Ormai, c’è una tendenza consolidata. Quella che gli pseudo-raffinati definirebbero un trend (ben s’intenda, ovviamente: non in ottica strettamente economica). La propensione, da anni, è che siano i siti web, i giornali on line, a pubblicare le notizie più curiose, ma anche le più succose ed appetitose: quelle che, sui giornaloni, ben difficilmente trovano spazio.
Nicola Zingaretti sulla graticola
Il turno è toccato a Nicola Zingaretti, il fratello del più noto (almeno per ora) Luca, il popolarissimo commissario Montalbano. È stato qualificato, Nicola, come un bancomat. Con riferimento alla sua, per così definirla, generosità nei riguardi del Partito Democratico, dei piddini, delle associazioni, fondazioni ed enti vicini, o affini, al partito. Una forza politica, ridottasi in debolezza, che sta affannosamente tentando di liberarsi delle scorie tossiche dell’ex rottamatore Renzi e di uscire dalla micidiale spirale del giglio magico, o tragico. E che avrebbe bisogno, urgentissimo, di ben altri tipi di iniezioni, che quelli che state per leggere…
I “boys” incantati del “Cinema America”
Vengono segnalati, come destinatari della sospetta generosità zingarettiana (esercitata con i fondi della Regione Lazio, della quale, in contemporanea con la sua carica di segretario piddino, il disinvolto Nicola è rimasto governatore), gli apparentemente ingenui “boys” del Cinema America. Nelle vesti dell’associazione Piccolo Cinema America (oggi “Piccolo America”), i baldi giovanotti (recentemente assurti agli onori della cronaca per l’aggressione, da loro subita, ad opera di coetanei fascisti) hanno incassato, negli ultimi due anni (2018 e 2019), oltre centotrentamila euro, per il Festival Trastevere Rione del Cinema. È legittimo chiedersi: per motivi politici, partitici, o squisitamente cinematografici?
Nel mirino la società LazioCrea S.p.A.
Zingaretti è stato messo sotto accusa, in particolare, per la cosiddetta società di scopo, denominata LazioCrea, scaturita dalla fusione tra Lait e Lazio Service. Per il vero, però, già nel mese di marzo, appena proclamato segretario del Partito Democratico, L’Espresso on line (che trainò altri organi di stampa) diffuse la notizia di un’indagine, a carico di Zingaretti, per finanziamento illecito. Una news, emersa dagli interrogatori degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, che hanno patteggiato, per corruzione in atti giudiziari, le rispettive pene (tre anni l’uno, due anni e nove mesi il secondo: non proprio una bazzecola…). Dagli oppositori, alla Regione Lazio, la predetta società viene definita una sorta di cassaforte, dalla quale il governatore pescherebbe risorse, senza neppure i fastidi, gli imbarazzi, le peripezie dell’antipaticissima (ed impastoiante) burocrazia, quella che non piaceva neppure al predecessore Renzi… Insomma, un elenco di disinvolture e di davvero inquietanti episodi. Come quello del contributo di sessantamila euro della Regione Lazio alla federazione rugby, per il mitico Torneo delle Sei Nazioni. Un contributo, le cui polemiche ed i cui riverberi hanno danzato, per settimane, sui massimi quotidiani nazionali.
Il problema “politico”
Ma c’è anche un aspetto squisitamente politico (ma anche giuridico, nel senso delle incompatibilità), che appesantisce i già segnalati (sia ben chiaro: in una sinteticissima selezione, perché ce ne sarebbero tanti altri) contributi, aiutini, sostegni, supporti… È la questione delle eterne, immancabili assenze di Zingaretti alle riunioni del consiglio regionale. Ovviamente, del Lazio. Le assenze zingarettiane sono, da un lato, ufficialmente giustificate per “motivi istituzionali”. Come se potesse esistere, o anche semplicemente ipotizzarsi, un impegno più significativo, per un governatore, delle riunioni del consiglio regionale. Ma il guaio è che, spesso, il distratto Zingaretti, come se avesse del tutto dimenticato di essere ancora governatore del Lazio, provvede da solo, a smentire la giustifica istituzionale. Illuminando, sui social, sui quali posta foto inequivocabili, la verità dei suoi impegni (riunioni per il PD, in tutta la Nazione…), che gli abbiano impedito la presenza (poverino, non possiede il dono dell’ubiquità…) ai consigli regionali. Ovviamente, il vice presidente, Daniele Leodori, sostituisce Zingaretti. Almeno, ci prova. Ma, per le inferocite opposizioni, la corda è stata già tirata per troppo tempo. Per quattro mesi, ormai, da marzo.
Sarebbe una posizione precaria…
Eppure, la posizione di Zingaretti, come emerse immediatamente dopo la sua elezione, è davvero precaria. Furono Cavallari, ex Lega, e Cangemi, ex forza Italia, a fungere da soccorritori voltagabbana ed a salvargli la poltrona di governatore. Barillari, del Movimento 5 Stelle, scudiscia senza pietà il disinvolto Zingaretti: “Il segretario piddino continua ad essere pervicacemente assente, anche su votazioni delicatissime: sulla sanità, sui rifiuti… Però intasca, senza vergognarsene, il suo stipendio di oltre diecimila euro al mese, da governatore” (che non governa, aggiungiamo noi…). Quelli, i diecimila euro, lo Zingaretti, assente alle votazioni sui rifiuti, non li… rifiuta.
La resa dei conti il 31 luglio
Tripodi, della Lega, tuona: “Abbiamo chiesto la sua presenza, in via straordinaria, viste le sistematiche diserzioni ad oggi, per mercoledì 31 luglio. Ci dovrà spiegare la pseudo uscita dal commissariamento della sanità, nella nostra regione”. In soldoni, le opposizioni ipotizzano, con qualche buona ragione (e non ne fanno mistero), che Zingaretti resista, alla presidenza della Regione Lazio, per non perdere le posizioni, da lui conferite dagli amici degli amici, nelle società a partecipazione regionale. Nel frattempo, la Lega ed il centrodestra stanno predisponendo una mozione di sfiducia. La terza (le altre due hanno fatto il classico buco nell’acqua). Come sempre, lo scoglio è il vincolo, diciamo così, affettivo, alle poltrone da consigliere regionale. Nessuno le molla volentieri, le poltrone, con le annesse prebende…
I quesiti sulla vicenda
La questione, per ora, non è esplosa in tutta la sua gravità. Tuttavia, è lecito chiedersi: con un leader del genere, dove vuole arrivare, il già dilaniato, confuso, inter-conflittuale Partito Democratico?Primo quesito: ma può, un presidente di Regione, adempiere alle funzioni ed al mandato di capo di uno dei grandi partiti politici di una grande Nazione? E, viceversa, dove lo trova, il tempo per svolgere il ruolo, impegnativo quanto altri mai, di presidente di una Regione di prima fascia, come il Lazio? Ancora: è possibile che nessun legislatore abbia mai giudicato una priorità la soluzione del problema di codeste, indecorose incompatibilità? Eppure, il PD ha già i suoi grattacapi, le sue rogne, le sue angosce. Ad esempio, la vergognosa vicenda di Bibbiano, nella quale il Partito Democratico è immerso fino al collo (e della quale parleremo). Ancora: lo scandalo delle intercettazioni Lotti / Palamara, che concernono la spinosa questione del Consiglio Superiore della Magistratura.
Non è stato ascoltato neppure Roberti…
Rispetto alla quale l’ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti (puntualizziamo: neo europarlamentare, proprio in quota PD), ha invano stimolato, con espressioni inequivocabilmente pungenti e sacrosantamente provocatorie, una reazione zingarettiana. Che, però, puntualmente, non è pervenuta… Per non dire dell’arretramento nei sondaggi, lento ma inesorabile, del PD attuale. Zingaretti, finora, ha ritenuto di poter… aggiungere problemi su problemi. Infilando la testa sotto la classica sabbia. Ma non sono troppi, i guai? Così, davvero, s’intende frenare o, quantomeno, rallentare, in attesa di tempi migliori, il quotidiano avanzare della Lega di Salvini? Con avversari del genere, sembra proprio che il ruvido Matteo possa dormire (almeno per ora) sonni tranquilli…
La venticinquesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 4 agosto.

