Yamamay e Carpisa, serrata alle 18 di 300 negozi. Gianluigi Cimmino: “Un gesto di solidarietà”

Anche la moda protesta contro il nuovo Dpcm. Gianluigi Cimmino, presidente della Pianforte Holding, annuncia la chiusura alle 18 dei suoi oltre 300 negozi Yamamay e Carpisa in tutta Italia. L’imprenditore campano, che in questi giorni sta affidando ai social e alle trasmissioni televisive il suo impegno civile e la protesta contro le misure governative di contenimento del coronavirus, fa squadra con i commercianti che alle 18 sono obbligati ad abbassare la saracinesca.

«Da una parte è un gesto di solidarietà, dall’altro è una scelta obbligata, perché di fatto le città, dopo le 18, diventano luoghi fantasma. Un coprifuoco prima del coprifuoco», spiega a Il Corriere, Cimmino, che invita a riflettere sulla inutilità di una insegna accesa quando le strade sono deserte. La sospensione totale delle attività di cinema, teatri, palestre e piscine e le chiusure anticipate alle ore 18 dei ristoranti rischia per l’imprenditore di avere un forte impatto economico e sociale su tutti i settori: «il nostro è un gesto di solidarietà e fratellanza ma anche la presa d’atto che la decisione del governo non è altro se non un coprifuoco mascherato».

Gli incassi azzerati

Gli incassi dei negozi, intanto, sono tornati ai livelli della riapertura dopo il primo lockdown: paura, incertezza e timore di una crisi economica futura contraggono gli acquisti e il colpo di grazia è arrivato dalla chiusura dei centri commerciali nel weekend. «Abbiamo cercato di capire quanti contagi si erano avuti nei nostri 100 negozi tra circa 530 dipendenti negli store dei centri commerciali in Lombardia e Piemonte e non è stato registrato nessun caso. Mi chiedo perché prima di prendere certe misure non si ragioni con i dati alla mano».

Tamponi di massa

Nel ribadire che la priorità rimane le tutela della salute, l’imprenditore invita a valutare misure alternative, come un investimento massiccio nei tamponi, da effettuare nelle scuole, e in un controllo più serrato dei mezzi pubblici, «veri punti di contagio». La paura più forte ora è che la chiusura di determinati esercizi commerciali sia solo una «preparazione» per una serrata più generale. «Non possiamo avere altri sei mesi di stop e pensare a unaricostruzione a primavera. I soldi che saranno stanziati per ripartire, usiamoli ora per prevenire».

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