Caso camici, il presidente Attilio Fontana è indagato anche per autoriciclaggio e false dichiarazioni

Due nuovi reati, autoriciclaggio e false dichiarazioni, sono stati ipotizzati dalla Procura di Milano nei confronti del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, già indagato per frode in pubbliche forniture nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto ‘caso camici’.

L’inchiesta vede al centro l’affidamento diretto, senza gara, del 16 aprile 2020 di una fornitura di camici per oltre mezzo milione di euro a Dama spa, società di Andrea Dini, cognato del Governatore. Secondo i pm, per cercare di risarcire il cognato per i mancati introiti, dopo che la fornitura venne trasformata in donazione a maggio quando emerse il conflitto di interessi, Fontana cercò di bonificargli 250mila euro provenienti da un conto svizzero.

La Procura ha chiesto una rogatoria alle autorità svizzere per accertare la provenienza dei 5,3 milioni di euro del conto svizzero, che fino al 2015 erano conservati alle Bahamas con due trust intestati alla madre di Fontana e che nel 2015 Fontana trasferì in Svizzera grazie allo “scudo fiscale” (pratica detta anche “voluntary disclosure”, in inglese).

Con le due ulteriori imputazioni di ieri, i pm milanesi devono accertare se i soldi in questione siano frutto dell’eredità lasciata dalla madre di Fontana, come dichiarato nella procedura per regolarizzare i capitali, o se abbiano in parte o in toto altra origine. Inoltre, i magistrati ipotizzano anche che Fontana abbia reso false dichiarazioni al momento di ottenere lo scudo fiscale, e per questo hanno chiesto una rogatoria per approfondirne i movimenti.

Il governatore si è messo a disposizione, attraverso i suoi legali, che ieri hanno incontrato il procuratore Greco, per fornire tutti i chiarimenti e le carte necessarie. Non è escluso che possano fornire i ‘tasselli’ che mancano alla ricostruzione dei pm.

“Il comunicato della Procura della Repubblica dà conto della volontà del Presidente Fontana di non lasciare ombra alcuna in ordine alla procedura della Voluntary,su cui i magistrati intendono fare chiarezza definitiva”.

Così i legali del governatore lombardo si esprimono in relazione alla nota della Procura milanese.

Sebastiano Santoro