“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 50 – Dopo il crollo elettorale degli elitaristi in Umbria, come la mettiamo, col sovran-populismo?

Eravamo rimasti in attesa, impregnata di viva curiosità, dell’esito delle elezioni regionali in Umbria. Quali fossero le nostre previsioni, era comunque chiaro. Ma una scoppola, una devastazione, un crollo, come quello dei giallorossi, della singolare, bizzarra coalizione che non si coalizzerà mai, quella piddin / grillina, non erano concepibili. Come ammoniva Enzo Arbore, “meditate, gente, meditate”. E stavolta, per “gente”, devono intendersi i Beppe Grillo, il democristo Franceschini, il democristo machiavellico-dispittoso, Matteo Renzi, e tutte le menti e le anime di codesto inguardabile pateracchio.

Zingaretti sempre più disorientato

Avrete notato che non abbiamo neppure citato Nicola Zingaretti, uno che già avrebbe difficoltà enormi, a curare una sola carica (magari, quella di presidente della Regione Lazio, per la quale, molto presto, dovrà vedersela con i micidiali attacchi leghisti, finalizzati a farne dichiarare l’incompatibilità) e che, come sempre si verifica quando si perde il contatto con la realtà, pretenderebbe, invece, di svolgere anche il mandato di guida del Partito Democratico (in procinto di cambiare, per l’ennesima volta, la propria denominazione).

A conferma, sia pure pallida (ma ce ne sono tante altre di sostanza), che sia la formazione politica dell’inter-conflittualità permanente e feroce. Ma soffermiamoci ancora un attimo sulle illusioni del democristianone, per di più con la faccia tipica da democristianone, Dario Franceschini. Che aveva davvero avuto allucinazioni, da lui travisate per geniali prospettive politiche. Inclusa quella di avere, con la stipula del patto giallorosso, definitivamente disinnescato la mina Renzi / Boschi.

Figuriamoci: Franceschini, con quella sua aria seriosa ed un tantino spocchiosetta, avrebbe voluto marcare il trionfo dei redivivi diccì. Con i loro magheggi e maneggi, con le loro mistificazioni, con le loro fondellate, con le loro trappole, con i loro inganni, verniciati da machiavellismi e soluzioni risolutive. Ma risolutive de che? Ci ha pensato, menando Franceschini per il naso, il solito Matteo tosco: anzi, fiorentino. Che, tanto per non smentirsi, in Umbria non c’è proprio andato. Lasciando, per l’appunto, con un palmo di naso (osservate: sempre il naso…), gli inguaribili ingenui che avevano addirittura ipotizzato che l’uomo del Renzusconi potesse, come per incanto, come nelle favole, emendarsi, correggersi, cambiare la propria anima…

Prossima stazione della via Crucis: l’Emilia Romagna

Chiedendo perdono per la comparazione sacra del titoletto, che non ribadiremo, consapevoli che qui, di sacro, non c’è nemmeno l’ombra, la prossima tappa dello smottamento delle quattro / cinque sinistre di governo sarà l’Emilia Romagna. Ovviamente, a condizione che non si verifichi, nel breve periodo che manca all’appuntamento con le urne (quello che Mattarella e l’UE aborriscono in sommo grado), qualcosa capace di sconvolgere tutto e di sparigliare le carte. Ma non si riesce proprio a prevederlo, questo qualcosa. E c’è, in più, a giocare a favore della premonizione, nerissima per gli elitaristi, del prossimo turno, un dato psicologico, quasi antropologico: gli emilian / romagnoli furono tra i più lesti, spigliati e disinvolti, a bruciare la camicia nera mussoliniana e ad indossarne una rossa, fresca, ben stirata. Non ci metteranno un solo attimo, quindi, a distruggere quella rossa ed a sostituirla con una verde (leghista, non ambientalista…).

Maria Giovanna Maglie conia lo slogan giusto

Un’opinionista coraggiosa, Maria Giovanna Maglie, non ha avuto remore, nei talk show politici, a spifferare il suo micidiale concetto: “Ormai, il nostro popolo si distingue in italiani ed anti-italiani”. Affrettandosi immediatamente a precisare che gli anti-italiani siano quelli de sinistra. Lapidaria, tranchant qualificazione. Che fa scopa con un siparietto suggestivo e significativo. Deve premettersi che le conduttrici televisive non dimenticano, neppure loro, così apparentemente sicure di sé, il motto  del geniale giornalista Leo Longanesi: “L’italiano è sempre pronto ad inalberare una bandiera, sulla quale c’è scritto: Tengo famiglia”. Sicché, immediatamente dopo la catastrofe in Umbria, la chicchissima Lilli Gruber s’è, anch’ella, allertata.

La Gruber ospita, a “Otto e mezzo”, la leghista Borgonzoni

Ed ha invitato la tosta leghista Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza in Emilia Romagna. Oltretutto, la Gruber, trattando la paladina di Salvini con inusuale cortesia. Una cortesia che non si spiega solo con l’appartenenza della senatrice Borgonzoni al genere femminile… Con il sostanziale vantaggio, per la Borgonzoni donna, di non dover essere, in quanto tale, rieducata. Il triste destino che, invece, attende tutti gli uomini, in ossequio al sessismo alla rovescia dell’altoatesina Lilli. Un sessismo che non è una voce dal sen fuggita, ma è premeditato, in quanto proclamato nel suo ultimo libro…

Il siparietto Salvini / Bianca Berlinguer

Ma torniamo al siparietto, al quale avevamo fatto cenno po’anzi. S’è registrato, il significativo evento, a Cartabianca, la trasmissione, su Rai 3, di Bianca Berlinguer. Dunque, il cinico e sempre più accorto Salvini ha stretto all’angolo la Berlinguer, chiedendole quattro / cinque volte di fila, a mitraglietta, se lo slogan “prima gli italiani” sia un’espressione di razzismo. La finto-candida (in onore al nome) Bianca, che da qualche tempo sta dismettendo le vesti della settaria rigida (quelle del comunque grande politico, il Papà Enrico), non ha avuto l’ardire di pronunciare un tragico, terribilmente impopolare, per lei pericolosissimo: “Sì. È razzismo”.

Dapprima ha tentato di barcamenarsi. Infine, è crollata. S’è arresa. Codeste novità, che solo per un’analisi superficiale potrebbero essere definite notiziole, o mere curiosità, indicano che il vento sta cambiando. Che la direzione dei flussi di pensiero si sta modificando. Che Salvini, pian pianino, sta incuneandosi (un cuneo politico…), con le sue coraggiose ed un dì temerarie affermazioni, fino a prevalere anche pubblicamente (in privato, da tempo, quella sovran-populista è una concezione prioritaria e vincente. Ma, in passato, lo era solo in privato). Attenzione: trascinandosi dietro, Salvini ed anche Giorgia Meloni, le loro idee. Che non appaiono più becere, buzzurre, bizzarre. Ma quel che sono: semplicemente, sensate. Prima o poi (più prima che poi, se la Lega e Fratelli d’Italia continueranno a straripare), trionferanno addirittura.

Il precipizio delle espressioni alla “Enrico stai sereno”

In armonica sintonia con il panorama descritto, da qualche tempo l’ormai proverbiale espressione “Enrico stai sereno” appare definitivamente archiviata e consegnata al catalogo delle porcate, o, quantomeno, delle indigeribilità. A tutto beneficio della rinascita dei valori etico-morali-spirituali dell’Italia. Una Nazione che s’è ridotta, fino a poche settimane fa, a farsi “sfanculare” da Beppe Grillo e fondellare dal lugubre Davide Casaleggio, con il codazzo della sua piattaforma Rousseau. Ora, come ennesimo effetto del tracollo umbro, con il M5S ridotto ai minimi termini, Grillo e Casaleggio dovranno proprio decidersi: o si candidano, anziché divertirsi a rosolare, sulla graticola, il povero Di Guaio, oppure il vaffa, definitivo e strameritato, toccherà, molto prima che possano pensare, proprio a loro due. Con l’aggiunta, per codesti grillini in profonda crisi, di un Giuseppe Conte sempre più stretto d’assedio dalla Lega e da Fratelli d’Italia: per la consulenza pre-premierato, per le ambiguità sui servizi segreti, per Carige…

C’è ancora speranza…

Insomma, in Italia si può ancora sperare. Lo spiraglio l’ha offerto Giorgia Meloni, che sarà semplice e un po’ banale, ma convince sempre di più. Per inciso, l’Italia s’è scrollata di dosso le convergenze parallele e tutti gli ermetismi democristian / comunisti. Lo sbocco finale era, palesemente, la semplificazione del linguaggio politico (uno dei meriti del primo Silvio Berlusconi, poi smarritosi, per puro motivo di interessi aziendali). Oggi, la Meloni sta legittimamente rivendicando il segreto della lievitazione del suo partito. Un segreto che si sintetizza in una sola parola: coerenza. Quella che sembrava definitivamente consegnata ai robivecchi.

Coerenza, parola d’onore, il senso dell’onore e della dignità, la fedeltà alla parola data, la serietà. In nome della violenza punizione dell’incoerenza, gli italiani, in Umbria, hanno schiaffeggiato tutti i teorici, renziani e renzisti, del machiavellismo spregiudicato. Se sarà davvero così, lo vedremo presto. In un territorio antropologicamente significativo: l’Emilia Romagna. Dopo di che, si delineerà anche il quadro che riguarda direttamente l’abbandonato Berlusconi. Che lancia disperati, ma inascoltati appelli ai suoi uomini d’un tempo ed, ancor più, alle sue fedelissime d’un dì. Le quali, però, sembrano proprio marciare, irrefrenabilmente, verso Renzi. Checché si affanni ad annunciare e proclamare il derelitto Silvio…

 

La cinquantunesima ed ultima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 3 novembre.