“La verità viene sempre a galla” dice il proverbio. Ma per quanto riguarda la strage di Ustica sono ormai quarant’anni che questa verità non salta fuori, che non si comprende di chi siano le responsabilità. Sono quarant’anni che per i morti della strage non esiste giustizia.
La sera del 27 giugno 1980 nei cieli sopra il mar Tirreno viaggiava il DC-9 dell’Itavia, partito dall’aeroporto di Bologna e diretto a Palermo. Sono le 20:59 quando l’aeromobile, dopo un’ultima comunicazione con la torre di controllo dell’aeroporto di Ciampino a Roma, sparisce improvvisamente dai radar.
Il tragico evento sarà chiaro a tutti solo all’alba del 28 giugno: un elicottero di soccorso scorge alcuni detriti in affioramento a circa 100 km a nord dell’isola di Ustica. Ciò conferma che il velivolo è precipitato nel mare, probabilmente pochi secondi dopo l’ultimo contatto radio. Il bilancio è tragico: i morti sono ottantuno, di cui tredici bambini. Nessun ferito e, aspetto decisamente più sconcertante, nessun superstite.
A quarant’anni da uno dei più gravi incidenti aerei della storia d’Italia, non si conoscono né i motivi né i responsabili della strage di Ustica. Sono state avanzate numerose ipotesi a riguardo: errore del pilota, difetti nella strutturazione del velivolo. C’è chi parla di un attentato terroristico, ma l’ipotesi più accreditata resta una: un errore durante un’operazione militare contro un velivolo libico, situato proprio nei pressi della rotta del DC-9. Una serie infinita di supposizioni, ipotesi, idee. Ma di certezze, di verità neanche l’ombra.
Significative le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in memoria della strage di Ustica: “Non può e non deve cessare l’impegno a cercare quel che ancora non appare definito nelle vicende di quella sera drammatica – ha detto il capo dello Stato – Trovare risposte risolutive, giungere a una loro ricostruzione piena e univoca richiede l’impegno delle istituzioni e l’aperta collaborazione di Paesi alleati con i quali condividiamo comuni valori”.
Ed è forse solo in questo modo, attraverso una collaborazione, che si può realmente arrivare alla verità. E sembra che ad oggi quel desiderio di far luce e giustizia su quanto accaduto manchi. Ogni anno commemoriamo la strage di Ustica, com’è doveroso fare.
Le parole tuttavia sono belle solo per essere ascoltate o lette, ma quando si tratta di agire sono inefficaci. Più passa il tempo, più la verità, invece di avvicinarsi, si mostra sempre più lontana. E intanto, dopo ben quarant’anni, la strage è senza colpevoli e per i parenti degli ottantuno morti la ferita è ancora aperta. Una ferita che solo la giustizia può definitivamente sanare.

