Tav, l’accordo non c’è. Palazzo Chigi: “Emerse criticità”

All’indomani del vertice sulla TAV, Palazzo Chigi fa sapere che “Sono emerse criticità che impongono un’interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale. All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea. A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità”.

Ieri cinque ore di vertice sulla Tav non erano bastate e resta lo stallo: non c’è ancora una mediazione tra M5s e Lega. Ora si pensa ad un un approfondimento giuridico sui bandi di Telt e ad un confronto con la Francia, con possibile vertice bilaterale, sui criteri di finanziamento dell’opera. Ma Di Maio e Salvini lasciano Palazzo Chigi scuri in volto. Mentre il premier Conte, che ha promesso una decisione entro venerdì, per ora non parla. Ma lunedì il cda di Telt dovrà dare il via libera ai bandi. In gioco, ricorda la commissione Ue, ci sono 800 milioni di euro che, in caso di mancato avvio delle gare, l’Italia potrebbe perdere.

Intanto al via in Aula al Senato l’esame delle mozioni sulla Tav. Quattro i documenti presentati. Tre sono delle opposizioni: Pd, FI e FdI. Mentre Lega e M5s hanno presentato una mozione unica, firmata dai due capigruppo: il leghista Massimiliano Romeo e il pentastellato Stefano Patuanelli, del tutto analoga a quella già approvata dalla Camera. La mozione di maggioranza impegna il Governo a “ridiscutere integralmente il progetto della linea Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.

“Il lancio delle gare Telt (con o senza clausole, notoriamente inapplicabili) – si legge in un comunicato di Presidio Europa, una articolazione del movimento No Tav in Valle di Susa – sarà interpretato dal territorio come atto politicamente ostile e con conseguenze politiche irreversibili. Qualora Telt procedesse comunque al lancio delle gare – è il testo – questo si tradurrebbe in una completa sconfessione dell’operato dell’attuale titolare del MIT e del suo staff. In base a quanto esplicitamente previsto dai Regolamenti Cef, Italia e Francia hanno tutte le prerogative per richiedere una revisione dei programmi di investimento sulla base di Acb che indichino il mutamento dei presupposti”.

“Basta cincischiare – ha detto Matteo Renzi  si dica o si o no. C’è un signore che si chiama Danilo Toninelli che blocca l’Italia. E’ emblematica la vicenda della TAV. Io ho sempre detto che il percorso iniziale era eccessivo, e infatti lo abbiamo ridotto per 2,5 miliardi e 25 chilometri. Ma non puoi avere tutta Europa collegata e quel pezzettino no. E poi perché? Perché M5s hanno già inghiottito troppi rospi, Tap, Ilva. SI sono arresi alla realtà, e ora è rimasta la Tav. Signori del Nord che votate Salvini, ‘qui si varrà la vostra nobilitate’; o Salvini mostra leadership o si blocca tutto”.