“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 22 – I misteri (ma non tanto): al Senato, si sgonfia il Russiagate e si ingrossa la TAV…
Si diceva, una volta: “Una tempesta in un bicchier d’acqua”. Per rappresentare una minaccia di tornado, di ciclone, di tsunami, afflosciatasi a tal punto, da diventare inesistente o, quantomeno, invisibile ad occhio umano. Se non da un palmo di distanza. Ricorderete tutti le polemiche dei giorni scorsi, sul cosiddetto Russiagate, il presunto scandalo dei finanziamenti russi alla Lega di Salvini. O, quantomeno, degli altrettanto presunti rapporti ambigui, tra Savoini, uomo vicino a Salvini, e sedicenti, o cosiddetti, emissari russi. Vicini a Putin. Ovviamente, non intendiamo minimizzare, né sorvolare: sull’argomento, ritorneremo, quando l’inchiesta giudiziaria avrà, quantomeno, chiarito gli aspetti essenziali della vicenda. Ma, nel frattempo, non si può che prendere atto che lo tsunami, che avrebbe dovuto travolgere il governo giallo-verde, ieri, mercoledì 24 luglio, è rientrato. Senza, però, lasciare neppure il segno delle bollicine. Quelle premonitrici…
Nuova politica? Certo, nuovi “stili” e nuove modalità…
Il compassato Giuseppe Conte, premier che veniva definito come munito di due maggioranze (Lega e 5 Stelle), da ieri sembrerebbe proprio un presidente del Consiglio senza alcuna maggioranza. I grillini (si dice, nella misura del settanta per cento dei presenti), infatti, si sono allontanati dall’aula dal Senato, non appena Conte ha iniziato a parlare. Motivazione ufficiale: per protesta contro l’assenza dall’aula di Matteo Salvini, che ha ostentatamente snobbato l’assemblea senatoriale (convocando, in contemporanea, una riunione al Viminale, per l’ordine e la sicurezza…). Con l’intento, manifesto, di protestare, egli sì, col suo modo rude e sbrigativo, contro Conte, che “osava” sostituirsi a Matteo Salvini, che s’era rifiutato di rispondere sul Russiagate… Tant’è che, proprio con l’incipit del suo discorso al Senato, Conte ha immediatamente preso le distanze, dall’assenza di Salvini: “Non mi sono mai sottratto all’interlocuzione con il Parlamento…”. Salvini, per l’appunto, non c’era. E la sua era un’assenza che, come avrebbe chiosato Nanni Moretti, “si notava” molto di più di quanto avrebbe potuto esserlo la sua presenza. In quel contesto, è apparsa, francamente, inopportuna e sconcertante la puntualizzazione contiana: “E a questo consesso tornerò ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico”. Un palese messaggio al solito Salvini. Quasi a voler dire: sono pronto anche ad andar via… Ma con timidezza, quasi preventivamente scusandosi e, soprattutto, con insicurezza. Non si può, da presidenti del Consiglio, alludere, quasi ad ogni pie’ sospinto, al giorno in cui non lo si sarà più, premier… Ma Conte non ci riesce proprio, a soffocare le voci, pronte a “dal sen fuggire”…
Patetico, Pierferdinando Casini
Ai confini con la comicità, Casini, eletto con il generoso PD renziano e subito trasmigrato ad Alternativa Popolare: “Nella prima Repubblica, anche Andreotti, Fanfani e Colombo andavano con Gianni Agnelli alle riunioni bilaterali a Mosca, ma l’avvocato almeno dava posti di lavoro agli italiani”. Qualcuno dovrebbe rammentare all’immemore Casini che Agnelli, semmai, appioppava, sul groppone dei contribuenti italiani, decine di migliaia di cassintegrati, per poi intascare, disinvoltamente, i dividendi della FIAT, per non dire dei benefici delle varie rottamazioni… Ma sarebbe, anche questo, uno sforzo inutile. Casini, l’ultimo dei mohicani democristianoni, non vorrebbe proprio sentirci, da quest’orecchio… Significativa, semmai, Loredana de Petris, di Liberi e Uguali: “Con la politica estera ci si rompe l’osso del collo. Lei, Conte, ha fatto un’operazione di copertura”. Micidiale, Luca Ciriani di Fratelli d’Italia: “I senatori del suo partito, il Movimento 5 Stelle, le hanno mancato di rispetto, uscendo dall’aula. Queste carnevalate non servono a niente”. È stato il più tagliente tra tutti, Ciriani, su questo punto. Poi, ripreso da giornalisti, opinionisti e politici, che hanno affondato il bisturi nel ventre molle della goffaggine grillina. Che, per protestare contro Salvini (che non se ne poteva frega’ de meno), sono riusciti perfino a dar l’impressione di mortificare Conte, il loro premier…
Parrini parla per Renzi…
Insinuante e scudisciante, il semi-sconosciuto Dario Parrini, intervenuto per il PD al posto di Matteo Renzi (che poi s’è esibito su Facebook): “Lei, Conte, trova normale che Gianluca Savoini fosse presente alla cena del 15 luglio con Vladimir Putin? Lei trova normale che Savoini fosse presente per via del signor Claudio D’Amico, collaboratore del presidente del Consiglio e stretto collaboratore di Savoini nell’associazione Lombardia-Russia? Lei avrebbe dovuto dirci che Claudio D’Amico non merita di avere un minuto di più il suo incarico… Il ministro dell’Interno non è stato in grado di smentire di aver incontrato di nascosto il ministro dell’Interno della Russia, colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea. Lei, presidente Conte, si rende conto della gravità di questo fatto? Matteo Salvini è il ministro della fuga e del tradimento perché, fuggendo dai suoi doveri istituzionali, ha tradito tutto il Paese”.
Matteo Renzi rinuncia a parlare in Senato. Ma parla sui social
Renzi, da parte sua, ha optato per una soluzione singolare. Ascoltato Conte, in aula, ha rinunciato a parlare, anche a seguito delle pungenti critiche preventive, a suo carico, di una parte dei senatori piddini. Ma è stato velenoso sui social, invitando Salvini a querelare una sola persona: Savoini, per la tangente, in rubli, che avrebbe chiesto ai russi, per conto della Lega… Fuori tempo massimo, infine (come quasi sempre), Nicola Zingaretti, segretario del PD, ha confermato (ma solo ex post) che il suo partito “presenterà una mozione di sfiducia contro Salvini”. E già: a ricci fatti… A che servirà, dopo? Insomma, un Pd sempre più in stato confusionale, conflittuale al suo interno, incapace di una linea coerente e seria. E pretenderebbero di recuperare terreno…
Rosato, Calenda, Zanda e Renzi contro Franceschini, che aveva “aperto” ai 5 Stelle
Nei giorni che hanno preceduto la “tempesta in un bicchier d’acqua”, ci avevano pensato i big del PD, a bruciare ogni speranza di un’alternativa di governo, alla quale aveva alluso Dario Franceschini. Quell’alternativa, che avrebbe potuto mettere in qualche imbarazzo, anche se solo agitata e sbandierata, proprio Salvini. Strana davvero, la strategia del PD. Lontana anni luce perfino dall’ambiguità togliattiana, la proverbiale doppiezza. Eccoli, i geni piddini. Il vice presidente piddino della Camera, Ettore Rosato: “Niente alleanza con M5S. Non c’è terreno comune, con costoro”. Renzi, da parte sua, aveva minacciato di “lasciare il partito”, nell’ipotesi di un’alleanza con i grillini. Infine, Carlo Calenda: “Se il Pd sigla un’alleanza con il M5S, io me ne vado subito. Non intendo fare la scissione, voglio allargare e non spaccare il partito. Ma il nodo da sciogliere subito è escludere in modo definitivo un governo con i 5 Stelle”. E il tesoriere del partito dem, Luigi Zanda, ha calato la pietra tombale: “Nessuno nel Pd oggi pensa ad alleanze, collaborazioni o governi con i 5 Stelle, ma proprio nessuno, a partire dal vertice del partito”. E bravi! Tutti pro Salvini… Incluso lo stralunato Zingaretti, singolare modello del leader che non c’è, che ha parlato solo dopo i big, per confermare, placido e… rassicurante: “Nessuna ipotesi di governo Pd-M5S”. Rassicurante e tranquillizzante, innanzitutto per Salvini…
I fattori pro Lega
Tutti continuano a chiedersi perché mai Salvini avanzi, incrementi i propri consensi, raccolga i favori di tutti i sondaggi. Ma se la sinistra deve rifugiarsi tra le braccia di Mario Monti ed Elsa Fornero… L’ultima, della professoressa che imperversa ancora oggi in tv, nelle interviste, nei talk show, sui giornaloni, si direbbe davvero una trovata… geniale, se non fosse addirittura penosa… Si legge, da più parti: “Secondo Elsa Fornero, lo Stato deve versare i contributi previdenziali anche per i periodi di disoccupazione”. È la stessa Fornero che si dimenticò, nella nefasta riforma pensionistica, passata alla storia (funesta) d’Italia con il suo cognome (che, per tanti anni ancora, beneficerà di benedizioni incessanti), di centinaia di migliaia di esodati… Che s’è poi degnata di riconoscere codesto mostruoso errore, ma solo dopo anni. Che, con una figlia (Silvia Deaglio) con due posti di lavoro fisso (professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino e responsabile della ricerca presso un’azienda di genetica), con lussuose collanine al collo, abitini raffinati e cremine protettive spalmate sul viso (Elsa, non la figlia), fece sprofondare nella disperazione i giovani, letteralmente gelandoli: “Scordatevelo, il posto fisso…”. Erano gli anni di lacrime e sangue. Perché ce lo chiedeva l’Europa, in una con i mortificanti compitini a casa (assegnati al tremebondo Monti da Angela Merkel), che devastavano la credibilità nazionale. E qualcuno s’interroga ancora, sui successi incessanti di Salvini? Travolgenti, almeno per ora: ma dura già da tanto tempo…
Le nuove tendenze
Abbiamo fatto cenno, poc’anzi, ai nuovi “stili” (anche quelli rudi rozzi, sono stili: magari, nel senso di mancanza di stile, ma, comunque, ricchi di efficacia ed immediatamente percepibili, dal popolo che vota…). Ormai, sia pure con sforzo e quasi stancamente, malvolentieri, si inizia a farsene una ragione, del fatto che non si parli nelle aule parlamentari, che si rinunzi espressamente e premeditatamente a prendere la parola nelle assemblee democratiche, per esprimersi, senza contraddittorio, contro ogni principio di democrazia (ma la gente se ne straimpipa e ci si sta abituando), sui social. È l’eterna discussione sul populismo, sulla demagogia, sui misteri del consenso popolare. Ma, se oggi percentuali quasi assolutistiche frequentano i social e si distaccano dai tradizionali, ormai desueti, luoghi d’incontro e di dibattito, che vogliamo fare? Imporre, per legge, la riapertura delle sezioni del Partito Comunista, o del Movimento Sociale? Emanare editti, per costringere a parlare in aula? Non piace affatto, neppure a noi, codesto andazzo. Ma contro l’evoluzione è inutile combattere. Molto, molto meglio fermarsi (ma per poco tempo) a riflettere ed, indi, individuare (con tempestività) i rimedi. Urlare contro, strepitare, starnazzare come le oche del Campidoglio (eroiche e salvifiche, sia ben chiaro), proprio non serve. Sforzarsi di governare l’onda, di indirizzarla, questo sì. E, poi, ci assale un dubbio (anzi: una quasi certezza): tutti coloro che si graffiano il viso, come vestali oltraggiate, non è che non abbiano il coraggio di misurarsi sui micidiali social?
La ventitreesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 28 luglio.

