Torre Annunziata, scarcerato uno degli indagati dell’omicidio Cerrato. Snobbato l’appello di Ruotolo: solo 20 ceri per Maurizio

Sandro Ruotolo, Senatore della Repubblica e a capo del neo costituito Movimento contro la camorra e il malaffare di Torre Annunziata all’indomani della decisione del Tribunale del Riesame che ha scarcerato uno dei quattro indagati per l’omicidio Cerrato, ha rivolto un appello ai cittadini oplontini, invitandoli ad accendere un cero per contestare questa decisione. Ma non tutti hanno aderito all’appello.

«Non basta un cero per cambiare le sorti della città», afferma in un post su Facebook Raffaele Schettino, Direttore di Metropolis, già critico in passato sulle modalità del fare anticamorra che ribadisce che «non sarà un cero a rendere giustizia a un padre che non potrà più riabbracciare le sue figlie. A Torre Annunziata non serve una fiammella ma falò giganteschi».

Anche il candidato alle passate elezioni regionali, l’avvocato Francesco Alessandrella, fa notare in un post su Facebook che all’indomani dell’omicidio di Giancarlo Siani i giovani accesero candele, che la camorra facesse schifo è stato scritto, ma ancora non si individuano responsabili e non si trovano soluzioni.

«Se dopo 36 anni si mettono ancora i lumini significa che c’è qualcosa che non va e dobbiamo interrogarci anche sulle nostre colpe».

Secondo Alessandrella, un Senatore della Repubblica non dovrebbe contestare mai la decisione dell’Autorità Giudiziaria: «Non sono un avvocato penalista ma un Tribunale del Riesame è un organo che non si lascia influenzare dal sentimento popolare ed i giudici, nel leggere le carte, hanno sicuramente ravvisato le motivazioni per concedere gli arresti domiciliari ad uno dei 4 indagati».

Sta di fatto che sulla pagina “Giustizia per Maurizio Cerrato” sono stati accesi virtualmente solo 20 ceri, per protestare contro la scarcerazione e tra i cittadini torresi che hanno usato Facebook per appoggiare l’iniziativa se ne contano di meno. Il consigliere comunale Pierpaolo Telese ci tiene a precisare che non va confuso l’appello di Sandro Ruotolo, dovuto ad una enorme sensibilità personale nei confronti dei familiari di Maurizio Cerrato.

«Ad una richiesta di solidarietà si risponde sempre presente».

Chi è indifferente è complice, ma l’indifferenza spesso è figlia del disincanto rispetto a iniziative e manifestazioni che servono spesso a «mettersi in pace con se stessi».

Come ha affermato qualcuno presente alla riunione della costituzione del Comitato contro la camorra, forse ai cittadini non va chiesto di combattere la camorra ma di mettere in campo azioni per il bene e il bello. Bisogna coinvolgere i giovani, adottare piazza, dipingere la facciata di un palazzo, cambiare il volto della città partendo dalle piccole cose che ognuno può fare nel suo piccolo.

E Francesco Alessandrella che con i giovani ci lavora nell’oratorio della chiesa della Santissima Trinità ribatte: «Se i giovani non ci seguono nelle manifestazioni la colpa è anche la nostra, noi padri che a 18 anni eravamo in piazza su questi temi ma che non siamo riusciti a trasferirli ai nostri figli e perché i giovani, nonostante sembrano assenti sui social, hanno invece voglia di concretezza di fare e impegnarsi in prima persona per cambiare la città».

«Oltre a denunciare pubblicamente che la Camorra fa schifo – conclude Alessandrella – dobbiamo iniziare a fornire soluzioni e risposte non chiedendole sempre ad altri, tantomeno ad una classe politica – interessata solo ad occupare poltrone – e che è complice quanto meno delle azioni che non sono state messe in campo per contrastare la recrudescenza della camorra».

Massimo Napolitano