“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 5 – Enzo De Luca e il declino di Salerno…

Siamo alla conclusione della serie di articoli su “Enzo De Luca e il declino di Salerno”. Un declino, uno smottamento, come scrivemmo fin dalla prima puntata, per entrambi. Per De Luca (ma i governatori passano…) e, purtroppo, per la città. Che, pure, era ed è in attesa, da decenni, di una rinascita. Con De Luca, sembrava avviata, la resurrezione, ma è stata effimera. Un’illusione sgonfiatasi nel tempo.

Salerno, un altro sindaco della Provvidenza: Alfonso Menna

Per illuminare con immediatezza, senza troppe tortuosità, la vicenda Salerno, è il caso di riandare, con la memoria, ad un altro sindaco della Provvidenza: Alfonso Menna. E fu colui che sventrò le colline, strafacciò il volto urbanistico della città, soffocò lo sviluppo di Salerno. Se n’è preso atto a decenni di distanza. Ma, finalmente, ci si è arrivati…

Non è riuscito a governare sé stesso

Ovviamente, la città dell’Irno è il simbolo deluchiano, è quella che ha reso di respiro nazionale il lucano (di Ruvo del Monte). Che s’è lasciato, però, prendere la mano dai problemi spiccioli, dall’irrisolta, asfissiante quotidianità. Ma s’è fatto anche prendere la mano, affascinato dagli effetti folcloristici delle sue boutade, s’è affezionato alle sue piazzate, alle sue rodomontate, alle quali non sa rinunciare. Vicienzo ha governato Salerno per ventisei anni. Ma non è riuscito a governare sé stesso…

Mai percepita, l’opzione deluchiana per la vocazione di Salerno, in prospettiva

De Luca, su Salerno e per Salerno, non ha mai avuto il tempo per articolare una scelta strutturale, di prospettiva. Mai ha saputo, o voluto, selezionare, tra le tante, la sua opzione per la città: vocazione turistica, o commerciale, o agricola, o industriale, o altra ancora… Nulla di tutto questo. Non ha deciso, Vicienzo. Ma non ci ha neppure pensato. Eppure, ha “timonato”  Salerno, senza neppure opposizione (fatta eccezione per quella, isolata e già segnalata, di Roberto Celano), perfino per interposto sindaco deluchiano. Da un’era geologica. Oggi, ormai, è troppo tardi. Peccato. Un’occasione sprecata. Non tanto da De Luca, ma dalla città.

Il mare, l’eterno assente, nella politica deluchiana

L’handicap deluchiano è stato ed è il mare. Non l’ha mai curato, nei ventisei anni del suo impero. Non ha mai neppure tentato di sottrarre la litoranea al degrado profondo, nel quale versa da sempre. Eppure, anche su questo tallone d’Achille, i salernitani sono restati in letargo. Inibiti perfino nella tradizione balneare, ma eternamente indulgenti, verso Vicienzo. Senza un sussulto di protesta. De Luca, decisionista per tutti gli aspetti che gli stanno a cuore, non s’è mai neppure sognato di assumere l’iniziativa di coordinare, come primo cittadino del comune capoluogo di provincia, i sindaci della fascia a sud di Salerno (magari, prendendo le mosse un tantino a nord, da Vietri sul Mare): Pontecagnano Faiano, Battipaglia, Eboli, Capaccio Paestum, Agropoli. Sarebbero cinquanta chilometri di costiera ininterrotta. Che, se ripulita, rivitalizzata, valorizzata, depurando il mare, recuperando a dimensioni decenti il morente lembo di spiaggia, arricchendo la linea costiera con strutture alberghiere, con impianti sportivi, con locali notturni di prestigio, straccerebbe la riviera adriatica. Certo, è un progetto ambizioso, ciclopico. Ma non ci ha neppure provato, De Luca. E non ha neppure dato mostra di voler mettere mano ad un tentativo…

Un predecessore illustre, che non conosceva il mare e non lo amava

Un altro sindaco di Salerno (la città che, per tradizione, ama i forestieri), Alfonso Menna, piazzò (da domicellese, qual era: irpino, non conosceva il mare ed, evidentemente, non lo amava) la zona industriale proprio allo sbocco di Salerno sul mare. Una contraddizione in termini. Un’infelice scelta fatale. Che ha strozzato lo sviluppo della città nei secoli dei secoli ed ha fatto, da qualche tempo, la fine ingloriosa che è sotto gli occhi di tutti: un abbandono desolante.

Neppure un briciolo di attenzione al mare…

De Luca, nei suoi ventisei anni (ad oggi: fin da maggio del 1993, come abbiamo già dato conto) di incontrastato dominio, non ha dedicato neppure un briciolo, della sua attenzione, al mare. L’ha abbandonato al suo destino, all’incuria. Nel cuore di Salerno, come nelle periferie. L’ha fatto dimenticare, il mare, ai salernitani. Eppure, ha avuto mano libera. Eppure, non s’è mai curato delle inchieste giudiziarie. Quelle che avrebbero potuto frenarne l’azione a rullo compressore. E che gli si sono scaricate, incessanti, sulla cervice e sul collo.

Un’altra incuria deluchiana: lo sport

Coerente con la sua origine ideologica (il comunismo, che, notoriamente, non ha mai promosso, giudicandoli  movimenti ingovernabili, le attività sportive), De Luca ha abbandonato al suo destino anche lo sport cittadino. Il monumentale stadio “Donato Vestuti” è cadente, fatiscente, pietoso. Quello che fu il terreno di gioco della storica Salernitana 1919, della quale, il mese prossimo, ricorre il centenario, è ridotto ad un pascolo per greggi di mansuete, belanti,  simpaticissime pecore. Gli altri impianti (non solo di calcio)  sono a tal punto in rovina, che, ad esempio, le società calcistiche della città sono costrette a cercare ospitalità in provincia. A Salerno, brilla e rifulge la pallamano femminile, grazie alle imprese della Handball Salerno. Ma De Luca lo sa, dove gioca ed in quali condizioni? Una vergogna, un’onta, quella dei campi sportivi, acuita ed enormemente aggravata dalla gestione commissariale (di Sibilia e Gagliano, due amici di Vicienzo) del comitato campano della figc.

Un pozzo di San Patrizio al rovescio…

Il palazzetto dello sport è come un metaforico pozzo di San Patrizio. Ma all’incontrario: un pozzo senza fine di spese, di risorse… Oggi, si ipotizza, addirittura, di abbandonarlo, come un’opera incompiuta. A perenne monito di tutti i deluchiani. Il lungomare di Salerno, l’opera migliore del sindaco Menna, è infestato dai topi. Le storiche palme dell’un dì splendido lungomare sono state miseramente distrutte dal punteruolo rosso. Viceversa, esorbitano, come enormi “turzi ’e penniello”, in tutta la città. Con la popolazione che inizia a preoccuparsi che De Luca, o il suo successore deluchiano, faccia la fine di Virginia Raggi, dovendo, prima o poi (che non voglia Iddio), fare i      conti con i crolli degli alberi sulle autovetture di passaggio, purtroppo passeggeri inclusi. Quelle palme, fragili, non di certo resistenti ai venti impetuosi, sono ormai, infatti, arrivate ai sesti piani dei palazzi… E si innalzano sempre di più.

Piazza della Libertà

Un capitolo a parte meriterebbe l’infelice piazza della Libertà, “la più grande d’Europa”, come la magnificava, ai tempi d’oro, Vicienzo. Ne riparleremo, quando la situazione sarà stata, definitivamente, chiarita. Per ora, è in equilibrio precario. Come lo è stata fin dai primi tempi. Assediata, com’era, dai “figli delle Chiancarelle”, una dei pochissimi sarcasmi antideluchiani, messi in scena dai salernitani…

Rinunci alle ambizioni familistiche

Un consiglio (non richiesto e, supponiamo, tutt’altro che gradito), ci sentiamo di darlo comunque, a o’ governatore: rinunci alle ambizioni familistiche. Quelle nello stile dei papi nepotisti, dai Borgia ai Barberini… Quelle che rievocano dinastie, il cui ricordo si perde nella notte dei tempi. Alla Filomena Marturano, l’immortale personaggio eduardiano, i figli so’ piezz’ e’ core. È vero anche per Vicienzo, certo. Ma lo sono, pezzi del cuore, anche per gli altri salernitani…

Graduale, ma inesorabile, tramonto di un’immagine

Gli han fatto passare tutto, a Vicienzo, i salernitani. Ma han dato già segnali di inquietudine e di silente ribellione (con Piero, l’erede n. 1, disintegrato da un ignoto, Nicola Provenza). Ed hanno assistito, attoniti, all’inchiesta di Fan page. Che ha dissacrato l’impero deluchiano, offrendo una disarmante dimostrazione, nella più indulgente delle ipotesi, dell’insipienza politica di Roberto, l’erede n. 2. Insomma, un’eventuale insistenza, nello stile di un qualunque Mastella, o di un  qualsiasi vetero-democristianone, non gli sarà perdonata, a Vicienzo. Magari, assicuri anche al rampollo Roberto un radioso avvenire. Come ha fatto per Piero, colui che vorrebbe imitare papà, ma non ne ha la stoffa e diventa, per via di un automatico, inevitabile confronto, patetico. Certo, non ha più, Vicienzo, un do ut des di riserva. Non ha neppure più, a disposizione dei suoi capricci, un disinibito come Matteo Renzi (oggi, l’interlocutore sarebbe lo scialbo, confuso e inconcludente Zingaretti). E non è più neppure il caso di insistere (mala tempora currunt…) sul porto di Salerno, che, per via di quei misteriosi, informatissimi canali di comunicazione delle ong, fu preso d’assalto dai migranti…

L’ultima gaffe: sui giornalisti

Come ha riferito ErreEmme News, l’ultima di Vicienzo (il gaffeur irredimibile, splendidamente imitato da un Maurizio Crozza che sembra, sempre di più… De Luca che fondella Crozza) è davvero dura, se non impossibile, da digerire.

“Abbiamo inaugurato il nuovo reparto di terapia intensiva ematologica per fare il trapianto di midollo, anche a malati di leucemie, con cellule non provenienti da familiari… Mentre è in corso questo lavoro, arrivano sulle pagine nazionali le lenzuola del Cardarelli, nell’ambito di un sistema informativo che è fatto per l’80% di farabutti, per un altro 10% di analfabeti, e salvo il 10% di persone perbene e di grande qualità nel mondo dell’informazione”.

Gli ha replicato, secco, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli: “E’ inaccettabile, De Luca rettifichi e chieda scusa… Se ne faccia una ragione: l’informazione è cronaca e critica. Si rassegni”.

Quelli che non sopportano lo sceriffo hanno preso, alla Vasco Rossi, la palla al balzo. Puntando spietatamente il dito contro gli scendiletto di De Luca, quelli della “sua” Salerno, segnalando che l’allusione deluchiana al dieci per cento di professionisti seri era certamente rivolta, per l’appunto, ai suoi zerbini.

Ma cosa pretenderebbe, il governatore? Che venissero sciorinate e glorificate solo le sue imprese positive, omettendo, sottacendo, silenziando le enormi problematiche (ad esempio, nella Sanità), che restano irrisolte? Vorrebbe un’informazione ad intermittenza, come le luci d’artista? Sia come sia, questa infelice uscita è preciso sintomo di insofferenza. Di stress. Di inquietudine. Non è un buon segnale…  

“Non vi sono liberatori…”

Il dramma di Salerno è il dopo De Luca. Che è già iniziato. Ma senza né rivoluzionari, né risanatori all’orizzonte. “Il Ribelle”, il giornale delle brigate partigiane “Fiamme Verdi”, formazione d’ispirazione cattolica, aveva un suo motto: “Non vi sono liberatori, ma solo uomini che si liberano”. Bisognerebbe scrivere queste parole lapidarie sul gonfalone di Salerno ed inalberarlo sul Palazzo di Città. Quella frase, da sola, potrebbe davvero scuotere le coscienze. Le agitava e vivificava, le coscienze, con ben solide ragioni, ai tempi dei partigiani. Oggi,  se il motto vale anche per Salerno, saranno i salernitani, per l’appunto,  a liberarsi. Tocca a loro. Ma De Luca potrebbe sorprenderli ancora una volta (noi, francamente, ci crediamo ben poco). Nel suo stesso interesse, se vuol lasciare un buon ricordo di sé, una positiva memoria, un testamento spirituale, un lascito alla città, si fermi. Non insista col familismo. Si sublimi con una svolta definitiva… Salerno, con lui, stava svoltando pagina. Stava cambiando e progredendo. Poi, inesorabile, è iniziato il declino. Ora, spetta ad altri. Sia di arginare, bloccare, neutralizzare il regresso. Sia di iniziare una rimonta. Un recupero. Una rivitalizzazione. Una rinascita. È riuscito nella prima fase,  De Luca. La seconda, dopo ventisei anni, spetta ad altri. Ne prenda atto.

 

Si conclude, qui, l’inchiesta su “Enzo De Luca e il declino di Salerno”. Le cinque puntate sono state pubblicate il 12, il 16, il 19, il 23 ed oggi, 26 maggio.

La prossima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMMENEWS.it, giovedì 30 maggio

 

Queste son situazioni di contrabbando…

Chiacchiere e nuvole…

La faccia tosta d’ ’a politica…

Il vento gonfia ogni polemica…

Che voglia di piangere ho!

Masuccio 2000