«Ho appreso dalla stampa che taluni imprenditori balneari della nostra costa (in realtà parliamo di pochissimi balneatori pescaresi) non riuscirebbero a reperire manodopera e professionisti del settore a pochi giorni dall’avvio ufficiale della stagione per l’assurda motivazione che i candidati ‘non intenderebbero perdere il reddito di cittadinanza’. Ma la questione così rappresentata è molto lontana rispetto alla realtà, e vorrei rispettosamente fornire loro delle delucidazioni».
Così in una nota Valentina Corneli, Portavoce M5S della Camera dei Deputati.
In primo luogo, «occorrerebbe comprendere se gli intervistati si siano rivolti ai centri per l’impiego per cercare manodopera e se i Comuni a cui fanno riferimento abbiano attivato i PUC (piani utili alla collettività) come previsto dalla normativa che regolamenta il RDC e che consente ai percettori di reddito di lavorare in favore della comunità, perché tanto ci sarebbe da fare nelle nostre città».
In secondo luogo, «bisogna conoscere le condizioni di lavoro che sono state offerte ai lavoratori, perché il reddito di cittadinanza, salvo il caso di famiglie numerose con disabili, consiste in poche centinaia di euro. Quindi difficilmente un giovane o addirittura un padre o una madre di famiglia rifiuterebbe uno stipendio consono per mantenere il beneficio di una cifra tanto esigua. Chiaramente gli orari di lavoro – rispetto ad un’offerta – devono essere ‘umani’ e la retribuzione ‘proporzionata e sufficiente’, come prevede la nostra Costituzione. Proprio contro fenomeni speculativi di dumping sociale e salariale – per non parlare del lavoro nero – con il Movimento Cinque Stelle stiamo spingendo tra Italia e Europa sul tema del salario minimo, essendo il nostro uno dei pochi paesi europei che ancora non lo prevede».
È addirittura del 1912 il primo saggio di politica economica che spiegava come «l’esistenza di un salario minimo legale promuova ‘allo stesso tempo la selezione dei più efficienti fattori di produzione, l’adattamento funzionale progressivo a un livello più elevato’ e di conseguenza ‘un modello più avanzato di organizzazione industriale’. Purtroppo in Italia – non solo in Abruzzo – su tanti fronti siamo indietro di decenni, e siamo sempre soli in questa battaglia (come in tante altre) per il cambiamento.
Non dico la destra retrograda, ma nemmeno il PD è mai pervenuto, quindi è chiaro che è tutto molto difficile».
«Ma noi – aggiunge Valentina Corneli – continueremo a lavorare finché non avremo raggiunto l’obiettivo, e sono certa che anche gli imprenditori abruzzesi, che hanno dimostrato tanta resilienza e forza in questo difficile anno, ci sosterranno. Il progresso è sistemico, quindi nel contempo bisogna aggiornare lo statuto dei lavoratori fermo al 1970, e come detto anche dal Presidente Conte, predisporre uno statuto degli imprenditori per migliorare le condizioni dei lavoratori e al contempo garantire ai nostri imprenditori le condizioni necessarie per far crescere l’economia dei territori. Sono certa che nei prossimi mesi non mancherà l’occasione di incontrarci – spero anche con i balneatori intervistati da Il Centro – e iniziare a progettare tutto questo insieme: per noi non esiste una politica che operi in solitaria senza il contributo attivo della società civile».

