Torre Annunziata, chiusura Museo dell’Identità: scontro tra associazioni e commissari

Nonostante proseguino le visite guidate da parte delle scolaresche all’interno del Museo dell’Identità di Torre Annunziata, dove sono esposti anche i reperti degli scavi della Villa di Poppea e di Lucius Crassius Tertius, tra pochi giorni la struttura comunale dedicata alla storia della millenaria città alle pendici del Vesuvio verrà chiusa per far posto a uffici comunali. Una vicenda che ha causato l’indignazione delle associazioni culturali oplontine.

Solo grazie ad un finanziamento di 40mila euro ottenuti dalla Provincia di Napoli, i Commissari hanno deciso che l’atrio e alcune sale a pianterreno potranno essere adibite a esposizioni museali; non sicuramente le opere provenienti dagli Scavi archeologici che torneranno nella disponibilità della Sopraintendenza dei Beni archeologici e che rivedranno la luce se e quando le sale della Real Fabbrica d’Armi Borbonica saranno gestite dalla Direzione degli Scavi di Pompei e quindi potranno utilizzarle a questo scopo.

Ma nonostante il Senatore Orfeo Mazzella – presente alle riunioni dei rappresentanti del mondo della cultura cittadino che si sono fermamente opposte alla decisione di chiusura o dimezzamento – abbia avallato la decisione dei Commissari di un museo dimezzato, i rappresentanti delle associazioni ribadiscono  il loro fermo no.

E’ Vincenzo Marasco, presidente Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”, che dichiara: «E’ inaccettabile e chiusura dell’esposizione del Museo dell’Identità di Torre Annunziata, decisa dalla Commissione Prefettizia che regge l’amministrazione comunale cittadina, è l’ennesimo fallimento di un’intera comunità oltre quello che continua a mettere in evidenza il danno enorme causato dalla sconcertante pochezza della politica locale».

Marasco non manca di attaccare anche l’amministrazione precedente che – sciolta per infiltrazioni camorristiche – non ha puntato sulla valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali, impegnando il Museo solo in attività marginali e senza la dovuta pubblicizzazione dello stesso sui circuiti internazionali.

«È vero – continua Marasco – verrà risparmiato qualche soldino, ma anche vero che tanti ragazzi e ragazze torresi, chissà per quanto tempo, anni se tutto andrà bene, non avranno più l’opportunità di poter fruire dello stupendo patrimonio storico e artistico esposto a Palazzo Criscuolo, l’edificio che per il suo corso storico naturale deve essere considerato, senza compromessi o promesse da politicanti, come casa della Cultura, della Storia cittadina e di tutti quelli che si sono sempre prodigati per il riscatto, la promozione e la conoscenza del territorio».

«Alla coscienza – conclude amaramente Marasco – di chi ha e ha avuto il potere decisionale!».

Massimo Napolitano