Sicurezza delle sedi Diplomatiche: oltre 300 i Militari italiani impegnati nella difesa delle istituzioni italiane all’estero

I Militari italiani sono impegnati in 127 Stati nel mondo, quelli impiegati presso le Ambasciate sono 225, mentre altri 126 sono impiegati presso gli addetti militari.

L’efficacia complessiva del modello organizzativo dell’Arma dei Carabinieri all’estero ha suggerito l’avvio di due importanti progetti, consolidatisi nel corso del 2006. La Gendarmeria Europea (Eurogendfor) riunisce le Forze di polizia ad ordinamento militare di Italia, Francia, Spagna, Portogallo ed Olanda per accrescere le capacità d’intervento dell’Unione europea nelle aree di crisi.

Il suo Quartier Generale ha sede a Vicenza in una caserma dell’Arma dove è ubicato anche il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (CoESPU) che provvede alla formazione di unità di polizia da impiegare nelle missioni delle Nazioni Unite e si è affermato come punto di riferimento internazionale nel settore.

Il 2006, inoltre, è stato l’anno in cui l’Arma ha avuto la responsabilità della Presidenza della F.I.E.P., l’Associazione che riunisce le Forze di polizia ad ordinamento militare di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Turchia, Olanda, Marocco, Romania, Cile e Argentina.

I Carabinieri del Comando Ministero Affari Esteri provvedono, infine, alla sicurezza della Farnesina e delle rappresentanze diplomatiche nazionali all’estero.

L’Arma dei Carabinieri vanta una consolidata tradizione di partecipazione ad interventi umanitari e di supporto alla pace all’estero, risalente addirittura al 1897, quando, a seguito degli eccidi etnici verificatisi nell’isola di Creta, le Potenze europee inviarono un contingente militare multinazionale. L’Italia vi partecipò con i Carabinieri, ai quali, una volta ristabilito l’ordine, venne affidato anche l’incarico di organizzare la Gendarmeria cretese secondo il modello dell’Arma.

Questo schema operativo di pacificazione e ricostruzione è giunto sino ai giorni nostri, che vedono l’Arma impegnata nei principali Teatri di operazioni, al fianco delle altre Forze armate, per portare legalità e sicurezza a popolazioni bisognose di stabilità.

L’acronimo M.S.U. (Multinational Specialized Unit) è ormai noto in tutto il mondo per identificare l’originale contributo dell’Arma che, nella sua duplice veste di forza “militare” e “di polizia”, è in grado di svolgere compiti operativi di imposizione dell’ordine e della sicurezza pubblica (law enforcement) e di fornire l’assistenza necessaria per la ricostruzione e il funzionamento delle istituzioni locali (institution building). La moderna azione di peacekeeping dell’Arma nasce e si sviluppa nell’ambito della NATO con l’impiego, alla fine degli anni ’90, dei primi due Reggimenti M.S.U. in Bosnia e in Kosovo, dove ancora oggi i Carabinieri continuano ad essere presenti.

L’evoluzione dell’impegno operativo ha seguito la trasformazione delle missioni di pace, sempre più orientate al processo di ricostruzione delle istituzioni nelle aree di crisi. In Iraq, sin dall’inizio dell’operazione “Antica Babilonia”, il Reggimento M.S.U. ha assunto un ruolo rilevante per la formazione delle forze di sicurezza locali, definendo un modello addestrativo il cui successo ha ispirato ulteriori progetti.

Una componente dell’Arma opera a Baghdad, nell’ambito della “NATO Training Mission”, per la formazione della Gendarmeria irakena: la Iraqi National Police. In Afghanistan, dal luglio del 2007, i Carabinieri partecipano alla missione dell’Unione europea “EUPOL Afghanistan”, per l’addestramento della Polizia Nazionale Afgana. Ulteriori attività riguardano, quindi, l’Afghan National Civil Order Police (A.N.C.O.P.) e l’Unità Integrata di Polizia congolese. In Medio Oriente, i Carabinieri partecipano alla missione “TIPH” (Temporary International Presence in Hebron), per supervisionare l’accordo di pace araboisraeliano siglato nel settembre 1995, e a quella “EUBAM” (European Union Border Assistance Mission), al comando di un Generale dell’Arma, con compiti di assistenza e monitoraggio a favore della polizia di frontiera palestinese al valico di confine di Rafah nella Striscia di Gaza.

Inoltre, l’Arma è impegnata a Cipro, nella missione UNFICYP (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus), per vigilare sull’applicazione del “cessate il fuoco” tra i turco-ciprioti, al nord, ed i greco-ciprioti, al sud.

Sempre in ambito internazionale, l’Istituzione esercita un’altra funzione, direttamente connessa con la protezione delle comunità italiane presenti nelle diverse aree del mondo. Dalle aride steppe del Kazakistan alle foreste pluviali del Sud America, passando per i paesaggi desertici dell’Africa e per il turbolento Medio Oriente, fino alla sconfinata Cina e al cuore della cosiddetta “Mitteleuropea”, il Comando Carabinieri Ministero Affari Esteri fornisce la necessaria cornice di sicurezza alle attività delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, non lasciando sguarnita nessuna area del globo, neppure la più remota o la più pericolosa.

Sono state 139 le sedi italiane tutelate nel 2007, con un impiego complessivo di 449 Carabinieri. A questi militari è richiesta una crescente specializzazione, non solo nella conoscenza delle lingue, ma anche per la valutazione delle situazioni di criticità, verificate in tempo reale, d’intesa con l’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri.

Iraq 50, Bosnia 350, Kosovo 600, Cisgiordania 30, Afghanistan 130, Libano 110, Altre missioni 60 [Cipro (4), Albania (4), EUPT Kosovo (2), UNMIK (6), Rafah(18), Congo (6), EUPM (14), varie N.I.C. (6)]

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