Pompei-Scafati, continua la telenovela Legea-arbitri. La lettera di Nicchi: la maglia di riserva dell’arbitro la concede la società ospitante

Continua la telenovela dei rapporti tra l’associazione arbitri di Nicchi e la Legea, l’azienda di Pompei e Scafati, sponsor, per l’appunto, dei fischietti del calcio.

ERREEMME NEWS.it ha dato conto delle prime puntate di quella che, purtroppo, non è una fiction, ma una sequenza inverosimile di errori, di disguidi, di pessime figure organizzative e d’immagine. Il nostro giornale è anche stato destinatario di tentativi e di diffide, finalizzate alla dissuasione. Tentativi anche un po’ forti, per la verità. Ma siamo andati avanti, sulla base degli elementi inconfutabili in nostro possesso: la scarpetta con la scritta fgic (anziché figc); la maglietta arbitrale, con il logo dello sponsor Legea rovesciato; altri disservizi ancora.

Sui quali, insistiamo: ma i controlli, le verifiche di questa sorta di associazione paramilitare, che è l’aia nicchiana, che fine han fatto?

Oggi, pubblichiamo la lettera circolare, che lo stesso presidente nazionale degli arbitri, Marcello Nicchi, è stato costretto ad inviare a tutte le sezioni arbitrali e a tutti gli organi tecnici, quelli che designano arbitri, assistenti, varisti vari, arbitri di calcio a cinque, cronometristi & compagnia arbitrante. Possiamo solo immaginare il mal di fegato, per Nicchi, nel dover scrivere quel che ha firmato.

Ci rendiamo conto dell’estrema mortificazione, per i giovani arbitri, quella imperiosamente imposta loro dal presidente nazionale: attendere che sia la società di casa, a fornire la maglia per dirigere la gara. Restituirla, poi, la maglia (intrisa di sudore, si suppone…), a fine partita. Immaginiamo quanti dissapori, quante occhiate oblique, quanti equivoci, quante dimenticanze e quanti scogli psicologici, a fine gara.

È il punto più basso, per la dignità arbitrale, da quando esiste l’associazione arbitri. Spiace puntualizzarlo, ma avevamo proprio ragione.

Ancora: si può imporre, ai dirigenti delle società del calcio dilettantistico e giovanile, di fungere anche da guardarobieri? E, agli arbitri, di doversi umiliare a tal segno? Ma che cavolo di sponsorizzazione è, questa? E perché la federazione calcio non apre un’inchiesta, per accertare da dove si originino, tutti questi un po’ comici disguidi e tutte queste patetiche disfunzioni? E perché mai, infine, non si possa risolvere la confusa, intricata, goffa problematica in qualche altro modo, un tantino più decoroso? Speriamo che sia l’ultimo atto, questo, della telenovela Aia-Legea. Una fiction che, francamente, ci ha anche stufato…

 

La lettera del presidente dell’Aia, Marcello Nicchi, inviata agli arbitri