Torre Annunziata, 700 anni di storia. Finanziati i festeggiamenti mai iniziati

Era il lontano 19 settembre del 1319 quando Carlo d’Angiò donò dei moggi di terra a dei fedeli, tali Guglielmo di Nocera, Puccio Franconi di Napoli, Andrea Perrucci di Scafati e Matteo di Avitaya sulle quali i quattro decisero di costruire una chiesa dedicata alla Vergine Annunziata, un piccolo monastero e un ospizio, da cui sarebbe sorta l’attuale cittadina di Torre Annunziata.

La tradizione vuole che insieme a quell’editto ci fosse un allegato  in cui veniva chiesto alle autorità competenti delle sovvenzioni  per poter celebrare i 700 anni da quella donazione del d’Angiò, affinché alcun intoppo potesse intralciare cotanta commemorazione.

Possiamo dedurre che quel documento sia andato perduto giacché avremmo dovuto festeggiare nel 2019 i 7 secoli della fondazione della nostra città. Ed ora, nel 2021, con due anni di ritardo, i festeggiamenti non sono ancora conclusi perché non ancora iniziati.

La nomina di Procida a capitale della cultura ci richiama alla mente il non lontano 2009 che vide Napoli orgogliosa per la stessa investitura. Il sindaco Luigi de Magistris annunciò in pompa magna l’evento che culminò, contro ogni aspettativa, con le dimissioni del direttore tecnico Roberto Vecchioni. Non auguriamo certamente alla piccola perla del golfo di Napoli la stessa sorte. Anzi.

Solo che funziona sempre così in Italia. Quando si tratta di risorse richieste a valere su fondi sovracomunali (chiesti spesso in ritardo per cui poi gli stessi quasi mai arrivano in tempo) i Comuni non hanno mai disponibilità per anticipare capitali e ora, anche con la pandemia, la cultura resta al palo.

Non auguriamo le stesse nostre sorti agli isolani, mentre i torresi restano “i-solati”: chiedono cultura e turismo ma ricevono corruzione e cisterne.

I festeggiamenti per i 700 anni dalla fondazione di Torre Annunziata possono pure aspettare un altro po’. A nulla è valso contattare una ottima agenzia di comunicazione che ha elaborato un buon progetto grafico e un sito web ben fatto, un direttore artistico – Ignazio Scassilo – all’altezza del compito e un addetto alla comunicazione – la giornalista Francesca Mari – con un’esperienza certificata.

Tutte ottime professionalità, ma anche la buona volontà del dirigente comunale del settore non è servita a fare in modo che ci fosse un risultato degno dell’evento.

Di chi è la colpa? Quando c’è di mezzo anche la politica del voler fare, quella onesta – che in Italia sembra sempre da dover rimarcare come evento eccezionale – quella che vuole puntare alla cultura e alla promozione dei territori, non basta la buona volontà e le ottime professionalità, la burocrazia diventa da ostacolo più di una pandemia.

Il vaccino per il Covid 19 è stato trovato, niente ancora per un’amministrazione pubblica in stato comatoso.

Nel 2119 ci sarà da organizzare gli eventi per gli 800 anni dalla fondazione della città oplontina ma, visti i tempi e l’andazzo, forse sarebbe il caso di muoversi un po’ in anticipo, altrimenti rischiamo di celebrare le rovine di una (in)civiltà, quella che lasceremo ai posteri.

Massimo Napolitano