Riforma della giustizia: per il manager Sica il Referendum non è uno scontro politico

La Riforma della Giustizia approvata dal Parlamento non può e non deve restare confinata nello scontro politico e ideologico.

È quanto sottolinea Vincenzo Sica, dottore commercialista e giurista d’impresa, già direttore generale del Comune e coordinatore politico Area Socialista, in un comunicato che richiama alla necessità di riportare il dibattito su un piano più alto, fondato sulla consapevolezza civica e istituzionale.

Secondo Sica, la riforma rappresenta un passaggio improcrastinabile per garantire una giustizia più giusta, realmente terza e credibile. Un obiettivo che passa attraverso le modifiche costituzionali proposte, a partire dalla separazione delle carriere dei magistrati e dalla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di rilievo costituzionale chiamato a tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria.

La riforma – evidenzia ancora Sica – non nasce oggi ma si inserisce nel solco di un percorso avviato da tempo, con la riforma Vassalli del 1989 e con le modifiche costituzionali del 1999. Un cammino che mira a colmare il ritardo accumulato dall’Italia rispetto alle altre democrazie liberali europee.

In quest’ottica, votare SÌ al referendum significa compiere una scelta di progresso e di libertà, non legata a logiche di potere o di colore politico. Una battaglia che riguarda l’intera Nazione e che punta all’attuazione concreta di un processo autenticamente riformista e progressista.

Da qui l’invito alla partecipazione al voto referendario e il pieno sostegno all’iniziativa promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane e dalla Camera Penale di Torre Annunziata.

«Sì è giusto!», conclude Vincenzo Sica, ribadendo con forza il senso e la direzione della riforma.