Scarcerato Andrea Fogliamanzillo, di Torre Annunziata. La Corte di Appello di Napoli ha accolto l’incidente di esecuzione avanzato dagli avvocati Elio D’Aquino e Michele Riggi, in qualità di difensori di Fogliamanzillo, con cui si chiedeva la revoca/annullamento dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Napoli il 31 gennaio 2019.
Nel caso particolare, la Procura Generale di Napoli faceva applicazione retroattiva della legge n. 3/2019, cd. “Spazzacorrotti”, che, come noto, ha incluso alcune fattispecie di reato all’interno dell’art. 4-bis legge 354/75 senza recare al suo interno alcuna norma transitoria.
Fogliamanzillo, condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione per il delitto di cui all’art. 319 quater c.p. con sentenza irrevocabile il 28 giugno 2018, è stato arrestato alla luce della nuova legge.
In un primo momento, e precisamente in data 29 gennaio 2019, la Procura Generale di Napoli allineandosi alla precedente normativa e prima dell’entrata in vigore della cd. “spazzacorrotti” ha emesso e notificato ordine di sospensione della carcerazione, essendo la pena residua da espiare inferiore ad anni 4 di reclusione ed essendo il condannato libero.
In un secondo momento, e precisamente in data 31 gnnaio 2019, la Procura Generale, rivedendo il proprio pensiero ed in linea con risalente orientamento della Corte di Cassazione in materia di tempus regit actum, ha revocato il precedente ordine e disposto la carcerazione del condannato con applicazione retroattiva della legge.
Contro quest’ordine di esecuzione, gli avvocati D’Aquino e Riggi si sono opposti con incidente di esecuzione avanzato alla Corte di Appello di Napoli – II Sezione Penale – contestando, da un lato, lo spirito della legge di riforma e, dall’altro, l’applicazione che della stessa aveva operato la Procura Generale.
Ieri, in seguito all’udienza celebrata in data 26 marzo 2019, la Corte di Appello di Napoli ha accolto l’istanza della difesa, citando un orientamento della Corte di Cassazione, orientato non solo da un rispetto dei principi costituzionali, ma anche e soprattutto dal rispetto del principio sancito dall’art. 7 della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). Quest’ultimo principio, proiezione dei principi di certezza del diritto e di legittimo affidamento del condannato, deve essere effettivamente applicato in assenza di arbitrarietà e irragionevolezza, parametri pienamente integrati da una applicazione retroattiva della norma più sfavorevole successivamente intervenuta come nel caso di specie.
L’ordinanza in questione, emessa nell’interesse di Andrea Fogliamanzillo, costituisce un ulteriore approdo giurisprudenziale di forte censura al legislatore, con riferimento alla mancata previsione di una norma transitoria che disciplinasse le problematiche di diritto intertemporale in materia di privazione della libertà personale.
I fatti risalgono a novembre del 2007.
Quattro funzionari della Regione Campania furono arrestati con l’accusa di concussione: i quattro chiedevano una somma di denaro in cambio del parere favorevole alla richiesta di liquidazione di un finanziamento presentata da un imprenditore che stava svolgendo corsi di formazione per disoccupati di lunga durata.
Nei guai finirono Andrea Fogliamanzillo, Antonio Riccardo, Costanzo Barile e Camillo D’Ambra. Secondo quanto emerso, la tangente di circa 20mila euro era stata chiesta all’imprenditore per accelerare la liquidazione degli 800mila euro che gli spettavano.
Le somme di denaro pagate ai quattro erano circa 13.500 euro; parte del denaro fu sequestrata dagli agenti la mattina dell’arresto.
L’epilogo della vicenda il 27 novembre del 2007, quando all’imprenditore vittima della concussione fu chiesto di recarsi negli uffici regionali del Centro direzionale per pagare una ulteriore rata della tangente. L’ uomo, da tempo in contatto con polizia e magistrati, fece fotocopiare le banconote prima di consegnarle ai funzionari; pronto l’arrivo della Digos, che eseguirono gli arresti e sequestrarono i mille euro appena pagati.
L’inchiesta della Procura era stata aperta dopo un esposto presentato dall’assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, Corrado Gabriele, che aveva informato i magistrati di voci e sospetti relativi a richieste di denaro rivolte a imprenditori da parte di funzionari, in cambio dell’accelerazione delle pratiche di liquidazione.

