A volte, la cronaca è più significativa di qualsivoglia commento, od approfondimento, o analisi. Gli eventi, incalzanti, mozzafiato (ma, anche, sommamente imbarazzanti), di questi ultimi giorni, rientrano, per l’appunto, nelle contingenze, in cui la cronaca è più suggestiva e più indicativa di ogni possibile considerazione. Perché, nella loro scarna essenzialità, il dipanarsi degli eventi, il concatenarsi dei piccoli dettagli, l’osservazione delle ansie, delle paure, del terrore dei protagonisti (innanzitutto, quello di mettere a rischio la loro poltrona), tutto questo è assurto ad una tragicommedia indimenticabile. Procediamo, dunque. Se si potesse trasformare la penosa faccenda in una commedia, il titolo sarebbe bell’e pronto: “Ma non è una cosa seria…”. Pirandellianamente.
Il nuovo “caso Open Arms”
Un posto in prima fila, tra gli eventi che si sono susseguiti, compete, senza dubbio, alle iniziative giudiziarie, alle nuove indagini su Matteo Salvini. Quelle, in specie, per il “caso Open Arms”. Con l’accusa, al capo leghista, di sequestro di persona. Bisogna pur riconoscere che il Matteo del Nord sia uomo di fegato. E, difatti, su twitter, il tostissimo leader della Lega ha scolpito: “Nessuna paura. Difendere i confini e la sicurezza dell’Italia per me è stato, è sarà sempre un orgoglio!”. Non a caso, è stato proprio poche ore dopo, che Salvini ha annunciato una manifestazione di Popolo, a Roma, per il 19 ottobre prossimo… Quasi a comunicare: ora vedremo, se il Popolo è con me, o con chi vuole i porti aperti.
L’inquietante Beppe Grillo
Nell’infinito tira e molla, non poteva mancare l’ex comico Beppe Grillo. Che, tra poco, da uomo del vaffa, sarà incoronato senatore a vita, o riceverà il Nobel della pace… E già, agli occhi dei radical chic merita un super-premio. Per aver contribuito, in misura notevole, al soffocamento del governo gialloverde, per far risorgere, all’improvviso, un Partito Democratico, che sembrava, irrimediabilmente, avviato all’inconsistenza parlamentare. Dopo aver intimidito Di Maio, con allusioni, paradossi e boutade, che Luigino da Pomigliano ha imparato a decifrare e che conosce a menadito, Grillo ha lanciato, in questi giorni, l’affondo conclusivo, a Di Maio: “Sei tu il capo politico. Decidi tu per il Movimento”. Una responsabilità, pesante come una pietra sepolcrale. Con un’altra insinuazione, tutt’altro che rassicurante, finalizzata a depotenziare la mitica (ormai, una barzelletta) piattaforma Rousseau, dietro la quale Di Maio avrebbe voluto trovare rifugio, se necessario. Insomma, una sequenza di larvate (ma mica poi tanto, velate) minacce a Di Maio. Che, nel periodo, ha denotato – pur con espressioni, talora, rabbuiate e corrucciate – un sangue freddo ammirervole. Al di là della valutazione sulle sue decisioni / indecisioni / ripensamenti / piroette, in ambito politico.
Le metamorfosi grilline
Chissà se, un domani, magari neppure vicino nel tempo, si scopriranno gli altarini, sui misteri gloriosi, sottesi alle metamorfosi (altro che quelle ovidiane) di Beppe Grillo, di Luigi Di Maio, del corpulento Fico… Noi, nel nostro piccolo, abbiamo il forte sospetto che Grillo abbia svolto le funzioni, come sempre, molto più che in passato, del puparo, del reggitore dei fili, del manovratore dei manichini, quelli “senza volto, senza età”, della suggestiva canzone di Renato Zero. La sua ultima boutade, recitata, sul web, con la consueta maestria, ma anche con un’enfasi oltre i limiti abituali, è estremamente significativa, al riguardo. “È un’occasione unica! Non sprechiamola! Non ne abbiamo il diritto! Non saremmo mai perdonati!”. Le parole non sono state, esattamente, queste. Ma il significato sì. Una pesantissima invasione di campo. Per di più, al momento culminante del finale travolgente. Per spiazzare Di Maio.
Il “fondatore” non ha mai digerito Salvini…
Come si faceva cenno, è dal primo giorno della crisi di governo, che Grillo ha sparlato di Salvini (che non ha mai digerito) e si è, camaleonticamente, avvicinato, quatto quatto, sornione come un gatto, ai piddini. Cioè, a coloro che, letteralmente, gli procuravano orticaria e voltastomaco. Chi ha dimenticato, a tale proposito, la mortificante diretta streaming del povero Bersani, alle prese con Crimi, o l’altra, del meno impari duello Beppe Grillo / Matteo Renzi (uno che, quanto a faccia tosta, ne ha da vendere)? I dioscuri grillini, allora, sembravano monellacci (o si mascheravano da tali). Oggi, indossati abiti sartoriali, camicie inappuntabili, cravatte pastello a tono, calzate scarpe eleganti, i Grillo boys si dimenano, per sottrarsi al destino, che sembrava, fino a poche settimane fa, fatale, ineluttabile, di ripercorrere il solco dell’effimero qualunquismo… Per, poi, dissolversi. Certo, però, che il balzo, da potentissimo canguro, da anti-sistema ad europeisti, quello no, nessuno se lo sarebbe aspettato. Ed è stata, questa, la sottovalutazione imperdonabile, anche da parte di Salvini. Sia come sia, il giorno dell’elezione di Ursula von der Leyen è stato, insieme, il giorno del salto della quaglia e del salto del fosso, per i grillini. Che hanno aperto una linea di credito con quelli che, fino al giorno prima, erano i loro dichiarati nemici mortali. Alla faccia…
Bibbiano, una gravissima patologia ignorata
Al momento della resa dei conti, la piattaforma Rousseau, insomma, è diventata come le primarie del PD. Ma non si dimentichi che è stata l’Italia, non l’Ungheria, non il Vietnam del Nord, ad incoraggiare, quasi a foraggiare, codeste bizzarrie e ad inchinarvisi, addirittura. Coccolando, per troppo tempo, i pentastellati, per la loro democrazia diretta, per la loro democrazia del web, per la loro ventilata, strombazzata rivoluzione. Del piffero… Nel corso del periodo, s’è incancrenita la questione di Bibbiano (quella dei bimbi sottratti, dai servizi sociali, mediante turpi espedienti, ai genitori naturali). Una vicenda, a nostro sommesso avviso, troppo trascurata. La prima vera svolta del nuovo governo, di qualsiasi tonalità cromatica sia, dovrebbe essere quella di distruggere, annientare, incenerire e far dissolvere le scorie tossiche di Bibbiamo. E lo stesso presidente Mattarella, un pensierino affettuoso, per Bibbiano, da bravo nonno, avrebbe dovuto pur esprimerlo. Invece, strano silenzio.
La vivace e positiva Giorgia Meloni
Ancora una volta, bisogna dare merito a Giorgia Meloni. L’abbiamo già riferito. Ma repetita, come sempre, iuvant. Considerato che, alle istanze del Popolo, pur urlate a gran voce (si osservino, ad esempio, le manifestazioni di entusiasmo, che circondano Salvini, ad ogni sua iniziativa popolare), risponde un silenzio impressionante. Da muro di gomma impenetrabile. In ogni caso, la Meloni è stata, ancora una volta, coraggiosa ed encomiabile. Ed è stata, puntualmente, premiata dai sondaggi…Intanto, il 29 agosto scorso, Giuseppe Conte, il nuovo nemico di Di Maio (il più insidioso, a nostro avviso), ha accettato, con riserva (ma è solo una vuota formuletta di rito), di guidare il nuovo governo. Le resistenze del Partito Democratico, simili a quelle di una vergine vogliosa, che reciti una ben poco convinta riottosità, sono già crollate. Zingaretti, poi, s’è letteralmente dissacrato, nell’occasione. Ma, soprattutto, ha lasciato, di stucco, di sale e di sasso, la disinvoltura, con la quale Conte (l’ex aficionado di Matteo Renzi, come rivelato dal quotidiano di Maurizio Belpietro, “La Verità”) è riuscito, senza scuorno, a passare dal governo tempestoso con la Lega (nel corso del quale non si segnala una sola sua obiezione, una sua remora, un suo plissé), a quello con i piddini. Che si prospetta pieno di trappole, di insidie e di tormenti. Potenza… del fascino del potere… Con l’ennesimo bluff di Beppe Grillo, che ha auspicato un governo di “ministri non politici”. Insomma, una fiera di “s’era già dimenticato… di quello che m’aveva detto prima”, come nella splendida canzone di Vasco Rossi, “Colpa d’Alfredo”.
Per la prima volta, disertate le consultazioni
Non di certo irrilevanti, le diserzioni della Meloni e di Salvini, in occasione delle consultazioni con Giuseppe Conte. Nella circostanza, Salvini ha delegato Lucia Bergonzoni (gradevole, ma ferrea, simil Thatcher), una vigorosa parlamentare della Lega. Che segnaliamo, a futura memoria, come potenziale prima donna, al governo dell’Italia. E non appaia eccessivo, il paragone con la lady di ferro inglese. La Bergonzoni, infatti, è d’acciaio. Inox. Altro che le De Micheli, le Boschi, le Fedeli. Altro che le girls di Berlusconi… Ovviamente, non abbiamo dimenticato neppure quella piroetta di Luigi Di Maio, che ha fatto squagliare il sangue nelle vene a Zingaretti & compagni. Con una provocazione, tipicamente dimaiana, sulla sua volontà di confermare il decreto sicurezza salviniano. E con una perfida zampata a Giuseppe Conte: “Il suo discorso? Non l’ho nemmeno sentito”. A dimostrazione che Luigino si sente assediato: da Grillo, da Conte, da Di Battista, da Fico. Con la minaccia conclusiva, di Luigino: o i nostri dieci punti programmatici (che, poi, si sono raddoppiati) passano tutti, oppure “si va al voto”. La prospettiva che atterrisce il PD. E che Mattarella, le cancellerie europee, la Merkel, Macron & compagnia devotizzante assecondano. Nel senso di impedire la consultazione popolare.
La sarabanda…
È cominciata, a questo punto, la sarabanda della fiducia sì / fiducia no, al nuovo governo. Fino al punto che, sui giornaloni, sui siti web, dalle emittenti televisive maggiori, è trapelata, sempre più consistente, la voce che Conte meditasse di rinunciare. Figuriamoci… A questo punto, si reintrecciano i nodi della vicenda. Con Zingaretti che ha alluso ad un patto segreto, tra Di Maio e Salvini, per boicottare il governo giallorosso e aprire al voto. Con Grillo che ha svolto le funzioni di pronto intervento, di ambulanza dell’emergenza. Come s’è riferito poc’anzi. Con quella solenne invocazione: “È un’occasione irripetibile, il governo 5 Stelle / PD”. Sull’origine della quale, prima o poi, si conoscerà la verità… È proprio esercizio dialettico inutile, insistere sul fatto che non hanno meritato neppure una replica (un silenzio significativo), gli appelli salviniani e della Meloni (pur capi dei due partiti in crescita, almeno finora) al presidente Mattarella, affinché ponesse fine allo scempio del teatrino dei pupi piddin / grillino. Appelli, peraltro, che avevano la natura di un messaggio ai posteri…
Trump, Calenda, ancora Conte…
In attesa che, da lunedì mattina prossima, inizi a definirsi la questione, con un governo giallorosso che partirà, a meno di soprese sconvolgenti, ma è destinato a durare come un fuoco di paglia, qualche annotazione del momento. Su Trump e sul suo endorsement per Giuseppe Conte, s’è già riferito nella precedente puntata. Ma c’è una novità, che mette conto rivelare. Fonti statunitensi hanno (l’ha segnalato “La Verità”, quotidiano informatissimo, sul fronte sovranista) chiarito che The Donald sia stato tratto in inganno da una connotazione tipicamente italiota: “Non poteva immaginare che Conte fosse pronto a guidare un governo di segno opposto, rispetto a quello, del quale era stato premier fino a pochi giorni prima”. Se risulterà vera, la notizia, sarà un ulteriore schiaffone, alla spigliatezza contiana… Indi, la guerra di Carlo. Personalissima. Solitaria. Carlo (Calenda) non desiste. Anzi, insiste ed incalza. Minando, dalla base, il suo (ex?) partito, il PD. Svergognando le trame occulte del giglio tragico e le spaventose incoerenze zingarettiane. Che s’è spinto, come già s’è fatto solo cenno, fino al punto da omaggiare pubblicamente, sabato 31 agosto, Beppe Grillo. Mandando al macero, in un solo istante, tutte le remore e le critiche piddine alle anomalie grilline. Non esclusa quella di avere un guru, un fondatore del Movimento, che non si candida mai… Una contraddizione in termini. Una sottospecie di Matteo Renzi dei tempi d’oro. Ma colmato di contumelie, Grillo, fin quando è convenuto. Non dopo…
Da maggiordomo a perla rara
Un’ultima sequenza, rapida, di osservazioni. O di memento. Giuseppe Conte, a lungo giudicato, sui giornaloni, un maggiordomo, idoneo a servire il caffè nelle sedute del Consiglio dei Ministri (sia chiaro: non sono espressioni nostre), oggi progredito ed elevato, sulle stesse fonti giornalistiche, a perla rara ed a promotore (soprattutto, in funzione mediatica anti Salvini: eccola, la vera svolta…) di, addirittura, un nuovo umanesimo. Magari, in salsa pugliese… Per disporre, dopo i porti sbarrati, i porti aperti, anzi spalancati. Con lo stesso premier… Un paradosso indecoroso. E, poi, ci si meraviglia, della credibilità zero, della nostra sventurata Nazione. Che ci ostiniamo, solo per amor di Patria, a scrivere con l’iniziale maiuscola. Infine, la considerazione più importante. Abbiamo scritto, nella puntata n. 32, di un rischio enorme, per il presidente Mattarella. Quello di essersi assunta la responsabilità di un governo che è stato concepito ed è nato conflittuale, senza il becco di una coesione. E che rischia di naufragare a breve termine.
L’ambiguità berlusconiana. Al solito…
Nonostante il sostegno (“responsabile”, manco a dirlo…) di Silvio Berlusconi. Che s’è avviato sul solito sentiero opportunistico, insieme con le sue girls, prendendo le mosse dal finto sdegnato distacco dalla Lega di Salvini. Smascherando, dopo il voto alla von der Leyen (nel quale s’è unito, non a caso, a piddini e grillini), le sue vere intenzioni. Accusa Salvini “di aver consegnato l’Italia alla sinistra”. La verità è che, il dubbio privilegio, di consegnare la Nazione alla sinistra, l’esausto, ambiguo ed inaffidabile Silvio, voleva riservarlo a sé stesso. Voleva consegnarla lui, la Nazione, alle sinistre, già dall’epoca del Renzusconi.
Ma non c’è riuscito ed è, ormai, un vecchietto gonfio ed intriso più di stizza e di invidia, che di capacità propositiva. Forse, sta incominciando a percepire che anche i suoi bluff non incantano più nessuno…. D’altro canto, se si esaminano, punto per punto, passo dopo passo (analisi ardua, vista la sostanziale inesistenza del Berlusca, ormai da anni), le sue pur rare iniziative, ma soprattutto quel che gli è capitato, non si potrà dimenticare la serie di sorrisini beffardi tra la Merkel e Sarkozy.
Ricambiati da forza / debolezza Italia, al momento opportuno (elezione di Ursula von der Leyen), con il prono, appecoronato voto filo-tedesco… Senza dire del patto, che, prima del 4 marzo 2018, la Meloni, saggiamente, voleva far firmare ad un riottoso, reticente Berlusconi. Che, infatti, non lo sottoscrisse, quel patto anti-inciucio, ossia anti-Renzusconi, che sarebbe stato, poi, un rinnegare sé stesso, da parte di Silvio, l’uomo della fallita e mai neppure iniziata rivoluzione liberale.
La trentaquattresima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 5 settembre.

