuovo vice presidente del CSM e, per questo motivo, bombardato da uno spietato, ma acuto, Marco Travaglio), Giovanni Malagò (il disinvolto presidente di quel coni in via d’estinzione, che manovrava, un dì in osannato tandem, proprio con Luca Lotti, fino al giorno del per lui nefasto commissariamento della federazione calcio…) e perfino Claudio Lotito, patron della Lazio e della Salernitana.
Quanti personaggi d’estrema, inquietante attualità… Al centro, tra color che son sospesi, i cinque componenti del CSM, uno dimessosi prontamente, gli altri quattro, per l’appunto, autosospesi dalle rispettive cariche. Sulla sponda opposta, l’accusatore pubblico, Franco Roberti, l’ex procuratore nazionale antimafia, trionfalmente eletto parlamentare europeo (attenzione: in quota Vincenzo De Luca), il 26 maggio.
No, il titolo dell’articolo non è fuori luogo…
Qualcuno si starà certamente chiedendo: ma avrò sbagliato articolo? O è solo errato il titolo? Che c’entrano, le regionali campane 2020? C’entrano, eccome… Perché lo scandalo, senza precedenti, che sta squassando il CSM, investirà come un ciclone, voglia o non voglia il PD, proprio le prossime elezioni in Campania. E non risparmierà neanche Vincenzo De Luca, l’attuale governatore. Che, sia subito messo in chiaro, non c’azzecca per nulla, con lo scandalo CSM. Ma sarà chiamato, da Roberti, a schierarsi: con lui, o contro di lui. Con il PD, o contro il PD. Stavolta, scevro da quelle ambiguità strumentali, che l’hanno caratterizzato alle precedenti elezioni, a modello Salerno. E che non sono più compatibili, con il mutato, stravolto quadro generale.
Il colpo a sorpresa di Franco Roberti
Roberti ha rifilato un colpo di teatro a sorpresa, quantomeno per il pubblico. Ma che è serissimo, rigorosissimo. Del tutto estraneo, ad una sceneggiatura da teatro, nonché al teatrino della politica. Ammesso e non concesso che non l’avesse concordato con qualcuno (Zingaretti?). Ma, davvero, è ipotesi ben poco credibile, questa, considerata la caratura ben poco ossuta del nuovo segretario del PD e tenuto conto dell’estrazione culturale e professionale di Roberti. Appena acquisita la tessera del Partito Democratico, Roberti ha, il giorno dopo, con positivissimi intenti catartici, sparato a zero, ad altezza d’uomo. Colpi, ovviamente, metaforici. Ma di quelli davvero mortali.
Il post su Facebook
Ha invocato, Roberti, con un post sul suo profilo Facebook (un gesto al passo con i tempi), una nuova via, per il PD. Con espressioni tutt’altro che tenere, o accomodanti. Anzi, in stile rivoluzionario, per un PD eternamente ovattato e perennemente con il freno a mano tirato. Roberti, per il vero, non solo invoca, ma esige un kennediano new deal, che spazzi via il passato renziano (un passato, che non è poi così lontano, nel tempo, e che si presenta ancora minacciosamente incombente e condizionante). Ha stupito tutti, Roberti. Nessuno se l’aspettava. La politica, si sa, invischia, inghiotte, compromette, inquina. È come se l’ex procuratore antimafia avesse voluto, con piena e proclamata consapevolezza, liberarsi di un cotale incubo e avesse puntato, nel contempo, a scrollarsi di dosso anche un’infinitesimale ombra. Per certificare la limpidezza del suo categorico rifiuto dell’invischiamento nei canoni dei compromessi politici.
La luce accecante e la frittata salvifica
Roberti ha inteso accendere un fascio di luce, ma di quelle accecanti, sulle proprie idee e sulla propria concezione di un’etica politica, da recuperare con sempre più drammatica urgenza. L’ha fatto, appena messo piede nell’arena della politica. Anzi, appena eletto. Forse, facendo perfino pentire, chi l’aveva proposto quale candidato, autorevole, di alta legittimità, alle elezioni dell’antico continente. Ma, ormai, la benefica frittata, potenzialmente salvifica, è stata sbattuta, è fatta, è cotta ed è servita sul vassoio. E non si può più neppure far finta di non vederla. La nostra percezione è che Roberti abbia, pazientemente, atteso l’esito (per lui, trionfale) della consultazione elettorale. Indi, forte del consenso della base, s’è sentito in dovere di corrispondere a quell’allegorica, ma evidentissima, standing ovation.
Cestinati gli schemi del passato
Ha intuito, Roberti, che non sia più il momento di tergiversare. Che sia, anzi, il momento giusto per rompere con gli schemi del passato. Il Partito Democratico degli intrallazzi, dei rinvii a giudizio, della corruzione diffusa e dilagante, deve essere cancellato. E sostituito, senza remore, senza indugi, da una nuova aggregazione. Da un nuovo patto. A cominciare da quello per le prossime elezioni regionali. Lì, dove, dantescamente, si parrà la nobilitate del rinnovando PD. Dove si cominceranno a contare i voti. Quelli che pesano. Roberti, per concludere, ha inteso, novello Mosè, spartire le acque del Mar Rosso. O di qua, o di là. Al centro, ossia per coloro chi tentassero di sottrarsi alla scelta, non c’è posto. O, meglio, più che il posto che non c’è, li attende un destino mortale: essere travolti ed inghiottiti dalle acque.
Una contingenza micidiale
Il Consiglio Superiore della Magistratura: l’aspetto, il profilo, la terribile rogna dei tempi di oggi. Una drammatica contingenza, per l’Italia. Un Paese che rischia di affondare definitivamente, precipitando a livelli sudamericani. Dopodiché, se (non voglia mai Iddio) succedesse davvero, dovremmo semplicemente, ma proprio tutti, recitare il mea culpa e batterci il petto, non con la mano destra, ma con un duro martello, centinaia di volte, altro che le tre catechistiche rituali. Magari, visto che stiamo parlando di un Lotti, perfino con un pensierino, ma di quelli ini-ini, a Cosimo Sibilia, il distruttore di forza Italia ad Avellino e provincia. Un pensierino della notte, per via di qualche oscuro (ma mica tanto, poi…) addentellato con Luca Lotti ed il Renzusconi, che ha molto gratificato il disinibito irpino. Soprattutto, infinitamente al di sopra dei suoi (modestissimi) meriti e del suo spessore (fragilissimo) di uomo politico, sia pure in attività da un quarto di secolo… Ma, come ripetevano i nostri nonni, questo è il legname… O, meglio, questo è stato, fino ad oggi. Fino allo scandalo CSM. Che è stato ed è tuttora il biblico, fatale spartiacque. Rispetto al quale sono chiamati all’appello tutti gli schieramenti politici. Mica solo il PD. Perfino forza Italia…
La disamina delle europee 2019
Ebbene, ci sarebbe tanto da dire. Ma non derogheremo dal nostro programmino. Oggi, tenendo ben d’occhio quel che accade e che non fingeremo di ignorare, è il turno riservato alla disamina dell’esito delle elezioni europee 2019, quelle delle votazioni del 26 maggio scorso. Fateci caso: son trascorsi solo quattordici giorni, ma sembra già una faccenda superata, archiviata… Mah… Comunque, all’opra. Si diceva, poc’anzi: non derogheremo. E, dunque, ritorniamo al primo detto. Per ora. Ma, di certo, non per sottrarci ad uno spietato approfondimento dello scandalo del CSM, che, a quel che sta emergendo dalla palude melmosa, è tutto di origine renziana e palamariana… Su di esso, torneremo. Nel frattempo, per chi volesse avere un’idea brutale, consigliamo di cliccare, sul web, alla voce Sky-TG 24 Scontro Cossiga-Palamara. Ne verrà fuori un video, sul canale Youtube, semplicemente esilarante. Ma, insieme, frustrante…
I dati di riferimento
Al fine di un’analisi in prospettiva regionali 2020, per opzione metodologica, tralasceremo il quadro dell’esito delle Regionali 2015. Che non possono più essere reputate un punto di riferimento: è trascorsa un’era geologica, da allora, se si tien conto dei sommovimenti e delle scosse telluriche, in corso da anni…. Scosse, che non son certo state d’assestamento. L’ultimo dato utile e serio di partenza è, dunque, proprio quello delle europee del 26 maggio scorso. Partiremo, per rispetto delle gerarchie e dei numeri, da Napoli città. Dunque, Cinque Stelle al 39,8%, PD al 23,2, Lega molto più giù, solo al 12,3%. Seguono forza Italia, con il 9,4 per cento, e Fratelli d’Italia, al 4,4. La Sinistra è malinconicamente attestata al 3,3 per cento, scontando la tenuta dei Cinque Stelle (ancora fortissimi, a Napoli e nell’intero Sud) e del Partito Democratico.
La sconfittona salviniana a Napoli
Azzarderemo una considerazione, sul punto. Salvini si sarà ben reso conto di questa, che è stata, per lui, una sconfittona, incistata in un quadro da rullo compressore. Proprio nella capitale del Meridione. Un allarme significativo. Correrà certamente ai ripari, il lombardo. Con candidati credibili, che mutino il quadro odierno. In primo luogo, con soggetti, che siano positivi, di Napoli città. In grado di creare ben altra aggregazione, che quella del 26 maggio. Napoli metropoli e la sua provincia, tanto per capirci subito, rappresentano più della metà del bacino elettorale dell’intera Campania. Non si scherza, quindi, con Partenope… E Salvini non potrà non responsabilizzarsi, sul punto. Per riepilogare, rapidissimamente (considerando, insieme, le città capoluoghi e le rispettive aree provinciali), su un totale regionale (dati ISTAT al 1° gennaio 2018) di 5.826,860 abitanti, Napoli ne conta 3.101.002; Salerno è seconda (ma incide, De Luca ne prenda atto, per un terzo di Napoli…), con 1.101.763 unità; Caserta è terza, con 923.445 unità; Avellino, nettamente distanziata, è quarta, con 421.523 unità; Benevento, quasi insignificante, è a quota 279.127. Ma Mastella non lo sa. E pretende di candidarsi, nel 2020, a governatore…
Uno “sguardo dal ponte”, al Sud
Un’ultima disamina preliminare. Nell’intera circoscrizione Sud Italia (un dato comunque orientativo, anche se non diretto), il M5S è al 29,3%, al primo posto fra i partiti più votati. Ha preceduto, però, proprio la Lega di Matteo Salvini, che, sul piano meridionale generale, recupera, rispetto alla Capitale Napoli. “Salvini premier” ha, in effetti, conseguito il suo massimo storico, al Sud, con un clamoroso 23,1% (come si vede, molto più elevato che a Napoli metropoli) e oltre 1,2 milioni di voti. In ribasso il Partito Democratico di Nicola Zingaretti, che si ferma al 18,2% dei voti e scende sotto il milione di consensi. Forza Italia, alleata anche con l’Unione di Centro, ottiene il 12,1. Bene, invece, sull’intero Sud, Fratelli d’Italia, con il 7,5% dei voti. Il dramma continuo, ormai irreversibile, è quello degli azzurri di Berlusconi, retrocessi e degradati a debolezza Italia.
L’incidenza del reddito di cittadinanza
A Napoli città ha inciso, anche sul voto europeo, il reddito di cittadinanza, la carta di credito jolly dei Cinque Stelle (in attesa degli sviluppi futuri…). Non a caso, a Napoli è registrata una delle percentuali più elevate, delle istanze del predetto reddito. Non deve essere sottovalutata neppure la violenta campagna anti salviniana, condotta dal sindaco Luigi De Magistris, che, per di più, sta manovrando per un’alleanza, alle regionali, proprio con Luigi Di Maio, nell’auspicio che il giovane leader pentastellato, tanto per cominciare, si responsabilizzi sulla carenza di personalità di spicco del suo Movimento, un fattore che incide in misura decisiva, alle regionali. Sintesi estrema: poca meraviglia, per l’esito elettorale europeo / partenopeo. Ma motivate ambasce, in prospettiva delle elezioni regionali 2020.
Il nodo delle candidature a governatore
Ovviamente, uno dei punti nodali (critici, per talune aree) è quello del candidato governatore. Per ora, il primo ed unico candidato certo è Vincenzo De Luca, ad onta delle voragini nella Sanità (intesa come settore, non come quartiere, reso celebre in tutto il mondo dall’ineguagliabile Eduardo De Filippo). De Luca ha imbroccato il suo simbolo, Franco Roberti, che proprio dal governatore è stato cooptato alle europee. Sulla scia obbligata e perentoria di Roberti, però, Vicienzo dovrà, giocoforza, abbandonare al suo destino il suo precedente sponsor, Matteo Renzi. Non è un dramma, per lo sceriffo. Non è la sua prima piroetta e non sarà certamente l’ultima. Ma, dopo le frasi-macigno di Roberti contro Renzi e Lotti, De Luca non potrà tergiversare, né ondeggiare. Dovrà, decisamente, schierarsi proprio contro l’uomo che gli ha consentito di sistemare alla meglio il suo erede n. 1, Piero, mortificato nell’ex feudo deluchiano, Salerno, ma recuperato dalla blindatura terralavoristica. Siamo curiosi di verificare, non oggi, ma… magari domani, l’atteggiamento che assumerà l’integerrimo Roberti, che per il vero si dimostrò un tantino perplesso ed anche indeciso, nel giudizio sull’erede n, 2, Roberto, devastato e delegittimato dall’inchiesta di Fan page sulla gestione dei rifiuti. Ma l’abbiamo già scritto, nell’ambito dell’inchiesta sul declino di Salerno e non ci ripeteremo. Semmai, staremo all’erta. D’altro canto, questo, dei due figli pezzi di cuore, è un angosciante tallone d’Achille, per Vicienzo.
La decima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 13 giugno, con la terza parte dell’analisi “… verso le regionali 2020”.

