Torre Annunziata, lettere dal carcere ai familiari di Ariano: “Dite ai politici che li penso spesso”

Servizio di Titti D’Amelio

Ci sono degli eventi lontani nel tempo e nello spazio che però non fanno altro che rincorrersi e affollarsi rumorosamente nella mente con la pretesa si essere visti, ascoltati e analizzati. E, più fai finta di non curarti di loro, più essi ti tirano per la giacchetta mettendoti davanti pezzettini di storie, immagini e parole a cui a un certo punto non puoi altro che la resa.

Ha tenuto banco negli ultimi giorni la notizia della corrispondenza privata tra l’ex dirigente tecnico del Comune di Torre Annunziata, Nunzio Ariano, agli arresti da quasi due mesi e la sua famiglia. Nulla di strano e non ci sarebbe alcuna notizia se da tale corrispondenza, a questo punto tutt’altro che intima, non fosse emerso che l’ex (forse) dirigente scrive a un certo punto “sono tranquillo… dite (ai politici) che li penso spesso”.

E già qui si sprecano considerazioni che rimandano ai peggiori scenari già visti nella cronaca giudiziaria degli ultimi decenni, ripresi molto bene in sceneggiati cinematografici e televisivi. E questo è un fatto.

L’altro episodio, che non la smette di far rumore, riguarda il messaggio di auguri di fine anno del primo cittadino oplontino messo in onda dalla piattaforma “700 Torre”, creata per ricordare a tutti noi come era bella Torre Annunziata e come siamo stati in grado di ridurla nell’ultimo cinquantennio.

Ebbene. Dopo i primi secondi, che vedono il sindaco in un bel completo blu e fascia tricolore, proprio lui, Vincenzo Ascione, fa riferimento al drammatico episodio in cui “un dirigente è stato arrestato perché colto in flagranza di reato” e poi aggiunge: “Alla famiglia tutta la mia solidarietà e tutto il mio sostegno e la mia vicinanza”.

Il primo cittadino è sicuramente in buona fede, sarà sicuramente legato da affetto e stima alla famiglia del dirigente appena arrestato, ma inserire queste parole in un discorso di fine anno alla città è alquanto singolare.

Non sono poche le famiglie torresi che hanno familiari in cella, con parenti e congiunti allo sbando, spesso in situazioni economiche precarie, estranee nella maggioranza dei casi ai fatti commessi dal reo. Ma non risulta ci sia stato tale cordoglio per nessuna di esse. Ma i pensieri fanno ciò che vogliono e questi eventi vogliono per forza darsi la mano.

Poi il terzo segnale, che grida più di tutti. Nella sala del consiglio comunale di Torre Annunziata c’è un’immagine appesa alla parete di un giovane giornalista ucciso più di trent’anni fa, la cui commemorazione ogni anno ci dà l’illusione di essere persone migliori. Me lo auguro.

Però, pare tanto diventato il santino che fa bella mostra di sè sui cruscotti delle automobili che accostano per comprare un pallino di droga o per chiedere servizi sessuali a pagamento a schiave in minigonna. Sono solo pensieri e considerazioni, mi rendo conto, come quella che il pagamento della mazzetta intascata da Ariano sia avvenuta alla spiaggia delle Sette Scogliere, scena del famoso film Fortapàsc sulla cui sabbia c’è ancora una relazione aperta sulla presenza o meno di amianto.

Ma non è finita qui. Perché la vita è dispettosa e ci mette lo zampino. La tangente riguardava l’affidamento dei lavori di adeguamento di una scuola, intitolata proprio a lui, a Giancarlo Siani, e purtroppo la legge non prevede che questa sia un’aggravante di reato. Il cerchio si è chiuso come nelle migliori trame letterarie. Ma tutto questo non è un film. E’ la realtà. A Torre Annunziata.