Torre Annunziata, Pippo Zarrella e il suo superbo “Nero chiaro quasi bianco”

All’interno della rassegna culturale che dall’inizio del suo insediamento al Comune di Torre Annunziata sta portando avanti il vicesindaco e assessore alla Cultura Anna Vitiello, è stato ospitato ieri sera nella Sala degli Specchi di Palazzo Criscuolo, Pippo Zarrella, avvocato di professione e scrittore per passione, autore di “Nero chiaro quasi bianco” edito da Neo Edizioni.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Vincenzo Ascione e della stessa Anna Vitiello, le note del musicista Gianfranco Sansone hanno introdotto Francesco Paolo Oreste, che messe per un attimo da parte le vesti di sbirro prosatore, ha dialogato con l’autore, tra l’altro premiato in diversi concorsi nazionali come il premio Letterario Comune di Giugliano, il Premio internazionale di poesia città di Trieste , vincitore del contest “Buon Compleanno Commissario” per il lancio del romanzo “Rondini d’inverno” di Maurizio De Giovanni, facendolo così conoscere anche al pubblico di Torre Annunziata.

Pensava di avercela fatta , l’avvocato Oreste Ferrajoli. Pensava di essere diverso, e diciamolo, meglio degli altri, più furbo di tutti. Trasferitosi dalla provincia al centro di Napoli, ha un bella casa, una bella moglie e per amici gente che conta . Ma era troppo perfetto per durare così, perché tutto ha un prezzo e la differenza la fa ciò che sei disposto a pagare. La vita, si sa, non chiede danaro, vuole altro e spesso il costo è cederle una parte di serenità. Per arrivare dove è arrivato il nostro avvocato si è riscoperto così cinico, calcolatore, senza scrupoli, incline alla menzogna e al compromesso.

Il problema però è che a un certo punto la sua quotidianità è scossa da episodi di attacchi d’ansia che lo buttano in stati di angoscia che a malapena riesce a controllare. In questi momenti il suo unico rifugio è rappresentato da una stanza della sua sontuosa casa in cui conserva una collezione di insetti, unico ricordo giovanile di un Oreste che fu. Nero chiaro, quasi bianco.

Un colore indefinito, come il confine che esiste ma anche no tra le bugie buone, quelle bianche, e le bugie cattive, ovviamente le nere. Ma se è vero che le bugie pesano principalmente per chi le dice, all’avvocato non resta altro che fare i conti con la propria coscienza che inizia a parlargli per tramite dei suoi amati insetti in un delirio in cui non si riesce a distinguere la verità dalla menzogna, la realtà da ciò che si presenta tale pur non essendolo.

Nero chiaro quasi bianco è il colore imprecisato della sua esistenza, quel limbo in cui è costretto a vivere, a barcamenarsi tra ciò che è costretto a fare pur di vivere (bene) e il senso di onestà che fa capolino sempre più spesso tramite la voce dei suoi insetti che incarnano tipi umani del suo mondo concreto. Oreste cerca una strada, forse come il suo omonimo della mitologia greca, per sfuggire ai rimorsi e ai sensi di colpa nell’intento di non soccombere.

Dall’inizio alla fine il nuovo noir di Pippo Zarrella, tiene incollati i lettori alle pagine del suo libro, catapultandoli da una foglio all’altro senza interruzione, fino alla fine.
La sensazione è quella: sentiremo ancora parlare di lui.

Titti D’Amelio