5G, rischi per la salute: mito o realtà? – Le Video-interviste

“5G rischi per la salute – Mito o realtà?” è stato l’interessante convegno organizzato dal Rotary Club Eboli, guidato dal Presidente Carlo Mirra, tenutosi qualche giorno fa nei saloni dell’elegante struttura “Le Radici Ristorante” a Battipaglia.

Un tema ancora focus di dibattiti il 5G; la tecnologia di quinta generazione delle reti mobili pensata per velocizzare e rendere più affidabile la trasmissione dei dati ma che desta ancora perplessità ad una grande parte della popolazione riguardo alla sicurezza del sistema per la salute.

L’incontro, moderato dal giornalista Antonio Manzo, ha contribuito a chiarire i dubbi legati a questa tecnologia, ha visto la partecipazione di Carlo Mirra, Presidente Rotary Club Eboli, di Giuseppe Giannattasio, Assistente del Governatore; a relazionare, invece, sono stati la Dr.ssa Fiorella Belpoggi, Istituto Oncologico Ramazzini di Bologna, il Dr. Giovanni D’Angelo, Presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Salerno, e il Prof. Roberto Mastracci, Università di Roma.

“L’errore è stato quello di identificare come nemico il 5G – ha considerato la Dr.ssa Fiorella Belpoggi – il nemico non è il 5G, il nemico è la radiofrequenza che può essere controllata nella sua pericolosità attraverso il controllo del campo elettromagnetico che genera; quindi, è un falso problema.

I governi sono fatti per governare, i pericoli esistono e vanno governati, così come abbiamo messo in sicurezza tante innovazioni tecnologiche a partire dal dopoguerra a oggi; io credo che vada messa in sicurezza anche la tecnologia che riguarda le radiofrequenze. Siccome si può fare, non vedo perché per far risparmiare 4 miliardi di euro alle compagnie telefoniche, solo in Italia, per espandere il 5G e mantenere invece il 6V/m che abbiamo dobbiamo noi mettere in pericolo la nostra salute.

Io sono collegata con voi grazie a questa tecnologia, il mio lavoro si basa in gran parte sulla possibilità di utilizzare programmi e applicazioni che mi aiutano tantissimo nel lavoro, non nego la necessità di queste tecnologie; dico che io, come scienziato, ho la responsabilità di dirvi che cosa ho visto e che cosa so.

Il problema è che vanno messe molte più antenne, a più bassa potenza, invece di mettere antenne molto potenti dovranno essere installate tante piccole antenne e le persone si spaventano a parlare di antenna ma non devono spaventarsi del numero delle antenne, devono spaventarsi della potenza che esse hanno.

Quindi se noi facciamo le nostre battaglie invece che sulle innovazioni 5G, 6G, 7G ma le facciamo sui limiti di esposizione, che sono cautelativi e che seguono un principio di precauzione, allora la battaglia è già vinta”.