“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 37 – I tempi li detta sempre Salvini: è campagna elettorale perenne…

Nicola Zingaretti, un nuovo modello di ogm. Il sorprendente (non proprio stupefacente: non ne ha la verve) segretario del PD, votato dalla base (all’epoca, sensibile alle mortificazioni da Banca Etruria), affinché liberasse il partito dal trio Renzi / Boschi / Lotti, alla fine s’è ritrovato a fare quel che gli ha imposto… Renzi, pur di mandare a casa non più il bulletto, ma il nuovo nemico n. 1, Matteo Salvini. Ed è così che Zingaretti ha iniziato la sua metamorfosi genetica. Da anti-renziano, a filo-renziano.

Le piroette e le capriole…

Da involontario alleato di Salvini, per mettere all’angolo Renzi e disfarsi di lui e dei toschi, a sostenitore, strenuo ed urlante, della linea Renzi. Una figura, quella di sostenitore renziano, imprevedibile fino a pochi giorni prima. Ossia, mi alleo anche col diavolo, pur di scongiurare il pericolo del ricorso alle urne, che sarebbe stato mortale per i renziani, ma, parimenti, anche per il PD. Alla fine, Zingaretti s’è “camaleontato” in arruffapopolo, pur di non essere da meno, rispetto ai grillini. Non v’è che dire: una bella coppia, una splendida pariglia, di alleati…

Uniti nel nome della comune convenienza

Non ci sarà voluto poi tanto, per Matteo Renzi, per persuadere l’organismo geneticamente modificato, o in trasformazione continua, cioè, sempre Zingaretti. Non c’è voluto molto, checché ne possa pensare il troppo fidente e convinto Salvini (la lezione, frustrante, gli sarà stata utile). Zingaretti, in questa sua incessante metamorfosi, è passato, anche, da urlatore entusiasta, felice e giulivo di far sentire finalmente la propria voce tonante, a politico accorto ed equilibrato. “Si fa per il bene dell’Italia e degli italiani”, il suo mantra, ripetuto con un tono così mellifluo, da essere, forse, riuscito anche a convincere… sé stesso. E così, di modifica in modifica, attendiamoci nuove versioni zingarettiane. Magari, perfino a breve termine.

Salvini scalpita…

Nel frattempo, Salvini aveva proprio bisogno di imporre ritmi, marce, tempi. Per non essere risucchiato dal gruppone dei “tiriamo a campare”. Ci sarà voluto uno sforzo sovrumano, per riprendere i ritmi dei giorni della gloria. Se lo definissimo bestiale, sai che goduria, per i nemici di Matteo del Nord. Ma super-umano, sicuramente sì: si addice e, diprietrescamente, c’azzecca. E c’è riuscito, Salvini, con tutti i suoi acciacchi da stress, di questo critico periodo.  Da qualche giorno, è più pimpante che mai, alla Ettore Petrolini. Non vede l’ora di misurarsi sul piano elettorale.

Le urne, la (sacrosanta) ossessione salviniana

Pensa solo alle urne, negategli dal solito presidente della Repubblica, in ragione di quelle motivazioni ben spiegate da Paolo Mieli, quelle che consentono alla sinistra di governare sempre, perdendo sempre le elezioni, Quelle urne, per le quali Salvini rischiava una crisi da astinenza. Quelle urne, in Umbria, in Emila Romagna, che non gli potranno essere sottratte, per via della fatale democrazia parlamentare, neppure all’ultimo momento. Neppure per una sovrana, insuperabile ragion di Stato… Ed allora, sotto a chi tocca. Eccolo di nuovo, il Salvini irrefrenabile. Che punta, con il suo coraggio quasi da incosciente (ma, ora, ha ben poco da perdere, dopo la beffa che gli è stata rifilata: ha, semmai, da recuperare…), a dare le carte. A dettare tempi e regole. Anche perché il Matteo del Nord è ben consapevole che tutti, o quasi, si sono coalizzati nel nome dell’odio contro Salvini. Come emerge dalle interviste, ai militanti atterriti dalla Lega. alle rustiche feste del PD.

Mi scindo, o non mi scindo?

Salvini stuzzica Renzi, affinché sconvolga e squassi il Partito Democratico. Che sembrava avviato ad un tranquillo week-end di relax, che, invece, s’è trasformato in “Un tranquillo week-end di paura”. Di angoscia, di timore per le potenziali scissioni renzian/boschiane. E, dal lato opposto, ossia dal giglio tragico, in un’ansia, malcelata, per quello che potrà succedere. Il che impone a PD e 5 Stelle di ponderare seriamente, di soppesarla con cautela, cura ed attenzione, l’ipotesi dell’alleanza anche alle regionali.

Che è proprio quello che Salvini, sotto sotto, vuole succeda. Perché, in tal modo, punterà a sottrarre voti ai pentastellati, a risucchiare nel suo alveo i più genuini (quelli che non si rassegnano, a trasformarsi in europeisti filo von der Leyen), a garantire ai tremebondi grillini impauriti un seggio sicuro, alle prossime politiche. Creando una trasmigrazione di voti, che, al solo immaginarla, il cuore (e, con esso, la mente) davvero si spaura. Leopardianamente. Sarà questa, la nuova rivoluzione di un’Italia che scappa a gambe levate, solo a sentir nominare questa parola?

Di Maio si scansa…

È questo, nella sostanza, stringi stringi, il motivo per il quale il furbettino Di Maio la prende alla larga, la ventilata alleanza. E non risponde. Eppure, i 5 Stelle non hanno mai vinto un’elezione regionale, avendo fatto la loro corsa sempre da soli. Il problema è che sanno, i pentastellati, che la base ha non i mal di pancia, ma il voltastomaco, per l’alleanza con i piddini. Percepiscono, i grillini della base, piattaforma Rousseau o no, anche al di là delle loro convinte e ferme antipatie per i Dem, che i piddini non gliel’hanno perdonata, la battaglia su Bibbiano, gli insulti, i sarcasmi per via delle banche & compagnia rimembrante. Tant’è vero che la Boschi, una che sublima l’arte, tutta fiorentina, delle allusioni, delle mezze parole, delle minacce accompagnate dalle blandizie, delle allusioni con le scuse, ha subito puntualizzato di non averle ritirate e di non pensarci minimamente, a rimetterle, le querele contro… gli alleati di governo.

È tornato Kafka

Una situazione kafkiana, insomma. Dalle evoluzioni imprevedibili. Eppure, gli entusiasti già azzardano previsioni “tombali”, per Salvini. A loro, freschi reduci dallo scampato terrore per le urne che sembravano imminenti, l’alleanza alle regionali, tra grillini e piddini, appare già mortale, per l’indomito Matteo. Non percepiscono neppure il pericolo contrario, appena accennato poc’anzi. Come se i loro voti fossero, per obbligo para-democratico, destinati a lievitare ed il consenso salviniano, ineluttabilmente, a precipitare. Lo slogan di Vittorio Sgarbi (uno più uno = meno uno…), riferito alla potenziale alleanza PD / 5 Stelle, alle regionali, e coniato parafrasandolo sull’uno vale uno, sarà anche paradossale, ma ci sembra evocare  pericoli reali, in percentuali di consensi.

Una rabbia inesplosa

Salvini sta sfogando la sua rabbia e la sua ansia di rivalsa, con la programmata campagna elettorale in Umbria,  “città per città, paese per paese, casa per casa”. Ricominciando con quegli slogan, che non piaceranno alla gente che piace, ma che gli han portato tanto di quel brodo, a Salvini. Perché la gente, non quella che piace, ma quella che giace e vuole rialzarsi, vede in lui il vindice del popolo. Il popolo, i cui sentimenti profondi, con disprezzo e dileggio, i radical chic definiscono sovranismo, o populismo… Ha puntato grosso, Salvini, ad Orvieto. Chiedendo a Mattarella “se gli italiani meritavano questo schifo”. Ed approfittando per sfidare ad un’alleanza, anche alle regionali, i due partiti del governo giallorosso.

La “remuntada” comincia nella verde Umbria

Alla Lega non dispiace affatto che la remuntada abbia la sua prima tappa obbligata proprio in Umbria. “Qui”, dice Salvini, sicuro di sé, nonostante la scoppola istituzionale (ma non nelle urne…), “il PD ne ha combinate di cotte e di crude…”. Allude agli scandali nella Sanità, Salvini. E, forse forse, simultaneamente, insinua qualcosa per la Campania. Delusa dalla distribuzione di vice Ministri e di Sottosegretari. Un ambito, dal quale sono usciti con le ossa rotte i renziani (che già meditano vendetta, tremenda vendetta), il governatore De Luca (il figlio Piero è stato trombato), ma non Di Maio (il grillino avellinese Carlo Sibilia ha surclassato il suo omonimo Cosimo, scomparso dalla scena politica, mentre il salernitano Tofalo è stato preferito all’improvvido Piero De Luca)…

Il “mistero” Berlusca

Un’ultima considerazione va riservata a Silvio Berlusconi ed al suo morente partito, forza / debolezza Italia. Lo definiamo in tal modo fin dalla prima puntata. Ma non era una previsione difficile. Salvini ha, però, una medicina anche per codesto callo: liberarsi di quella quota di forzisti, smaniosi di ricostituire il Renzusconi, o di allearsi con Debenedetti e Carlo Calenda, e surrogarla con linfa vitale, freschissima.

Quella della gioventù grillina. Che non ama i poteri forti, e neppure quelli contorti e neppure quelli vaticani, l’esercito di papa Francesco, che detta i temi e le parole d’ordine della politica, più che della misericordia. Come si può arguire, siamo appena all’inizio. Anzi, al preambolo, alle premesse, delle regionali,. Ma siamo già in piena bagarre,. E diteci voi se non è stato Salvini, a dettarne i tempi…

 

La trentottesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 19 settembre.