A Pontecagnano ritrovata la tomba di un fanciullo guerriero

Campania. A Pontecagnano è stata ritrovata la tomba di un fanciullo guerriero. Il cinturone in bronzo stretto intorno agli esili fianchi e due coppe in ceramica poggiate accanto ai piedi, una per il cibo l’altra, a due anse, per il vino che avrebbe dovuto garantirgli l’accesso al symposium. E’ un adolescente strappato al suo futuro benestante in una comunità guerriera, di fatto poco più di un bambino, morto a dieci forse dodici anni nel IV secolo a.C., il protagonista dell’ultima scoperta archeologica di Pontecagnano, avamposto etrusco nel sud della Campania. L’archeologo Massimo Osanna, direttore generale dei musei pubblici: “È un prezioso caso di studio”.

“Un ritrovamento di grande rilevanza”, annuncia in esclusiva all’ANSA l’archeologa Gina Tomay direttrice del museo e responsabile degli scavi, perché la tomba di questo ragazzo, modanata con cura in una preziosa pietra di tufo d’importazione, “è la numero 10 mila”, e in qualche modo il simbolo del successo di una buona prassi “fatta di studio, di ricerche e di sistematici scavi” che in questo lembo di Sud si sta portando avanti con continuità da quasi 60 anni.

“C’è un danno forse dovuto alla crescita di una radice, forse ad un animale – spiega la direttrice – dello scheletro si è conservata bene solo la parte inferiore”. Celebrato nel mondo degli studi ma fuori dalle rotte del turismo, il sito archeologico di Pontecagnano, racconta con il suo museo una storia di successo degli etruschi di frontiera, l’epopea di una aristocrazia di principi arrivati dal centro Italia e che qui conobbe l’apice della sua potenza, tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C, in una terra, sottolinea Tomay, “particolarmente favorita dalla natura ma anche vicina al mare, con una costa che nel paesaggio antico era tra l’altro resa molto accessibile da numerosi bacini lagunari”.

Uno snodo fortunato del territorio nel quale non a caso qualche secolo dopo e non così lontano prospererà Pompei, che gli studi più recenti, ricorda l’archeologo Massimo Osanna, oggi direttore generale dei musei pubblici, ritengono abbia avuto le sue prime origini proprio dagli etruschi, intorno al VII secolo a C.. Il ragazzo della tomba “Diecimila”, fa notare Osanna, “è anch’esso un interessante e prezioso caso di studio”. Un corredo che forse non appare ricco come quelli del periodo d’oro della città, quando principi e principesse venivano sepolti con il corpo ricoperto di gioielli, fibule, bracciali, tessuti preziosi, e accanto a loro uno stupore di suppellettili in argento, bronzo, ceramiche dipinte, raffinatissime maschere in bronzo, una persino, destinata a un cavallo. Nel V secolo a Cristo, segnato dalla battaglia di Cuma e dal conseguente black out della potenza etrusca nel meridione, l’importanza della città di Pontecagnano si era probabilmente ridimensionata.

Un “caso” storico, come poi lo è stato il percorso degli scavi, cominciati nel 1962, quando la cittadina a dieci chilometri da Salerno conosceva il suo boom edilizio. Si scava per costruire nuove case e si scoprono le tombe. Fortuna volle, sottolinea la direttrice, “che ad occuparsene fosse Bruno D’Agostino, tra i padri dell’etruscologia in Italia”. Fu lui, seguito da Luca Cerchiai (oggi professore a Salerno) ad organizzare e pianificare il lavoro che in sei decenni ha prodotto una mole di documentazione e di studi che ha pochi eguali. Scavi legati all’archeologia preventiva (e dunque senza dipendenze dai finanziamenti pubblici) perché di fatto “tutto il nuovo abitato di Pontecagnano è costruito sulla antica necropoli”. Anche la tomba Diecimila deve il suo ritorno alla luce al progetto di un grande complesso edilizio preceduto dagli scavi coordinati dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno guidata da Francesca Casule.

La storia di questo ragazzo, come quella dei principi e delle principesse che lo hanno preceduto, verrà poi raccontata nel museo gioiello che la coraggiosa direttrice, impegnatissima a farne a sua volta un luogo di incontro per il territorio, sta cercando di far uscire dal cono d’ombra.