“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 11 – Lo sconvolgente pastrocchio Lotti / Palamara…

L’attualità travolge tutto. Non può fare eccezione nemmeno la nostra analisi “… verso le regionali 2020”. Che deve fare il classico passo indietro (attenzione: solo in via provvisoria), per lo tsunami, in atto nel mondo della politica e della magistratura, ai massimi livelli. Una contingenza, che resterà consegnata alla storia e che, tanto per capirci, ha già, del tutto infondatamente, coinvolto il presidente Mattarella. Ed i cui riverberi, rinculi, conseguenze concrete si possono, per ora, solo ipotizzare. Ma che saranno, verosimilmente, molto, ma molto più pesanti di quel che sia umanamente possibile immaginare. Altro che la frase simbolo (“non si può neanche immaginare…”), che però allude a ben altro, dell’ennesima, splendida canzone di Vasco Rossi, “Come nelle favole”. Che citiamo per stemperare, solo per un attimo, la tensione che si sta accumulando.

L’incidenza sulle prossime elezioni regionali

Codesto autentico maremoto, invero, è destinato, fin d’ora, ad influire, in misura gigantesca, sulle prossime elezioni. E, poiché le prossime elezioni (almeno, quelle in calendario: si vedrà, se il governo reggerà, o se Salvini, o gli stessi “5 Stelle”, riterranno di chiudere i conti) sono le regionali 2020, ecco che non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto. La vicenda è talmente risonante e rimbombante, che è, inevitabilmente, a conoscenza di tutti i nostri lettori. Ma le ultime notizie hanno, per davvero, sparigliato le carte. Sono quelle delle intercettazioni dei colloqui Lotti / Palamara e del tentativo lottiano di tirare in ballo, come s’è già accennato, addirittura, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che ha replicato, piccato ed indignato, con una frase lapidaria, senza sconti: “Lotti dice il falso…”. La questione ha squassato, fin dalla profondità delle sue viscere, il Partito Democratico. A questo punto, siamo giunti al nodo della questione. Noi, per il vero, non lo immaginiamo proprio, ’o sceriffo, Vincenzo De Luca, che, per fedeltà al suo ultimo sponsor conosciuto, Matteo Renzi (o già… penultimo, piroettianamente sostituito da Nicola Zingaretti), si candidi a governatore della Campania, sotto le insegne di un partito lacerato, dilaniato, oltre ogni limite ipotizzabile, in fase di auto-sbranamento, squartamento, smembramento, in stile mafia nigeriana (chiediamo umilmente scusa, per la citazione horror, che, purtroppo, è l’unica che renda l’idea). Dato, doverosamente, conto del perché, del cambio di programma, procediamo.

Lotti, tra l’ingenuo ed il furbastro 

L’imabarazzatissimo Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico (che starà cominciando a pentirsi di questa sua improvvida ambizione e che, come sovente gli accade, non sa davvero che pesci prendere), ha addirittura provato ad “elogiare” Luca Lotti:  “L’autosospensione di Lotti non è una fuga, ma un gesto di responsabilità. Ora, riforma del Csm”.  Un messaggio, francamente, assurdo, per non definirlo surreale. In ogni caso, fuori dei tempi musicali, fino a gracchiare in modo stridulo. Dopo quel po’ po’ di scempio, a carico del riccioluto ex ministro (dello sport, con sulla coscienza qualche peso ragguardevole, la presidenza della lnd a Sibilia, nel suo dialogo istituzionale con Malagò). Una protesta urlata, a firma di Franco Roberti (il primo ad esprimersi, in argomento, il che rafforza l’ipotesi di un De Luca che dovrà,verosimilmente, smarcarsi dal PD), Massimo Cacciari, Luigi Zanda, Carlo Calenda e tanti altri esponenti di prima fila del partito. Immerso nei guai fino al collo. Sprofondato proprio per le responsabilità del renziano Lotti.

Ma il “renziano” appare indifendibile…

Lotti aveva balbettato un’improbabile difesa. All’inizio, addirittura contrattaccando, con toni sprezzanti, dopo le prime inchieste giornalistiche sul suo conto, quelle di Giacomo Amadori de “La Verità” e di Marco Lillo de “Il Fatto Quotidiano”. Del tutto evidentemente, ignorava, Lotti, le intercettazioni ambientali sul suo conto, sui suoi colloqui con Luca Palamara, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (e, per inciso, molti anni or sono sbeffeggiato da un Francesco Cossiga, gustosamente spietatissimo, in collegamento telefonico con Palamara e Maria Latella, la giornalista di Sky TG 24). La difesa di Lotti è imperniata sulla circostanza che la frase, sullo scandalo Consip (quello delle inchieste di Amadori e Lillo, sugli appalti pubblici centralizzati), fosse non sua, ma di Palamara. Nelle conversazioni di Lotti con Palamara, l’argomento fulcro era, quasi costantemente, quello della successione del Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e della possibilità di chiudere, soffocandolo nella culla, per l’appunto il caso Consip. Quello, nell’ambito del quale l’ex ministro, di rigorosissima osservanza renziana, è imputato nella capitale (non a Perugia). Ma lo scoglio insormontabile, per Lotti (e per il suo interlocutore, Palamara), è che la Guardia di Finanza ha depositato, al Consiglio Superiore della Magistratura, le trascrizioni integrali delle intercettazioni ambientali, eseguite con lo strumento informatico “trojan”, installato sul cellulare di Palamara…

Un Lotti disinibito… 

Lotti parlava, senza troppi freni prudenziali, di una vicenda delicatissima. Eppure, oggi, non potendo dire altro, si ritiene estraneo ai fatti. Palamara esaminava, con Lotti, una vicenda di straordinaria rilevanza giudiziaria, addirittura in prospettiva dei suoi eventuali ruoli futuri e delle conseguenziali competenze, ma oggi tenta di sgusciarne fuori, di sgattaiolare… Ma è davvero, il suo, alla Charles De Gaulle, un “vasto programma”… Il punto più micidiale è, però, quello in cui Lotti, a colloquio con Palamara ed i cinque consiglieri del CSM, consegnati alla storia, mena vanto: “Sono andato da Mattarella”. Non l’avesse mai fatto… È stato prontamente e brutalmente smentito e sbugiardato da fonti del Quirinale, le quali, in buona sostanza, hanno qualificato Lotti come un millantatore. A quel colloquio di Lotti, con Palamara ed i cinque membri del CSM, era presente un personaggio assolutamente singolare, Cosimo Ferri, attualmente deputato del Partito Democratico. Ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati (eletto, in quest’ultimo ruolo, con il record assoluto dei voti: quando si dice… delle sagge scelte dei sapienti e lungimiranti Magistrati…), Ferri, nella sua seconda vita, è stato Sottosegretario di Stato, in seno al Ministero della Giustizia, per ben tre volte consecutive (con i governi di Enrico stai sereno Letta, di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni). Si tratta, dunque, ahilui, di un calibro da 90, che non può di certo passare inosservato.

I 5 Stelle: “Pubblicate tutto…”

Sul blog pentastellato, un titolo inequivocabile, un invito / monito perentorio, indirizzato ai giornalisti ed agli opinionisti di politica (e di cronaca giudiziaria, ai più elevati profili): “Pubblicate tutto!”. Nel testo, una frase tanto lapidaria, quanto inoppugnabile: “In un Paese civile si pubblica tutto, perché i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere”. Ma molto più angosciante è l’atto d’incolpazione, a firma del Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, Dott. Riccardo Fuzio: “Si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”. Il riferimento, tutt’altro che casuale, è al solito Lotti, a carico del quale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento. Il severo ed ammirevole Procuratore Generale Fuzio aggiunge che sia di “cristallina evidenza… la preventiva e sicura consapevolezza di tutti i consiglieri” (del CSM) “presenti, della presenza di Luca Lotti, oltre che del dottor Palamara e del dott. Ferri, che ne erano i promotori” (dell’incontro). Le relative intercettazioni attestano e certificano una disinvoltura estrema degli altissimi magistrati coinvolti. Come, d’altro canto, è significativa la frase di Lotti, su Davide Ermini, vice presidente del CSM, appartenente al suo stesso (ex?) partito: “ma Ermini non è che… però qualche messaggio gli va dato forte”.

Limitiamoci…

In tema di spregiudicatezze, ci sarebbero da segnalare montagne di trascrizioni, tratte dalle intercettazioni ambientali eseguite, pubblicate sul “Corriere della sera”. Ci limiteremo, per ora, a riportarne solo un’altra, che riguarda un dialogo tra l’ex ministro renziano e Palamara.

Lotti: “Io non è che ce l’ho… non è che ce l’ho a morte perché… è su di me… È stato uno scambio sulla nostra pelle, Luca”.

Palamara: “Sulla nostra pelle, io sono certo”.

Lotti, nel quale si risveglia l’ego, alla Giusy Ferrero di “Novembre”: “La mia soprattutto… cioè la nostra intesa come…”.

Palamara: “Luca, me devi capi’, ché ce so’ entrato in mezzo pure io… Perché quello che m’hanno combinato lì a Perugia, ancora nemmeno se sa, non è chiaro…”.

Lotti: “Lo storia vera è che Ielo ha detto a Pignatone… tu lasciami stare su questa roba, io ti mando avanti Consip”.

Palamara: “Bravo!”.

Lotti, che ridiventa il guaglionastro del periodo pre-istituzionale: “E cazzo, ti pare poco? E, poi, il fratello di Ielo c’ha ’na consulenza all’Eni…”.

Palamara: “Tu giustamente dici, a te t’hanno ammazzato sulla vicenda Consip… a me sai benissimo quello che ho sofferto con questa cosa… Nel mio m’hanno ammazzato… terribile… non so come ho fatto a rimane’ in piedi…”.

Il commento di “Dagospia”

A conclusione di un’articolata e complessa sintesi della vicenda Lotti / Palamara, il magazine “Dagospia” chiosa, in modo inquietante ed, insieme, tranchant: “Al Csm, negli ultimi mesi, presunte mele marce e mele sane hanno votato quasi come un sol uomo. Con buona pace di chi è convinto di aver già trovato buoni e cattivi”. Se si tratta del solito cinismo, del consueto, cupo scetticismo del simpatico ed insostituibile romanaccio Roberto D’Agostino, si vedrà. Ma le premesse sono tutt’altro che rassicuranti. Chissà quanti capitoli, ci riserverà il bizzarro, incompatibile, sconcertante duetto Lotti / Palamara… Soprattutto, prenderemo atto delle sue conseguenze, ora non ponderabili, né prevedibili, sul Partito Democratico. Un’associazione senza pace. Mai. Che stava appena facendo capolino, fuori dal sacco. Quando… zacchete!

 

La dodicesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 20 giugno, con la quarta parte dell’analisi “… verso le regionali 2020”.

 

Queste son situazioni di contrabbando…

Chiacchiere e nuvole…

La faccia tosta d’ ’a politica…

Il vento gonfia ogni polemica…

Che voglia di piangere ho!