Torre Annunziata, Marco Guida: “Ho scelto di non arbitrare il Napoli per la mia serenità e quella della mia famiglia”

Marco Guida: «Non arbitro il Napoli per la serenità mia e della mia famiglia. Voglio andare a prendere i miei figli a scuola in tranquillità»

Marco Guida, arbitro di Serie A, ha raccontato pubblicamente la sua decisione di non dirigere le partite del Napoli, una scelta condivisa con il collega Fabio Maresca. Non si tratta di un retropensiero o di una presa di posizione contro la propria città, ma di una misura presa per la tutela della propria serenità personale e familiare. « A Napoli il calcio viene vissuto in maniera diversa da altre città come Milano, viene vissuto con molta emotività. Io abito in provincia di Napoli, ho tre figli e mia moglie ha un’attività. La mattina devo andare a prenderli a scuola e voglio farlo con tranquillità», ha spiegato ai microfoni di Radio CRC.

Guida ha sottolineato come, dopo alcuni errori arbitrali, anche i gesti più semplici della quotidianità — come passeggiare per strada o andare a fare la spesa — siano diventati difficili. «Pensare di sbagliare un rigore e non poter uscire per due giorni di casa per svolgere le mie attività sportive non mi fa sentire sereno», ha confessato.

La decisione dell’AIA, dal 2023, di abolire il vincolo territoriale che impediva agli arbitri di dirigere le partite delle squadre della propria sezione, non ha impedito a Guida e Maresca di fare una scelta controcorrente. «Non ci sono più linee territoriali nella designazione dei direttori di gara, ma io e Fabio abbiamo deciso di non arbitrare il Napoli», ha ribadito. Il motivo non è tecnico o professionale, ma legato al modo in cui il calcio viene vissuto in città: «A Napoli il calcio è vissuto con molta emotività, in maniera diversa rispetto ad altre città come Milano».

Un ruolo fondamentale, secondo Guida, è giocato anche dai media. «I giornali rappresentano l’arbitro come un nemico da insultare a prescindere. Questo ha una grande responsabilità nel creare il clima che permette anche episodi di violenza». E proprio la violenza contro gli arbitri è un fenomeno sempre più diffuso, a partire dai campi delle categorie giovanili fino ad arrivare alla Serie A. Guida si è detto scosso da quanto accaduto a un giovane direttore di gara siciliano, aggredito durante una partita Under 17: «Sono rimasto colpito dalla scena di una mamma che, mentre un ragazzo veniva aggredito, gli urlava “Venduto”. Questi ragazzi arbitrano per 30 euro a partita…».

In un contesto così difficile, la decisione di Guida appare tutt’altro che una fuga: è, invece, il tentativo di proteggere la propria vita quotidiana e la propria famiglia, senza rinunciare alla passione per l’arbitraggio.

Francesco Pio Scaramozza