Per dare un’idea (ma tutti già ce l’hanno) dell’imprevedibilità della politica, nulla di più significativo che il Russigate, o il Bufalagate, della Lega. In breve periodo, si potrebbe sconvolgere il quadro, con riflessi rilevanti, anche a livello internazionale. Ancora una volta, per via giudiziaria. Vedremo. Ma questa è la puntata che, nei programmi di Chiacchiere e nuvole, doveva e deve segnare la chiusura (o quasi: tutto è provvisorio, in politica, a maggior ragione quando, all’appuntamento con le urne, manchi ancora tanto tempo) dell’analisi sui potenziali candidati a governatore, in Campania. Con la disamina di quelli del Partito Democratico. E ci atterremo al tema. Iniziando a sgombrare il campo, subito, per comodità di rassegna, dai candidati più improbabili. Quelli lanciati lì. O che si mettono in pista da soli.
Il rettore della “Federico II”
Uno, in particolare: il rettore della “Federico II”, Gaetano Manfredi. Il quale sconta un peccato originale: essere il fratello dell’ex onorevole Massimiliano Manfredi. Un soggettino, Massimiliano, renziano di ferro, lottiano per conseguenza quasi obbligata (era, quello, il tempo, ormai remoto, del giglio magico, o tragico, a seconda dei gusti). Dunque, si dequalificò da solo, l’inconsapevole Massimiliano. Oltretutto, con un disinvolto, davvero improvvido sostegno a Cosimo Sibilia (fanalino di coda di Forza Italia, ad Avellino), in occasione dell’inverosimile scalata di quest’ultimo alla lega dilettanti. Un regalo immotivato e senza alcun ritorno, a Sibilia. Con il conforto, indispensabile e più che decisivo, di Tavecchio e Malagò, due vecchie cariatidi del mondo sportivo. Ormai, entrambe passate di moda. Anzi, trapassate. Gli alfieri (Lotti, Malagò e Tavecchio, con il pedissequo Massimiliano, che fece la sua figura barbina, accodandovisi) di quello che fu il Renzusconi. Allora, in grande spolvero. Ora, già tramontato e sepolto da tonnellate di negatività. Sia come sia, il nome del rettore Manfredi era stato timidamente sussurrato. Poi, non se n’è parlato più. Rispolveriamo il dettaglio, davvero poco significativo (il magnifico non oserà mai scendere in campo aperto, contro una macchina da voti, come Vincenzo De Luca), per amor di cronaca. Anzi, come si accennava, per cominciare a liberare il terreno. E andiamo avanti.
Più che andare avanti… torniamo indietro
E sì. Torniamo indietro. Ai soliti problemi giudiziari, che non mancano mai. La Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ha notificato, nei giorni scorsi, un avviso a controdedurre a trentaquattro consiglieri regionali. Tra di essi, Vincenzo De Luca e l’ex governatore, Stefano Caldoro. L’accusa è di danno erariale (di un importo, quantificato in oltre 311mila euro) e di violazione del principio di sana ed efficiente gestione delle risorse pubbliche. Il fascicolo d’indagine è stato inoltrato anche alla magistratura ordinaria. Tutto parte dalla costituzione di una commissione, finalizzata al controllo sulle società partecipate, ma non prevista dallo statuto del Consiglio regionale. Istituita il 9 dicembre 2015, la commissione è stata, disinvoltamente, prorogata fino a marzo… del 2028. Per la Procura generale della Corte dei Conti la commissione, già dopo la prima proroga, era illegittima. Una tegola in più, che potrebbe ostacolare il percorso, già irto di insidie, del governatore uscente, De Luca. Il quale, però, nei problemi giudiziari si trova perfettamente a suo agio… Da sempre.
Il cosiddetto “concorsone”
Tant’è che non ha avuto alcuna remora (anzi…) a lanciare l’iniziativa, in odore di voto di scambio, intitolata il concorsone della Regione Campania. Definita, da tanti osservatori autorevoli, una sorta di bluff elettorale. In questa sede, non saranno approfonditi, ovviamente, gli aspetti giuridici (e potenzialmente giudiziari) della vicenda. Ma, francamente, sembra proprio una carta della disperazione, per De Luca. Che ha atteso il momento fatidico, per giocarsela. Con la consueta spregiudicatezza politica. Senza alcun timore delle eventuali conseguenze.
Ma veniamo alla disamina politica
Molto più significativo è, comunque, il possibile quadro politico, che si profila all’orizzonte. De Luca mostra di non percepire ancora lo stormir della fronda, nata ed alimentata proprio dalla sua improvvida, duplice designazione ereditaria, a favore dei figli, Piero e Roberto. Una designazione che ha molto infastidito (usiamo un verbo tenue) il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, che s’è sentito assediato dai fedelissimi di Vicienzo Number One (come, per citarne uno solo, il noto Alberto Di Lorenzo), oltre che da Roberto, il rampollo numero due, in odore di candidatura a sindaco di Salerno. L’architetto Napoli, sia ben chiaro, deve tutto, ma proprio tutto, a De Luca. Ma, ora che s’avvicina il momento di abbandonare la poltrona di Palazzo di Città, dà segni (silenti, prudenti, quasi bisbigliati) d’insofferenza. In ogni caso, è un fronte di guerra in più, per un De Luca che ha anche ben altre problematiche, alle quali far fronte.
Le trattative tra 5 Stelle e De Magistris
Per dirne una, il ventilato accordo tra i pentastellati e gli “arancini”, o “arancioni” di Luigi De Magistris… Due gruppi di nemici, dichiarati e giurati, di Vicienzo. Il De Luca attuale, per cominciare, s’è già scutuliato di dosso la crosta provvisoria, che l’aveva rivestito durante il suo periodo renziano. Un De Luca, allora, pro-migranti. Oggi, invece, lo sceriffo parla apertamente (e con toni veementi) di “bande di nigeriani che hanno occupato militarmente i territori”. Il che, tradotto, significa che Vicienzo ha ripudiato il suo mentore, colui che gli blindò la candidatura del piezz’ ’e core n. 1, Piero, il boy-scout fiorentino Matteo Renzi. Che, dopo il drammone delle intercettazioni telefoniche di “lampadina” Luca Lotti con il magistrato Luca Palamara, è addirittura in caduta libera, se non in fase di precipizio. Proprio in questa settimana, alcuni quotidiani d’opinione, non a caso, hanno proposto di ricercare Matteo Renzi a “Chi l’ha visto?”. De Luca, che è un gattone con le vibrisse ben all’erta e sensibili, ha fiutato il vento che soffia e, da solidarista renziano, è diventato, disinvoltissimamente, anti-migranti. Quasi salviniano… Ormai, la blindatura della guerra di Piero è acqua passata…
L’angoscia deluchiana non dichiarata
Ma la vera angoscia di Vicienzo è un’altra. Che non confesserà mai. Ha il nome ed il cognome di Franco Roberti, l’ex procuratore nazionale antimafia. Per questo, ha lanciato la grande infornata del cosiddetto para-concorsone. L’ex alto magistrato, trionfalmente eletto alle europee del 26 maggio scorso, potrebbe, prima o poi, determinarsi a fagocitare De Luca. Soprattutto, se si sottrarrà alle sue indicazioni di principio. Quelle che procurano l’orticaria, a Vicienzo. Abituato a muoversi libero, sganciato da lacci e lacciuoli, con disinvoltura oltre i limiti dell’estremo. Tant’è che, di volta in volta, quasi di giorno in giorno, stabilisce se correre sotto le bandiere piddine, o sottrarsi al cappio…
La “summa” del pensiero di Franco Roberti
Roberti ha affidato ad un post notturno, sul suo profilo Facebook, il suo pensiero sul cosiddetto caso Palamara e Consiglio Superiore della Magistratura. Sembrerebbe roba sorpassata. Ma è bene valutarla in prospettiva elettorale. Roberti ha scudisciato (ma ora, non allora, quando forse non si sentiva libero, da magistrato, di esprimere le proprie opinioni, su un tema così delicato) lo “effimero potere” di Matteo Renzi. Che, al suo “apice”, senza preavviso e senza motivo, tagliò l’età pensionabile dei Magistrati da 75 a 70 anni. Una “sciagurata iniziativa”, chiosa Roberti, “palesemente dettata da un duplice interesse”. E giù, con l’accetta, l’ascia e la frusta… Roberti conclude il post con parole come pietre. Anzi, come macigni: “Chiedo alla libera informazione (sperando che esista ancora) di non perdere l’attenzione su questo scandalo. Chiedo al Partito Democratico, finora silente, di prendere una posizione di netta e inequivocabile condanna dei propri esponenti coinvolti in questa vicenda, i cui comportamenti diretti a manovrare sulla nomina del successore di Giuseppe Pignatone sono assolutamente certi, se vuole essere credibile nella sua proposta di rinnovamento e di difesa dello stato costituzionale di diritto dell’aggressione leghista”.
Anche un Roberti esagera…
Ebbene, nel suo piccolissimo, ERREEMME NEWS sente di essere libera informazione. E lo rivendica. Facendo passare anche, ad esempio, quell’espressione “aggressione leghista allo stato costituzionale di ditritto”, che, per dirla in termini eufemistici, ci appare forzata. Ma, al cospetto della sostanza corposa del post di Roberti, è, anch’essa, un’inezia. Una quisquilia. Be’, siamo ancora curiosi di vedere come andrà a finire. Visto che Zingaretti ha fatto di tutto, fino ad oggi, per eludere il tema. Che riporta d’attualità, tra l’altro, il più volte evocato Renzusconi, l’inciucione tra Renzi e Berlusconi, che, di tanto in tanto, riemerge dalle tenebre che l’inghiottono.
Un commento di chiusura
Premesso che sull’argomento, ovviamente, si dovrà ritornare (e mica una sola volta…), tentiamo di tracciare un primo riepilogo. Su De Luca, su Roberti (che, però, di De Luca non parla e sull’eredità dei due figli di Vicienzo si tiene religiosamente silente), sulla Lega, sui pentastellati, che in Campania viaggiano ancora fortissimi, anche sull’onda del reddito di cittadinanza. Che incide poco più che zero, al Nord. Ma che, dalle nostre parti, appare determinante. Un primo aspetto è nei fatti: i dati anagrafici. De Luca e Roberti sono entrambi ultrasettantenni, già ora. Come il velleitario Clemente Mastella, che ha lanciato (per scopi strumentali) la propria candidatura a governatore, analizzata in una precedente tornata di Chiacchiere e nuvole.
I requisiti che gli elettori prediligono
In breve, molto in breve (in attesa, logicamente, di ritornarci su), azzarderemo una sintesi, che valga per tutti. Ci sono requisiti, per essere candidati credibili a governatore, che, ormai, non possono ignorarsi. Che si impongono, anzi, sempre di più, come il fenomeno grillino ha insegnato. Il requisito n. 1 è quello di offrire facce nuove. Il n. 2 è che le facce non siano contaminate da sospetti, che non siano mai state sottoposte ad indagini giudiziarie. Il n. 3 è l’energia, la gioventù. Il n. 4 è l’appeal politico.
E, poi, il coraggio, la determinazione, la schiettezza. Niente precedenti fughe da responsabilità (alla Mara Carfagna, per intenderci…). Poi, come sempre, le macchine organizzative potranno schiacciare tutto e tutti. Ma anche un volto nuovo, alla Valentino Grant, potrebbe significare tanto e, perfino, risultare decisivo. Sul punto, vale la pena soffermarsi. I 5 Stelle sono, sì, coraggio.
Ma, finora, è stato l’ardimento, il loro, di chi non aveva nulla da perdere. Da oggi, invece (anzi, da ieri), ogni loro mossa, ogni loro attività viene passata sotto la lente d’ingrandimento e ferocemente, accanitamente approfondita. Dunque, occorre innanzitutto un leader vero. Magari, accompagnato dalla Ciarambino, la pasionaria.
Dall’opposizione al governo, il passo è tutt’altro che agevole. Meno che mai, scontato. Certo, fa sorridere (o piangere) Armando Cesaro, il figlio di Giggino ’a purpetta. Il quale non comprende e non percepisce di essere, in tutto e per tutto, un equivalente di Piero De Luca… Se non fosse stato figlio del miracolato da Arcore, a sua volta già miracolatissimo, chiacchieratissimo con tutto il resto, anche a voler prescindere (ma come si potrebbe prescindere?) dai problemi giudiziari familiari, cosa avrebbe mai rappresentato, Cesaro Junior? Ma, sulle regionali 2020 e su tutti gli altri aspetti, peserà e graverà, come un macigno, il citato post di Franco Roberti. È un manifesto, quel post. Nell’auspicio che non si faccia di tutto per far nauseare anche lui… Compito delicatissimo, questo della nausea, che compete a Zingaretti. Che, ora, ha l’occasione per sganciarsi definitivamente da Renzi, dal renzismo, dal renzusconismo e da tutti gli ismi possibili… In attesa delle mosse, che non mancheranno, dei volponi. A cominciare da quelle di Vicienzo.
La ventesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 18 luglio.

