Andrea Sannino come Ferragni, polemica per il video con il Caravaggio. Se fa vendere biglietti ringraziatelo

Si intitola “Voglia” il nuovo singolo di Andrea Sannino, il cantautore napoletano ribattezzato “Mr. Abbracciame”, dal nome del suo celebre brano che ha superato le 45 milioni di visualizzazioni su YouTube, trasformandosi nella canzone-simbolo del lockdown.

‘Voglia’ è firmata dallo stesso Sannino con il pianista e compositore Mauro Spenillo e con il chitarrista e compositore Pippo Seno.

Al brano, nel quale Sannino torna a cantare l’amore, hanno collaborato alcuni dei più apprezzati musicisti della scena italiana, come il batterista Alfredo Golino (da sempre al fianco di Mina, Celentano, Renato Zero, Raf, Francesco De Gregori) il bassista Roberto D’Aquino (musicista per Alex Britti, Albert Collins, Gigi D’Alessio ed Edoardo Bennato) e il percussionista Michele Maione (uno dei più apprezzati suonatori di tamburi a cornice dell’Europa mediterranea). La direzione e la composizione delle partiture per gli archi sono state firmate da Adriano Pennino, già al fianco di grandi artisti da Michael Bolton, Giorgia, Peppino di Capri e Toquinho.

Il video ufficiale del brano, diretto dal regista Luciano Filangieri e scritto con Luca Delgado, è stato girato negli spazi del Museo di Capodimonte. E proprio in occasione dell’uscita del singolo “Voglia, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e Andrea Sannino hanno dato vita ad una ideale liaison nel segno della bellezza: l’artista ha dato voce infatti a giovani che chiedono la riapertura delle strutture museali, sempre nel rispetto delle normative anti-Covid.

Qualcuno storce il naso e monta una polemica assurda sul fatto che sia stato girato nel celebre museo partenopeo, ritenuto luogo non idoneo a video musicali. La polemica ricorda tanto quella che ha interessato Chiara Ferragni che per una foto agli Uffizi di Firenze è stata sommersa di critiche. Peccato per i polemizzanti dell’ultima ora che la Ferragni con quella foto ha fatto schizzare le vendite dei biglietti del celebre museo fiorentino.

E se quella dei video musicali fosse la strada giusta da seguire per dare nuova linfa ai musei nazionali? Le opere godrebbero di una visibilità unica tra social, tv e i vari mezzi di comunicazione.

Proprio Luca Delgado sul suo profilo Facebook spiega cosa c’è dietro il lavoro realizzato:

“Abbiamo lavorato al video di Andrea Sannino per oltre un mese, in sinergia con la terza Municipalità, l’Assessorato alla Cultura e lo staff del Museo di Capodimonte. Studio delle opere, studio delle luci, sopralluoghi, documenti, riunioni, il tutto per portare al pubblico il risultato di un progetto che rispettasse appieno il principio che ci aveva spinti a intraprenderlo: accompagnare una canzone d’amore con alcune immagini del nostro immenso patrimonio e provare ad accendere un riflettore su uno di quei luoghi che maggiormente ha risentito delle restrizioni da lockdown e su un comparto in grosso affanno come quello che opera nel settore museale”.

“Non ci siamo inventati nulla, lo dico subito: abbiamo mutuato l’idea da esperimenti simili condotti in altre strutture non meno famose e prestigiose del Museo di Capodimonte, come prima di noi hanno cioè fatto Beyoncé e Jay-z al Louvre di Parigi, Vagabon al Getty Museum di Los Angeles e Marco Mengoni al Palazzo Madama di Torino”.

“L’articolo comparso oggi sul Corriere del Mezzogiorno però è un nostro privilegio in quanto napoletani, evidentemente. Perché nella nostra città, a differenza delle altre, dopo l’uscita del videoclip c’è qualcuno come Tomaso Montanari che attacca il progetto e invoca addirittura l’intervento della Procura. E lo fa nel modo più meschino possibile, cioè non cercando prima un incontro con noi anche solo per capire quale fosse l’idea progettuale. Come se non vivessimo nello stesso Paese e non condividessimo lo stesso patrimonio artistico, Tomaso Montanari ci snobba vestendosi di quell’autorità che ben conosciamo che fa credere a qualcuno di poter stabilire chi e cosa debba rappresentare la cultura napoletana. Che cosa sia cultura e che cosa no. Lo fa rifugiandosi nelle solite comode pagine dei giornali locali, attaccando soprattutto Andrea Sannino bollandolo come “neomelodico”, parola sulla quale esiste una confusione da 40 anni e sulla quale non mi soffermo perché per i Tomaso Montanari “neomelodico” è termine dispregiativo, inutile girarci intorno”.

“Se lo faccia per attaccare Sylvain Bellenger, visti i precedenti in cui sempre accompagnato dal fedele Spinosa aveva criticato il Direttore del Museo di Capodimonte, a me interessa poco. Diciamo che questo aggraverebbe ancor di più la sua posizione perché il tutto assumerebbe i toni del pretesto”.

Delgado ci tiene poi a precisare alcune cose:

1) Andrea Sannino è un artista che rappresenta egregiamente Napoli nel mondo e che ha portato la lingua napoletana in bocca a decine di milioni di italiani e stranieri. Questo snobismo che subisce, lo stesso che prima di lui subirono altri grandi artisti napoletani come Viviani e Totò, è ridicolo e provinciale. Come provinciale è non accorgersi che i musei di tutto il mondo ospitano con successo i lavori di cantanti, attori, musicisti, performer. Da anni.

2) Il brano “Voglia”, scritto dallo stesso Andrea con Mauro Spenillo e Pippo Seno, ha subìto l’esclusione da Sanremo probabilmente per gli stessi meccanismi tossici per i quali il napoletano viene percepito come penalizzazione quando invece è ricchezza.

Sarebbe stato bello, se tutta la città si fosse stretta intorno ad Andrea come recita la poesia Campanilismo proprio di Viviani, invece di dividerci tra le solite fazioni di una faida inutile e stucchevole. Per fortuna che il pubblico è sovrano e sta decretando l’ulteriore successo di Andrea proprio in queste ore, tra l’altro manifestando un enorme interesse proprio per il Museo di Capodimonte.

3) “L’offesa a Caravaggio” di cui parla Montanari è l’emblema dell’arroganza. Montanari cioè non solo si arroga il compito di stabilire chi debba o non debba rappresentare l’arte e la cultura a Napoli, ma vorrebbe arrogarsi anche il compito di esprimere cosa offende o non offende Caravaggio.

Ora, io non ho tutta questa arroganza, non vivo in castelli fatti di certezze granitiche, piuttosto mi interrogo e mi faccio assalire dai dubbi come fanno solitamente le persone intelligenti. E quindi mi chiedo: ma Michelangelo Merisi detto Caravaggio, sarebbe stato più contento ad essere rappresentato da un artista giovane, brillante, amato e popolare come Andrea Sannino o da un triste critico d’arte avvinto dalla puzza sotto al naso?