No, non possiamo. Non possiamo, per una quota di rispetto che non deve mai mancare, ribadire il concetto, già espresso, sulla situazione grave, ma non seria. Che era lo slogan efficacissimo di Ennio Flaiano, acuto fustigatore, nel dopoguerra, dei difetti italici. Ma non possiamo neppure negare che siamo interdetti. Sconcertati. Non sappiamo davvero a quale Santo votarci (trattandosi di contingenze politiche, il voto, almeno quello, è pertinente…).
Non c’è bisogno, al riguardo, di invitare i lettori a prestare attenzione alle notizie politiche sconfortanti. Non passa un giorno (altro che un giorno: un’ora…), che giornaloni, giornali, emittenti radiofoniche e televisive ed, ancor più, i tambureggianti siti web e quotidiani on line, non ci inondino di contrasti, di rabbuffi, di dileggi, di sfottò, di punzecchiature, tra piddini e grillini. I freschissimi sposi somigliano, ma davvero tanto, a quelle coppie burlone, che si separano appena scese dall’altare. O, magari, pensandoci per qualche ora in più, al ristorante del buffet di “festeggiamento”.
Non è un’esagerazione retorica…
C’è un elemento, che non si può assolutamente né ignorare, né sottovalutare. E che, verosimilmente, è quello che inietta ansia, nervosismo a fior di pelle, conflittualità endogovernativa. È quello dei sondaggi, che configurano il totem indiscusso della politica moderna, la bussola dei novelli navigatori dei mari della politica. Una bussola, nei riguardi della quale nessun leader politico, anche tra quei pochi che dichiarano (pubblicamente) di ignorarli, si può concedere il lusso dell’indifferenza.
Luigino si sarà proprio pentito…
Sicché, il Di Maio di questi giorni si starà ancor più mordendo le mani (e magari, se ci arrivasse, anche i gomiti), al pensiero di aver plasmato, in prima persona, l’unico soggetto che sta incrociando e catturando (quasi incredibilmente, per quel che ci riguarda) i consensi: il premier Giuseppe Conte. Colui che, prima o poi, da perfetto democristiano nell’anima, trasmigrerà verso lidi di altri colori. Più rassicuranti, in prospettiva. Con l’aggravante, per Di Maio, di rilevazioni statistiche tutt’altro che tranquillizzanti, per il governo giallo-rosso. E non solo… Un italiano su tre (un record negativo), invero, si pronuncia a favore della nuova coalizione. Chiariamo subito, a scanso di equivoci, che non si tratta di sondaggi prevenuti, o comunque non favorevoli, al tandem piddin / grillino. Un ultimo dato: il centrodestra (considerato nel suo tridente, ammesso che Berlusconi non riservi qualche sorpresa) è, comunque, al 47%. E, dunque, se si votasse… domani (e si presentasse unito), vincerebbe le elezioni.
Tutto in teoria…
Le recriminazioni e le rivendicazioni lasciano il tempo che trovano, così come i “se” non inquadreranno mai la storia del passato. Dunque, ne prescinderemo. Ma non possiamo, di certo, eludere un altro aspetto, emerso dai sondaggi. Il 46% degli intervistati (la netta maggioranza relativa) prevede che il nuovo governo durerà meno di un anno. Una previsione da autentiche Cassandre della politica. Ma non s’erano mai visti volteggiare insieme, tanti uccellacci del malaugurio. Inoltre, non è che il 54%… sia del parere opposto, ossia, che il duo grillin / piddino resista fino alla chiusura naturale della legislatura. Tutt’altro: ci crede la miseria del 18%…
Il taglio dei parlamentari…
Certamente, influisce sulla previsione lo scetticismo, sul punto ineludibile, proclamato dai pentastellati: il taglio dei parlamentari. Ben pochi prestano fede, ad un improvviso entusiasmo dei piddini in argomento, dopo anni di dichiarata contrarietà. Per di più, nella prospettiva di ritrovarsi, prima delle eventuali, nuove elezioni, tra l’incudine (Zingaretti, pur in recupero di simpatie) ed il tuttora martello Matteo Renzi.
Parere (quasi) unanime: i 5 Stelle ed il PD già litigano su tutto…
Lo scoglio impervio, che si staglia, già ora, quasi insuperabile, è quello della giustizia. Nel gioco di squadra, in cui i piddini son maestri, fin quando non ci sia da litigare al loro interno, è stato l’ex ministro Andrea Orlando, a suonare la squilla, contro il M5S. Ovvero, contro Bonafede. E proprio sulla cancellazione della prescrizione, il cavallo di battaglia dei grillini. Nel silenzio (significativo) di un Di Maio pensieroso, perplesso, ma certamente anche pensoso, di evitare di far deflagrare la conflittualità. Poi, ci sono le grandi opere (anche qui, l’intervento, a tempo di musica, della De Micheli – “non ci sarà alcuna revoca delle concessioni autostradali” – è stato emblematico). “E poi e poi e poi”, come cantava la straordinaria Mina, in “L’importante è finire” (titolo suggestivo ed evocativo, certo non avulso dalla situazione attuale…).
Lo spettro dell’immigrazione
Negli occhi e nella mente, sempre il fantasma dell’immigrazione. Dei porti. Del decreto sicurezza. Si assiste, in questi giorni, ad una sorprendente (ma mica poi tanto) metamorfosi ovidiana: da “tutti contro Salvini”, alla divisione in due blocchi, in due schieramenti. L’un contro l’altro armati. Ed eviteremo di citare i giornaloni pro e quelli contro. Li conosciamo già tutti: sbagliare l’elenco sarebbe quasi impossibile…
Mattarella tenta di mettere ordine
In questo panorama sconcertante e scoraggiante, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto, al Forum Ambrosetti, a Cernobbio, con una duplice finalità. La prima: richiamare la “coalizione”, senza dirlo apertamente, ad un doveroso senso di responsabilità. Il senso implicito delle sue parole è, in sintesi: ma come, dopo pochi giorni, già vi sentite in diritto di litigare su tutto? La seconda: risollevare il morale della truppa. Elevando l’asticella degli obiettivi, con espressioni mai sentite prima e che, men che mai, non sarebbero state mai possibili, Salvini regnante: “L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano, partecipando con convinzione e responsabilità a un progetto europeo lungimirante”.
L’invito al “sistema economico”
Ma non s’è fermato qui, Mattarella. Ha invitato, infatti, il “sistema economico-finanziario” a “fornire il suo contributo a questa fase di rinnovamento del progetto europeo”. Quasi un’allusione al fatto che Salvini non ci sia più, sulla scena del governo, e che, dunque, l’occasione sia proprio quella giusta… Mattarella, in conclusione, ha voluto apporre il sigillo agli eventi di quest’ultimissimo periodo: l’elezione della von der Leyen, il governo giallo-rosso, Paolo Gentiloni (la ricompensa della Merkel per il sostegno alla sua pupilla Ursula). Che sono tutti, ma proprio tutti, in chiave europeistica. Ovvero, anti-Salvini.
Il “riesame” del “patto di stabilità”
Un ulteriore sostegno, Mattarella l’ha regalato, al neonato governo, attraverso il messaggio sull’esigenza di una rivisitazione del “patto di stabilità”. D’altro canto, il presidente, nel suo silenzio, nel suo quasi mutismo, nella sua apparente atarassia ed imperturbabilità, è stato il protagonista principale, se non assoluto, dell’ennesimo non voto. Quello fustigato perfino da due dichiarati sinistrorsi, come Paolo Mieli e Luca Ricolfi (questa rubrica l’ha puntualizzato nella precedente puntata). Ci ha messo, dunque, la faccia. E, di conseguenza, a tutto potrebbe accettare di assistere, senza battere ciglio (con le sue modalità, ovviamente), tranne che ad una crisi di governo a breve, incredibilmente corta, distanza da quella appena consumata…
Dopo il week-end, si apriranno le ostilità…
Il sabato e la domenica sono, ordinariamente, riservati all’impegno da tastiera. Ma, da lunedì mattina, si cambia registro. Fitto calendario, quello dell’inizio della prossima settimana. Innanzitutto, il voto sulla fiducia al governo, nelle due Camere. Accompagnato, per modo di dire, dalle manifestazioni di Fratelli d’Italia e Lega, che si faranno sentire per il diniego del voto. Forza Italia, sempre più indecifrabile (forse, anche disorientata: ma non si sa se crederci…), non si aggregherà agli altri due partiti del centrodestra… Saranno momenti di scossoni, o di assestamenti. Non si scappa. E, poi, emergerà, di prepotenza, il nodo dei vice ministri e dei sottosegretari. E poi… Ma a quando, un attimo di tregua? Si badi bene: abbiamo scritto, non a caso, di tregua. Perché, che possa intervenire la pace (l’evoluzione positiva della tregua), non c’è proprio da illudersi, per ora.
Beppe Grillo protagonista, di nuovo
Sul ruolo del fondatore del M5S, ci siamo già dilungati. Piaccia o non piaccia, che corrisponda, o meno, ai sacri, sacrali, inviolabili principi costituzionali, un soggetto mai candidatosi impera, sul panorama politico, Lo sovrasta. Lo domina. Intendiamo, dunque, conferire un riconoscimento alla sua diavoleria, come la definirebbe Vasco Rossi: ossia, a quella genialata di invitare i giovani piddini a non perdere l’occasione unica, della coalizione giallorossa. Una diavoleria, sì. Perché, in realtà, era l’unico sistema convincente e democratico, a disposizione del comico genovese, per intimidire Di Maio e dettare, in partenza, l’esito del voto sulla piattaforma Rousseau. Con quel gesto, con quell’agitatissima e fremente invocazione, Grillo ha, in sostanza, incoronato Giuseppe Conte, nel Conte 2, la vendetta. Senza lo show del fondatore, sarebbe finito tutto a… Da cui, lo slogan del doveroso riconoscimento, a Grillo: “Dal Marchese del Grillo al Conte del Grillo”. Sì, il Marchese del Grillo. Proprio lui: il personaggio, magistralmente interpretato da Alberto Sordi. È, ormai, infatti, annichilito e del tutto venuto meno il comune senso del pudore… Impazzano ed imperversano, per televisione e sul web (soprattutto su quest’ultimo, impagabile ed insostituibile baluardo di libertà e di sfogo – e di salutare rifugio – nello scherno), le immagini di Di Maio contro Renzi, Renzi contro Di Maio, di Grillo, in tenuta nerissima (si direbbe: come un grillo…), che si trastulla a distruggere il PD, come fosse stato un castello di sabbia, sulla spiaggia… Memoria non corta: cortissima. Per giusto ed equilibrato contrappeso e contraltare, una faccia tosta colossale…
La trentaseiesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 12 settembre.

