Torre Annunziata, la protesta degli Ultras del Savoia: “Rivogliamo il nostro ospedale”

Nell’immaginario di chi non conosce il mondo del calcio spesso alla parola ultras si associano termini poco lusinghieri frutto di resoconti giornalistici che li tirano in ballo solo quando ci sono eventi legati alla cronaca nera.

Sembra che il loro amore per la squadra del cuore sia dettato da interessi che nulla hanno a che fare con una passione vera; i benpensanti sono convinti che il tifo non possa rientrare nelle emozioni vive di quelle che possono riempire il vuoto di una esistenza che spesso al sud ha una sola ragione, la disoccupazione.

Antonio Gramsci, intellettuale di sinistra, già nei primi anni del secolo scorso aveva capito che lo sport, il tifo, avrebbe potuto avere una fondamentale ricaduta sociale nella popolazione italiana; avrebbe allontanato gli uomini dai tavolini sedentari del bar e appassionandosi a un’attività non individualistica come quella del gioco delle carte, la passione per lo sport sarebbe servita a creare una coscienza di classe pronta a combattere per i propri diritti e per dar risposta ai propri bisogni.

Per gli ultras del Savoia è proprio cosi: non è una passione soltanto per la loro squadra, ma è l’amore per le proprie origini, per la loro città, dove hanno la fortuna di vivere e hanno avuto la fortuna di nascere. Una fortuna oramai negata alle nuove generazioni di tifosi: non è più possibile varcare le soglie dell’ex ospedale di Torre Annunziata e poter venire al mondo nel reparto neonatologia, una fortuna che nessun bambino oplontino ha da quando l’ospedale è stato chiuso.

Gli ultras, l’amore per il Savoia lo urlano a squarciagola la domenica allo stadio, l’amore per Torre Annunziata lo professano ogni volta che li senti parlare della loro città, gli si illuminano gli occhi a Domenico, a Enrico, a Ernesto, un amore che se lo avessero avuto i nostri politici forse non ci avrebbero mai scippato l’edificio storico dell’ex ospedale di Torre Annunziata.

L’ex ospedale di Torre Annunziata, una struttura che non ha mai avuto un nome: né quello di un santo, né quello di un illustre cittadino, è sempre stato, quando era in funzione “l’ospedale”o “u spital”: non aveva bisogno di soprannomi o cognomi illustri, il suo prestigio era nella sua stessa identità, nella sua presenza, era il cuore vivo di una città produttiva, che lavorava e che aveva solo bisogno di cure e servizi. Il suo prestigio era legato alle persone che prestavano servizio nei reparti; Affermati primari, illustri medici, infermieri attenti e coscienziosi lo rendevano un luogo dove le persone si curavano, ma anche un posto sicuro. L’Ospedale era lì, come un padre sempre vigile che ci proteggeva anche quando non c’era bisogno delle sue cure.

Quando ha chiuso i battenti, un pezzo di storia di Torre Annunziata se ne è andato, il popolo torrese ha perso parte della propria identità. Hanno scippato tutto al territorio oplontino, prima hanno chiuso le fabbriche, poi i servizi, poi l’ospedale, e ora anche la squadra del cuore è costretta a giocare su un campo esterno che la ospita o a porte chiuse; gli ultras avrebbero potuto impiegare tutte le loro forze per avere uno stadio dove poter scandire i propri cori, ma invece sono sempre in prima linea in tutte le battaglie che riguardano la salvaguardia dei diritti del popolo torrese.

Ad averne di ultras politici o di politici ultras, non saremmo in queste condizioni, non dovremmo lottare affinché i propositi per una medicina di prossimità portino nuova vita per “l’ospedale di Torre Annunziata” ma avremmo di nuovo tutti i reparti, a partire da un pronto soccorso che non esiste più nel comprensorio vesuviano e che preoccupa tutta la popolazione residente alle falde del vulcano.

I tifosi del Savoia erano presenti alla prima manifestazione di luglio per la riapertura dell’ex ospedale a piazza Ernesto Cesaro, erano presenti alla raccolta firme a villa parnaso, erano presenti alle riunioni del comitato in cui si sono decise le iniziative da intraprendere affinché questa battaglia avesse il suo compimento, e hanno dato sempre il loro forte contributo e il loro importante sostegno.
Ieri sera è comparso uno striscione nei pressi dell’ospedale di Torre Annunziata, PRONTO SOCCORSO E MATERNITÀ LI RIVOGLIAMO AL CENTRO DELLA CITTÀ, parole semplici, in rima, caratteristica dei cori dei tifosi, che offrono sostegno puro, leale in una battaglia che chiede che nell’ospedale si possa nascere di nuovo, che la città possa rinascere di nuovo.

Ci inchiniamo alla loro passione, gli ultras dovrebbero essere da sprono per tutti i rassegnati e gli indifferenti che, insieme alle scelte della politica, hanno distrutto la gloriosa storia di Oplonti, Turris Sanctissima Annunciatae de Scafata, Torre Nunziata, Torre dell’Annunciata, Gioacchinopoli, Torre Annunziata.
La squadra del Savoia ha un nome importante, legato al regno sabaudo, mentre “L’ospedale di Torre Annunziata” non ha un nome ma ha un’identità, forte e che fonde anch’esso le proprie radici nella storia della nostra città, una storia gloriosa, quella dell’ospedale e del Savoia che gli ultras custodiscono, difendono e che vogliono rilanciare.
Tifosi del Savoia? No, Ultras di Torre Annunziata.

Massimo Napolitano