Branco contro un diciannovenne disabile: violenza e degrado ad Ottaviano

Un episodio di violenza sconvolge Ottaviano, nel Napoletano, dove un ragazzo di 19 anni, Lorenzo, affetto da due malattie genetiche, è stato aggredito da un gruppo di minorenni. Nonostante la sua evidente fragilità, il branco non ha esitato a colpirlo, arrivando persino a divellere un palo della segnaletica per disabili e a brandirlo come un trofeo, in un gesto che amplifica la brutalità dell’azione.

Il giovane è stato soccorso dopo l’aggressione, ma ciò che resta più grave è la ferita inferta alla sua dignità e al senso stesso di sicurezza della comunità. La madre, sconvolta, ha affidato il suo dolore a poche parole che risuonano come un atto d’accusa: “Non è possibile che non si possa uscire di casa”.

Sulla vicenda è intervenuto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha espresso “profonda indignazione” per quanto accaduto. Secondo i docenti, l’episodio non rappresenta un caso isolato, ma il sintomo di una crisi educativa e sociale che non può più essere ignorata.

“La scuola – sottolinea il CNDDU – è il primo presidio civile, il luogo in cui i giovani dovrebbero imparare non soltanto nozioni, ma soprattutto il senso della convivenza, della legalità, del rispetto. Se ciò non avviene e la violenza continua a esplodere nelle strade, significa che qualcosa si è interrotto nel percorso educativo”.

Il Coordinamento chiede con forza un potenziamento dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva, non come semplice materia accessoria o iniziativa simbolica, ma come pratica quotidiana, trasversale a tutte le discipline. “Defendere Lorenzo – si legge nella nota – significa difendere il senso stesso della comunità. Una scuola che non educa al rispetto dei diritti umani rischia di diventare complice silenziosa dell’indifferenza sociale”.

Per il CNDDU, la risposta non può esaurirsi nell’indignazione del momento: occorre trasformare la scuola in un laboratorio permanente di cittadinanza, capace di costruire anticorpi contro la cultura dell’odio e della sopraffazione.

L’aggressione a Lorenzo, conclude il Coordinamento, non è solo un dramma personale, ma un banco di prova per l’intera comunità: “Se sapremo trasformare l’indignazione in azione educativa, allora potremo davvero dire di avere difeso la dignità della persona e il futuro delle nuove generazioni”.