Sta facendo il giro del web l’intensa foto che ritrae Danilo Di Leo, ballerino del Teatro di San Carlo di Napoli che durante la manifestazione a Napoli, nel bel mezzo di scontri e violenze, ha librato il suo spirito in un passo di danza, un arabesque improvvisato e imbastito attorno alla segnaletica stradale, ad un passo dalle forze dell’ordine.
Lo scatto è diventato virale ed è divenuto ben presto il simbolo della protesta sociale pacifica e incentrata sul desiderio di tornare a lavorare.
“Ho pensato di scattare questa foto in maniera spontanea, ma chiaramente c’è un fondo di protesta”, racconta a Il Riformista, “Quello che ho provato mentre scattavano la foto è un pizzico di libertà, di quella libertà che mi manca”.
Consapevole dell’importanza di protestare al fine di ottenere sacrosante tutele economiche per tutti i settori danneggiati, Danilo ha voluto rappresentare con il suo scatto anche la perdita della “più grande libertà dell’anima, legata alla dignità di tornare a lavorare. Preferirei subito tornare a lavoro piuttosto che ricevere bonus, pur di far tornare a far respirare la mia anima, che è l’anima di un danzatore”.
In questo periodo di pandemia Danilo, precario, è costretto a casa senza lavoro da 8 mesi, e adesso, a seguito del nuovo Dpcm, in quanto ballerino si ritrova ancora una volta senza sapere cosa succederà.
Quella di chiudere i teatri è stata una scelta molto contestata, Danilo sottolinea come invece il nuovo Dpcm non faccia che screditare il teatro e i luoghi di spettacolo, associandoli pericolosamente a luoghi ideali per ammalarsi. Danilo si dissocia dalle proteste che sono sfociate in atti di violenza e in generale ad ogni “modalità villana” di manifestare i propri diritti, ma comprende bene il fondo di rabbia e disperazione che alimenta queste degenerazioni.

